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Studenti italiani all’estero pronti a tornare solo se si premia il merito Economia

Firenze – Studenti italiani all’estero pronti a tornare. Sì, ma non ad ogni costo: come rivela il questionario redatto dalla Camera di commercio di Firenze, lo “snodo” per far tornare i nostri cervelli in fuga è che il merito diventi la pietra fondante del sistema italiano. Il 73,6% degli studenti italiani meritevoli che si specializzano all’estero ritengono infatti che non si possa rinunciare a mertio e competitività, nonostante la nostalgia dell’Italia sia più forte che mai.

Il questionario predisposto dalla Camera di Commercio di Firenze ha preso in esame un campione d’élite: 80 studenti italiani che dopo aver effettuato l’MBA (Master in Business Administration) negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia e Spagna, stanno valutando le migliori opportunità lavorative. A fare il punto sull’attrattività del nostro Paese è stata Nova-MBA, che riunisce gli ex studenti che hanno conseguito master in questa specializzazione, durante la 14esima conferenza mondiale dell’associazione intitolata “Renaissance 2.015” (http://www.xivnovaconference.com) e per la prima volta tenutasi in Europa, a Londra dal 7 al 9 novembre 2014 nelle sedi della London Business School, del Royal Institute of British Architects, dell’Ambasciata italiana e del Millennium Hotel.

La platea degli speaker comprendeva Alessandro Profumo (Banca MPS), Federico Ghizzoni (Unicredit), Lucrezia Reichlin (LBS), Paolo Scaroni (Rothschild), Francesco Caio (Poste), Andrea Sironi (Bocconi) e Mario Curia (Camera di Commercio di Firenze).

Il sondaggio ha preso in esame un campione composto prevalentemente da uomini (80,9%), single (85,1%), con un’età media di 29 anni e proveniente perlopiù dal Nord Italia (73,6%), da cui emerge che la specializzazione internazionale è stata fondamentale soprattutto per dare maggiore sostanza al proprio curriculum (43%) e per la mancanza di strutture formative competitive sul territorio nazionale (24%).

Il periodo di permanenza media all’estero è stata di 5 anni, segno che in molti casi l’uscita dall’Italia è avvenuta durante i primi anni del percorso universitario. E’ anche per questo che il 51% si sente “cittadino del mondo” e, professionalmente, mira soprattutto ad acquisire sicurezza economica (30%). Ma nonostante tutto, il 73,6% è interessato a tornare in Italia, a patto che vengano garantite condizioni meritocratiche (33%), ci siano opportunità di carriera ben definite (28%) e che questo sia accompagnato da incentivi fiscali per il rientro (22%). Camera di Commercio di Firenze, nell’ambito di un piano volto ad attirare investimenti internazionali, sta collaborando con Nova-MBA per aiutare e sensibilizzare le aziende e le istituzioni fiorentine a praticare azioni attrattive verso profili professionali altamente qualificati, anche grazie al supporto della Camera di Commercio Italiana a Londra presieduta da Leonardo Simonelli.

“La fuga dei cervelli italiani o la non attrattività dell’Italia per quelli internazionali è una delle questioni da affrontare per rendere più competitivo il nostro Paese e procedere spediti sulla strada della crescita” ha sottolineato Mario Curia durante la conferenza di Nova-MBA a Londra. E dunque, fra i dati emersi è molto interessante la voglia d’Italia che permane fra i nostri “cervelli in fuga”, “ma per contrastare il Brain Draine – continua Curia – e per attrarre personale così qualificato, sia nel comparto pubblico sia in quello privato, si chiede meritocrazia e competitività. E’ una sfida che dobbiamo vincere, a iniziare da Firenze, che in questo periodo è molto attrattiva sul piano del cambiamento istituzionale politico-economico e più di altre città è impegnata in un’opera di modernizzazione e internazionalizzazione senza precedenti”. 

 

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