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Strappo Fantoni, Renzi ribatte in consiglio: “Sui conti, è tutto a posto” Politica

Il sindaco Renzi entra alle 16, 38  in quel consiglio che è un po' un'arena e da grande mattatore cerca di dirigere il toro prendendolo per le corna. Ringrazia brevemente i nuovi assessori l'economista Alessandro Petretto e il filosofo Sergio Givone (con gioia e gratitudine) e si lancia in un'appassionata arringa in dfiesa di se' stesso. Proprio come se si sentisse, dopo le motivazioni espresse da Fantoni per giustificare lo strappo, sul banco dell'accusa.

E dunque, ecco che comincia. "Ho l'obbligo di raccontare ciò che è accaduto – è l'incipit – l'assessore Fantoni mi ha inviato una missiva, resa pubblica sui giornali, alle 19,27 di sabato scorso. Esprimo la stima personale intatta per Fantoni, sebbene sia in radicale dissenso sulla lettera".
Ed ecco i tre punti incriminati: preoccupazione dei conti del Comune di Firenze, procedura di approvazione delle 52 (54) deliberazioni, utilizzo di Firenze a fini personali.

Sul primo punto, il sindaco individua i due temi su cui l'ex-assessore ha alzato perplessità insormontabili. "Il patto di stabilità (di stupidità lo chiamo io)  è un problema drammatico. Quando la pa non paga un'azienda, va tutto bene, non arriva Equitalia come per le aziende. Ho detto in tutte le sedi che o troviamo una sluzione o dobbiamo immaginare la violazione del patto di stabilità. Dobbiamo metterlo in conto se riusciamo a recuperare una diversa specificazione della violazione di questo patto. Non è un problema se diminuisce l'indennità del sindaco, ma se smettono i trasferimenti dello stato. Ma i problemi che sono stati rappresentati dall'ex- assessore Fantoni sono comuni a tutti i comuni d'Italia. Non esiste alcun problema di conti".
Avanti col secondo snodo: le procedure delle 52 famose delibere "fuori sacco".

"Come si può presentare atti senza i pareri di regolarità? Si sottolinea che, senza la modifica del patto di stabilità, ci sono pagamenti che andranno differiti. Non è possibile che il Comune approvi atti contra legem".
E infine, Firenze usata per fini personali. Un'accusa che "unisce sinistra radicale e destra. Per quanto ci riguarda andiamo avanti con i progetti dei cento luoghi e col percorso condiviso. Progetti finanziati con il bilancio che voi avete approvato. Questi lavori sono ancora in progetto. Ciò che viene fatto ora sarà visto nel 2015, la burocrazia che ci strangola non può pensare che i lavori cui abbiamo dato il via possono essere visti nel 2013… se va bene nel 2014, se va male nel 2015". Nessuna utilizzazione, quindi, sottolinea Renzi. 

E una riflessione solo apparentemente a margine: "Politica nazionale? Se il sindaco ha una visibilità nazionale non è un problema per la città, anzi. Firenze non deve avere paura. Anche perchè alcune delle grandi questioni in sospeso sono decise sui tavoli romani, dove Firenze deve essere presente".
Esempi? Ad esempio il completamento degli Uffizi, del Teatro, ma anche la stessa questione economica: "Firenze ha i soldi, ma non li può spendere, su questo è necessario vincere a Roma".
 

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