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Studenti in piazza a Firenze, ma la protesta rinvia all’Europa Società

Tanti, tantissimi, circa 5mila, un fiume di colore, ironia e speranza che da piazza San Marco tracima alla Fortezza, dove, in piazza Bambini di Beslan, si fermano e si raccontano, in crocchi e sul palco improvvisato.
Eccoli di nuovo gli studenti in piazza, a portare fuori sia la loro disillusione e rabbia per un mondo che li fa sentire tagliati fuori dal lavoro, dalla casa, dalla scuola, dalla vita sia la loro allegria e voglia di cambiare. Un acquazzone li annaffia, il vento si fa improvvisamente freddo, ma il corteo non si scompone.
Contestati i tagli alla scuola, la situazione della didattica e delle strutture scolastiche, il caro libri, il caro-cultura. “Chi vuole studiare deve affamare la famiglia” commenta a sorpresa una ragazzina che scappa senza dire il nome, deve andare a prendere il treno con il gruppo con cui ha partecipato al corteo.
Una pennellata buttata là, o qualcosa di più profondo, che rende queste proteste, questa protesta del 7 ottobre 2011 leggermente diversa dalle altre, infinite, annuali, che l’hanno preceduta?
Le bandiere e gli slogan sembrano sempre gli stessi: anche la sosta alla Prefettura, anche quella davanti alla sede di Confindustria. Eppure, l’appello che circola di mano in mano, ha un sapore che lo distingue dagli altri, un ingrediente europeo che accomuna le proteste di tutti i ragazzi dell’Europa unita: “Ora, i conti li fate con noi. Perché non accettiamo che per pareggiare i bilanci, risolvere la crisi delle banche, si calpestino e si speculi sui nostri diritti”.
Sembra un appello diverso, un appello diretto contro il modello generale, quello che ha prodotto il cilicio della crisi, soprattutto finanziaria, che martirizza l’Europa, il bacino del Mediterraneo, il mondo.
E che questi ragazzi non vogliono pagare, come ripetono con i loro slogan e i loro cartelli colorati.
“Non siamo noi i colpevoli. Paghi chi l’ha innescata”. Anche ad Atene, anche a Madrid e a Parigi, a Londra e persino sul ponte di Manhattan c’è chi, in queste ore, risponde così.

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