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Strage Georgofili, Grasso: “Correttezza politica, legalità e democrazia possono sconfiggere le mafie” Società

Firenze – Un domani possibile all’insegna della legalità. Potrebbe essere questa la sintesi del significato delle manifestazioni che ieri si sono susseguite a Firenze per ricordare quella terribile notte in cui la bomba mafiosa squarciò l’aria e distrusse un’intera famiglia, i coniugi Nencioni e le loro figlie Nadia e Caterina, e si prese la vita dello studente di architettura Dario Capolicchio, mentre ingenti danni venivano inferti alla città proprio nel suo cuore storico del centro. E’ stato il presidente del Senato Pietro Grasso, allora giudice del maxiprocesso alla mafia e uno dei magistrati che visse l’infame stagione delle stragi, a consegnare alla platea, subissato dagli applausi, queste parole a termine del suo appassionato intervento nella sede della Presidenza della Regione Toscana, nel corso della cerimonia organizzata in occasione del ventiduesimo anniversario della Strage mafiosa dei Georgofili che a Firenze nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 costò la vita a 5 persone e il ferimento di altre 48.

Richiamando quel biennio terribile 1992-93, ha sottolineato l’eccezionalità della strage di via dei Georgofili che fu attentato mafioso e al tempo stesso un atto terroristico, una sfida alla democrazia e allo Stato di diritto del quale non sono ancora del tutto chiarite le cause e le conseguenze e di cui forse non tutti i mandanti sono stati individuati.

Una vicenda, quella della strage di Firenze, in cui se è ormai chiaro, a suo giudizio, che fu la mafia a compierla, pur tuttavia rimangono profili oscuri da illuminare e trame nascoste da far emergere.

Su un punto preciso Grasso è stato chiaro: per sconfiggere la criminalità la sola azione della Magistratura e delle forze dell’ordine non basta e la repressione della criminalità mafiosa non può mai essere disgiunta dalla correttezza della politica, dalla cultura della legalità e dalle regole della nostra democrazia. Bisogna rafforzare questi principi in ogni occasione e per farlo serve l’impegno di tutti, cittadini, istituzioni, politici, associazioni, sindacati e movimenti perchè è necessaria una reazione forte e diffusa.

E proprio come passo indispensabile per condurre a una generale “cultura dell’antimafia” è suonato l’invito dell’assessore regionale alla presidenza Vittorio Bugli a lavorare in particolare nelle scuole per sconfiggere la criminalità, perchè “è l’istruzione che taglia l’erba sotto i piedi alla mafia”.

L’assessore ha esordito ricordando le vittime dell’autobomba di via dei Georgofili e i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino caduti l’anno precedente per mano mafiosa, gli uomini delle scorte uccisi anch’essi e i tanti magistrati che si sono impegnati nella ricerca della verità su quel sanguinoso tentativo di realizzare una strategia del terrore messa in atto per mostrare l’incapacità dello Stato di difendere i propri cittadini.

Parole di elogio ha avuto nei confronti dell‘Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili, che di ciò che è accaduto ha sempre tenuta viva la memoria.
Ricordando come la Regione abbia creato un suo Centro di documentazione sulla cultura e la legalità democratica e che continua ad essere parte civile nei processi che si stanno celebrando, ha sottolineato la volontà di reagire mostrata all’indomani della strage da Firenze e dai suoi cittadini.

Ha ricordato anche che le mafie continuano ad operare e oggi sono presenti anche in Toscana con azioni forse meno cruente ma con un’opera non meno minacciosa, attraverso l’infiltrazione negli appalti o il riciclaggio di denaro con l’acquisizione di strutture ed esercizi. 

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