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Strage dei Georgofili, restano il dolore e tante domande ancora senza risposta Breaking news, Cronaca

Firenze – A conclusione di una due giorni piena di momenti di ricordo ma anche di analisi e domande che purtroppo non hanno ancora risposta, ieri sera all’una e 4 minuti, è stata depositata una corona d’alloro ai piedi della Torre dei Pulci. Esattamente quando la bomba di mafia tolse la vita alla famiglia Nencioni, Angela Fiume e Fabrizio Nencioni,  lei custode dell’Accademia e lui ispettore dei vigili urbani, alle loro figlie Nadia e Caterina di appena nove anni e soli due mesi, e allo studente universitario fuori sede, di Sarzana, Dario Capolicchio.  Quarantotto i feriti. Spaventosi i danni al cuore storico di Firenze. E stamattina alle 9 si chiude il cerchio del percorso, nel giardino de “Il tramonto” alla Romola nel comune di San Casciano, paese di dove la famiglia Nencioni era originaria, dove saranno gli alunni della primaria della vicina frazione di Cerbaia a ricordare la strage, a conclusione di un percorso scolastico sulla legalità. Bambini per i bambini, giardino per giardino. Le commemorazioni infatti erano iniziate ieri 26 maggio, giorno della strage, alle 10, con l’intitolazione  del Parco della Mensola, tra Settignano e Rovezzano, alle porte di Firenze, a Nadia e Caterina Nencioni, le vittime più piccole del tritolo della mafia.

Un anniversario che non si chiude, che non si può chiudere. Perché, come ricorda il procuratore della Repubblica aggiunto di Firenze, Luca Tescaroli, nel corso dell’iniziativa che si è tenuta ieri  a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione, dove anche quest’anno istituzioni, familiari delle vittime della strage dei Georgofili e magistrati si sono fermati a ricordare e riflettere, le domande ancora aperte sono tante, la verità completa deve essere ancora raggiunta. Fra le domande, bisogna capire  “Il perché ad esempio – spiega  Tescaroli – un personaggio come Paolo Bellini, legato ad ambienti di estrema destra, si sia incontrato con il mafioso Antonino Gioè, uno degli esecutori della strage di Capaci, e perché abbia istillato l’idea di colpire il patrimonio culturale”. “Dobbiamo capire le ragioni della morte in carcere dello stesso Gioè, in circostanze non del tutto chiarite, e quello che scrive nella sua lettera testamento. Dobbiamo capire cosa è successo in via Palestro a Milano e perché tutti gli attentati, a parte quello di via Palestro, siano stati rivendicati dalla Falange Armata”. “Dobbiamo capire – prosegue – perché nel 1994 la stagione delle stragi improvvisamente si interrompe, quando Denaro e Bagarella erano ancora liberi e nelle condizioni di proseguirla. Dobbiamo capire l’avvio delle trattative dello Stato con la mafia e come sia possibile che Messina Denaro, a distanza di tanti anni, sia ancora latitante”.

“Nel rigido rispetto del segreto istruttorio – conclude Tescaroli  – dobbiamo continuare a ricercare la verità”. “Ma dobbiamo evitare – avverte   – che i mafiosi appartenenti a Cosa Nostra possano pensare che la spinta investigativa si sia assopita. Dobbiamo potenziare gli strumenti che in questi anni hanno consentito di ottenere ottimi risultati”.

Ne è convinto anche il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, che dopo anni in città il prossimo mese la lascerà per assumere un nuovo incarico. “La ricerca della verità non deve cessare quando ancora ci sono cose da chiarire e fatti da accertare. E tuttora sono in corso indagini da parte della Procura”. Poi annota: “Quelli anni di grandi impegno contro Cosa Nostra hanno permesso ad altre organizzazioni criminali di crescere: a partire dall’’ndrangheta, oggi l’organizzazione mafiosa di gran lunga più pericolosa: anche in Toscana”.

Il corteo per depositare la corona d’alloro sul luogo della strage è partito da Palazzo Vecchio, dove si teneva, nel Salone dei ‘500, un’iniziativa a seguito e in continuità con quella della sede regionale, per arrivare alla Torre dei Pulci. Presenti alla commemorazione, il presidente della Regione Eugenio Giani, il sindaco di Firenze Dario Nardella, il prefetto Valerio Valenti, il vice presidente del CSM David Ermini e molte autorità civili e militari.

Foto: Luca Grillandini

 

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