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Strage Rapido 904, pm ricorre in appello contro l’assoluzione di Riina Società

Firenze – Il pubblico ministero della Dda, Angela Pietroiusti, nel ricorso sostiene che c’è stata da parte della Corte d’Assise di Firenze “un’erronea valutazione del materiale probatorio acquisito nel corso del processo” conclusosi con l’assoluzione del boss mafioso a capo di cosa nostra Salvatore Riina, lo scorso 14 aprile, dall’accusa di essere il mandante della strage del 23 dicembre 1984. “Conclusioni della Corte contraddittorie, se non paradossali, conndannatelo – chiede il pm – , è colpevole, mai Calò avrebbe potuto agire senza sua autorizzazione, pena la morte”.

Il pm della Dda di Firenze, Angela Pietroiusti fa ricorso in appello contro la sentenza di primo grado del 14 aprile 2015, con cui si assolve Riina, unico imputato del processo per la Strage del Rapido 904. Il 23 dicembre 1984 il treno rapido 904 Napoli-Milano viene investito dallo scoppio di una bomba all’interno del tunnel di San Benedetto Val di Sambro. L’esplosione in piena galleria ha conseguenze devastanti sul convoglio: 17 morti e più di 200 feriti.
In particolare – sostiene Pietroiusti nel ricorso – “la decisione della Corte d’Assise di Firenze” di assolvere Riina “si fonda su un percorso logico” che “esclude o sminuisce il valore probatorio di argomentazioni logiche correlate a meccanismi decisionali relativi ai cosiddetti ” delitti eccellenti” che invece sono tipici dell’organizzazione piramidale di Cosa Nostra” e, conseguentemente, non dà alcun peso ad una lettura concatenata ed unitaria dei successivi eventi stragisti maturati nell’ambito dello stesso contesto mafioso”.
Per la Strage del Rapido 904 era già stato condannato all’ergastolo il boss di mafia Pippo Calò  insieme ad altre persone.
Il boss Salvatore Riina era capo indiscusso di Cosa Nostra, perciò Pippo Calò non avrebbe potuto eseguire la strage senza avere la sua autorizzazione, “pena la morte”, sottolinea Pietroiusti.

Il pubblico ministero spiega come la Corte d’Assise di Firenze perviene “a conclusioni contraddittorie, se non
paradossali” come quando “con riferimento a Pippo Calò, ritiene provato il fatto che la strage ebbe una matrice mafiosa ed un movente di mafia” ma “dall’altro pone in dubbio che la stessa matrice possa valere nei confronti dell’imputato Riina, capo dell’organizzazione”. Ciò, prosegue il ricorso, “giungendo perfino a sostenere, sulla base di mere congetture, che Calò abbia potuto assumere autonomamente con l’ausilio di camorristi e della eversione di destra, la strage senza subire” per ordine di Riina “alcuna sanzione punitiva”.

Inoltre l’esplosivo usato proveniva dall’arsenale di uno dei mandamenti controllati da “Cosa Nostra”.
Il pm fa rilevare che “l’esplosivo usato per la strage, le mine anticarro, le saponette di tritolo e i detonatori ritrovati
nel 1985 in un casale a Poggio San Lorenzo nella disponibilità’ di Calò, provenivano, come la Corte riconosce, dall’arsenale di mafia di San Giuseppe Jato, scoperto nel 1996 e dove Riina aveva il potere assoluto di disposizione e di destinazione finale”. “La prova della responsabilità di Riina nella strage – aggiunge il pm – emerge dal fatto che egli ha determinato Calò a commettere la strage”, proprio con quell’esplosivo. La strage, che rientrava in quel periodo “in un interesse strategico dell’intera organizzazione mafiosa di cui Riina era il capo indiscusso”, “senza il suo potere di impulso, non si sarebbe mai potuta verificare”.

foto lanostrastoria.regione.emilia-romagna.it
Associazione Strage treno 904: http://www.stragetreno904.com/
https://www.facebook.com/pages/Associazione-strage-treno-904/227166927351501

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