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Stretta creditizia, da Artigiancredito una soluzione Economia

Se la crisi continua a giocare all’attacco, e la stretta creditizia si velocizza, per le imprese artigiane arriva una buona notizia: finanziamenti a tasso zero per sostenere gli investimenti per immobili, impianti e macchinari programmati e attuati dalle imprese artigiane, fra cui anche il ricorso alle energie alternative. Le risorse messe a disposizione dalla Regione Toscana sono gestite per quanto riguarda l’artigianato da Artigiancredito Toscano. Un soggetto che rientra nel Raggruppamento temporaneo d’imprese appositamente costituito per l’applicazione e diffusione degli incentivi regionali, di cui fanno parte appunto Act (artigiancredito toscano) Fidi Toscana, Banca Cr Firenze e Mps Capital Service.

Uno strumento fondamentale, come sottolineano il Direttore generale di Act Ferruccio Vannucci e il presidente Roberto Nunziatini, illustrando un momento senz’altro critico per le aziende non solo artigiane, in particolare per la stretta creditizia che da agosto è tornata a strangolare gli investimenti delle imprese aumentando da un lato le difficoltà di accesso al credito, dall’altro alzando i tassi del costo del denaro in proporzione di quasi il doppio fra giugno e novembre.
Uno strumento che consente di “saltare” il nodo credito, per di più contando su un tasso zero per quanto riguarda il 60% dell’investimento (per donne e giovani, la quota a tasso zero arriva al 70%).

“Il vero problema – spiega il direttore generale Vannucci – che porta alla contrazione dei finanziamenti è la difficoltà che le banche italiane trovano nella raccolta sul mercato. “Raccolta sul mercato” che avviene attraverso il risparmio e i rapporti interbancari. Il problema diventa di liquidità”.
Di fatto, l’accelerazione della velocità della stretta creditizia è legata al “contagio” dei nostri titoli di stato: il costo della raccolta bancaria ha come termini di riferimento i tassi sul debito pubblico. Da ciò, il meccanismo si rivela in tutta la sua diabolica logica: l’aggravarsi dello spread fra Bund e Btp non rimane dunque un gioco collocato al vertice della piramide staccato dalla realtà quotidiana delle imprese, ma viene a gravare sui costi di approvvigionamento delle banche. Risultato? Gli istituti devono pagare un prezzo più alto per collocare i loro debiti, andando a colpire il sistema delle imprese per rimettersi in equilibrio: tassi in salita rapida, contrazione dell’accesso al credito. Tutto ciò, inoltre, cala su un sistema di piccole e medie imprese che fra le sue debolezze conta una scarsa patrimonializzazione e una tendenza decisamente “bancocentrica”.

Tuttavia … tuttavia, come ricorda il presidente di Act Nunziantini, “Nel caso di questo particolare strumento, di fatto l’accantonamento, con la nostra garanzia, lo facciamo noi, sollevando la banca da quest’onere”. Ma i tempi di erogazione, nonostante tutto, si allungano.
“Nel periodo fra il primo giugno e il 30 settembre il 21% delle operazioni deliberate non era stato erogato. Anche in questo caso, la statistica va un po’ valutata con buonsenso: infatti, accanto a banche che hanno un fisiologico 10% di ritardi di erogazione sulle operazioni, vi sono punte del 35% e oltre. In un certo senso, a volte le operazioni deliberate vengono messe in standby”. La responsabilità è della solita, scarsa liquidità.

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