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Strage Georgofili, Bugli: “Approvare il Codice antimafia” Foto del giorno

Firenze – Firenze ricorda il 24° anniversario della strage di via dei Georgofili. Il 27 maggio 1993 un Fiat Fiorino carico di esplosivo scoppiò in via dei Georgofili, distrusse la torre del Pulci uccidendo l’intera famiglia Nencioni. mentre lo studente di architettura Dario Capolicchio morì nel rogo del suo appartamento. In ricordo delle vittime dell’attentato ieri notte all’ 1.04 l’ora dell’esplosione il Sindaco Dario Nardella ha deposto una corona di di fiori in via dei Georgofili.

“In Toscana abbiamo 392 beni confiscati alla criminalità mafiosa. Vanno restituiti ad usi collettivi per affermare la presenza reale e credibile dello Stato. Purtroppo neppure nel caso della tenuta di Suvignano nel comune di Monteroni d’Arbia, sequestrata nel 2008, nonostante l’impegno della Regione, del Ministero dell’agricoltura e delle altre istituzioni locali siamo ancora arrivati alla fine del percorso. Chiedo quindi sia fatto tutto il possibile perché questi beni diventino strumenti di riscatto economico e sociale”.

Ne è convinto l’assessore regionale alle politiche per la sicurezza dei cittadini e alla cultura della legalità, Vittorio Bugli, che ha aperto con questo appello il Convegno che si è svolto nella Sala Pegaso della Presidenza della Regione, presente tra gli altri il presidente del Senato Pietro Grasso.

“L’altra questione – ha detto Bugli – riguarda il Codice antimafia che è stato approvato dalla Camera, ma è ancora fermo al Senato. Sarebbe un vero peccato se questa legislatura si chiudesse senza che ci dotassimo di uno strumento in più nella lotta alla criminalità mafiosa”.

L’assessore ha poi parlato della necessità di un impegno collettivo per fare “cose concrete che servano a combattere una mafia che è sempre diversa e usa metodi nuovi, più difficili da scoprire” e anche per “dare una spiegazione alle troppe domande ancora senza risposta, come nel caso del coinvolgimento di personalità dello Stato. Insomma è arrivato il momento di trovare punti fermi alla fine di un percorso fin troppo lungo”.

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