energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Stretta creditizia: famiglie e imprese con l’acqua alla gola STAMP - Azienda

Ben il 46% delle richieste di finanziamento da parte delle imprese viene rifiutato o comunque ridimensionato dalle banche. E la proporzione raggiunge la vetta del 76% per le imprese più giovani, quelle con meno di due anni di attività alle spalle. Sono i dati drammatici di un’indagine campionaria sulla provincia di Firenze del Centro studi di Confartigianato imprese nel secondo quadrimestre di quest’anno. Altro che credit crunch, le condizioni reali ei flussi di denaro alle imprese e ai cittadini sono ormai ben oltre il livello di garanzia di sopravvivenza economica.

Fortunatamente (ma per quanto ancora?) il tessuto “tiene” e non si son aperti squarci nel tessuto della legalità, leggi incremento del fenomeno usura: «Da noi accedono, sempre più numerose, imprese impaurite, artigiani che temono di chiudere, di non farcela, ma per fortuna non rileviamo segnalazioni di una crescita del fenomeno usura» dice Giovanni Guidarelli, responsabile credito di Confartigianato, una delle associazioni di categoria impegnate quotidianamente in un centro d’ascolto dedicato proprio a questo fenomeno. Questo dunque è il quadro che si delinea secondo le rilevazioni di Confartigianato: piccoli imprenditori scoraggiati, che rinunciano a priori a bussare agli sportelli bancari (-6,7%  le richieste di nuovo credito rispetto a un anno fa), e che quando chiedono, chiedono davvero poco: poco più di 36mila euro, e sono disponibili a restituirli in 57 mesi. Le banche tuttavia rispondono quasi sempre “niet”. Ma che accade sul versante degli istituti bancari toscani? Sicuramente su tutti spicca la crisi evidente del principale gruppo bancario di riferimento del tessuto toscano: Mps.

È di pochi giorni fa la notizia che solo quattro banche europee non hanno superato lo stress test voluto dall’Eba che a dicembre dello scorso anno aveva chiesto alle banche di rafforzarsi portando il proprio indice di patrimonializzazione sopra la soglia del 9% entro giugno 2012. Mps non ce l’ha fatta, ed è risultata in carenza di capitale per ben 1,73 miliardi di euro. L’istituto senese ha specificato che mancano all’appello sia la vendita di Biverbanca che la plusvalenza per la cessione del riacquisto dei titoli subordinati. Ma la carenza di risorse rimane.Le cifre delle statistiche ufficiali di Bankitalia aggiornate a luglio dicono il resto e commentano l’intero contesto. In un anno in Toscana gli impieghi vivi (ovvero gli stock complessivi di finanziamenti accordati a famiglie e imprese) sono passati da 112,7 miliardi a 110,5 a luglio di quest’anno. Un taglio di un ulteriore due per cento che si inserisce in una interminabile serie di restrizioni.

«È una crisi che come tutti sappiamo nasce da lontano e si riversa sulle imprese – continua Guidarelli -. le banche devono ricominciare a investire su chi merita. Valutando la qualità degli investimenti e ricominciando a finanziare le imprese che meritano». C’è da chiedersi inoltre per quanto tempo ancora la governance politica fingerà di ignorare il problema.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi

Stretta creditizia: famiglie e imprese con l’acqua alla gola Economia

Ben il 46% delle richieste di finanziamento da parte delle imprese viene rifiutato o comunque ridimensionato dalle banche. E la proporzione raggiunge la vetta del 76% per le imprese più giovani, quelle con meno di due anni di attività alle spalle. Sono i dati drammatici di un’indagine campionaria sulla provincia di Firenze del Centro studi di Confartigianato imprese nel secondo quadrimestre di quest’anno. Altro che credit crunch, le condizioni reali ei flussi di denaro alle imprese e ai cittadini sono ormai ben oltre il livello di garanzia di sopravvivenza economica. Fortunatamente (ma per quanto ancora?) il tessuto “tiene” e non si son aperti squarci nel tessuto della legalità, leggi incremento del fenomeno usura: «Da noi accedono, sempre più numerose, imprese impaurite, artigiani che temono di chiudere, di non farcela, ma per fortuna non rileviamo segnalazioni di una crescita del fenomeno usura» dice Giovanni Guidarelli, responsabile credito di Confartigianato, una delle associazioni di categoria impegnate quotidianamente in un centro d’ascolto dedicato proprio a questo fenomeno.


Questo dunque è il quadro che si delinea secondo le rilevazioni di Confartigianato: piccoli imprenditori scoraggiati, che rinunciano a priori a bussare agli sportelli bancari (-6,7%  le richieste di nuovo credito rispetto a un anno fa), e che quando chiedono, chiedono davvero poco: poco più di 36mila euro, e sono disponibili a restituirli in 57 mesi. Le banche tuttavia rispondono quasi sempre “niet”. Ma che accade sul versante degli istituti bancari toscani? Sicuramente su tutti spicca la crisi evidente del principale gruppo bancario di riferimento del tessuto toscano: Mps. È di pochi giorni fa la notizia che solo quattro banche europee non hanno superato lo stress test voluto dall’Eba che a dicembre dello scorso anno aveva chiesto alle banche di rafforzarsi portando il proprio indice di patrimonializzazione sopra la soglia del 9% entro giugno 2012. Mps non ce l’ha fatta, ed è risultata in carenza di capitale per ben 1,73 miliardi di euro. L’istituto senese ha specificato che mancano all’appello sia la vendita di Biverbanca che la plusvalenza per la cessione del riacquisto dei titoli subordinati. Ma la carenza di risorse rimane.


Le cifre delle statistiche ufficiali di Bankitalia aggiornate a luglio dicono il resto e commentano l’intero contesto. In un anno in Toscana gli impieghi vivi (ovvero gli stock complessivi di finanziamenti accordati a famiglie e imprese) sono passati da 112,7 miliardi a 110,5 a luglio di quest’anno. Un taglio di un ulteriore due per cento che si inserisce in una interminabile serie di restrizioni. «È una crisi che come tutti sappiamo nasce da lontano e si riversa sulle imprese – continua Guidarelli -. le banche devono ricominciare a investire su chi merita. Valutando la qualità degli investimenti e ricominciando a finanziare le imprese che meritano». C’è da chiedersi inoltre per quanto tempo ancora la governance politica fingerà di ignorare il problema.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »