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Studenti universitari, scoppia il caro affitti, Udu-Cgil-Sunia chiamano in causa il Comune Breaking news, Cronaca

Firenze – Essere studenti fuori sede e cercare casa a Firenze è un incubo e una corsa ad ostacoli, in cui il primo, degli ostacoli, è il caro affitti. Ma se questo è il problema dei problemi, l’incubo non si esaurisce qui: la corsa alla stanza e i canoni che vanno dai 600 euro al mese per una camera singola in centro a una media di 500-550 euro in ogni angolo della città, conducono a scelte rabbrividenti per risparmiare, che non guardano più alla qualità della vita. Così, agli studenti, nella speranza di poter contrattare un prezzo più basso, non interessa lo stato dell’alloggio, la qualità dell’arredo, e salta anche la necessità di non  condividere la stanza con un fumatore. L’unica richiesta che stenta a soccombere, è la lavatrice e anche, sebbene in misura diversa, la lavastoviglie.

Cgil, Sunia e Udu hanno presentato i dati stamattina, sottolineando la natura esplosiva della situazione sulla tenuta sociale del Paese, lanciando anche delle proposte, fra cui una “necessaria”: l’intervento calmierante delle istituzioni, “Comune in testa”.

Sulla questione, Giancarla Casini, della segreteria Cgil Firenze, commenta: “Mentre si continua a discutere dei danni indiretti del Covid sui giovani studenti, dal senso di isolamento al crollo motivazionale, è ancora più inaccettabile quanto sta accadendo riguardo alle difficoltà che stanno affrontando questi ragazzi a Firenze. Il diritto allo studio è strettamente correlato a quello abitativo: Università e Comune devono dare una risposta immediata e consona al disagio provocato dalla mancata programmazione di soluzioni rispetto ai disagi provocati dalla chiusura per lavori di alcune residenze. Come ci raccontano i ragazzi, i contributi erogati per trovarsi soluzioni alternative, non solo a Firenze, ma anche nel circondario, sono insufficienti per i prezzi alti del mercato degli affitti turistici che sempre più sta facendo impazzire il mercato immobiliare. E’ urgente cambiare questa situazione, ormai diventata insopportabile, sia per gli studenti che per le loro famiglie, dobbiamo tornare ad investire sul futuro delle persone e dobbiamo farlo a partire dai giovani. Investire per garantire l’accesso e la prosecuzione degli Studi Universitari deve essere la priorità per la Città di Firenze e per tutta l’Area Metropolitana, evitando che l’estrazione sociale possa avere un peso determinante sul futuro delle persone. Come Cgil, Sunia e Udu chiederemo su queste questioni un incontro al sindaco Nardella”.

Intanto, resta il fatto che il mercato delle locazioni a Firenze sta diventando ancora più inaccessibile per le tasche dei giovani e in particolare dei circa 15mila studenti fuori sede. Secondo i dati usciti il 7 novembre, elaborati da abitare.com, a Firenze vi è stato un aumento del 35% dei prezzi, rispetto al 2021. Un aumento che fa balzare Firenze tra le città più care d’Italia. Così ogni anno le abitazioni a prezzi sostenibili sono introvabili, molti sono costretti a cambiare città e spesso anche il corso della laurea.

Torniamo ai canoni: se una camera singola si pagano mediamente 500/550 euro al mese, ci vogliono 400 euro a persona per un posto letto in doppia. E sta crescendo il prezzo di questa tipologia di stanza a Firenze, dove i canoni medi delle singole sono sempre più alti, costringendo gli studenti a ripiegare sulla condivisione della camera. Sulla base dei contratti di affitto stipulati presso la sede Sunia, gli studenti che sono passati negli uffici del sindacato e i dati comunicati da alcune agenzie immobiliari (quindi un campione di 687 persone negli ultimi 5 mesi) le zone più care sono quelle in zona Campo di Marte (550 euro stanza singola, 400 euro doppia) ma soprattutto zona centro storico (600 singola, 450 doppia) e zona San Jacopino 500 euro stanza singola, 350 euro doppia.

Ma Oltrarno? Eccoli: per San Frediano, un signore ha portato negli uffici Sunia un annuncio. Contenuto: zona Oltrarno, palazzo signorile camera grande 16 metri quadrati con letto matrimoniale, 650 euro; camera singola media 14 metri quadrati (letto matrimoniale) 590 euro; camera singola piccola (con letto a soppalco) 11 metri quadrati 540 euro. Tutti prezzi sono esclusi i servizi.

Laura Grandi, segretaria generale Sunia Firenze-Toscana, non ha dubbi: “Di fronte a questa situazione non vi sono agevolazioni, né politiche pubbliche per aiutare gli studenti a pagarsi una stanza, lasciati troppo spesso in balia della speculazione immobiliare, di stanze troppo piccole e di contratti inadeguati alle loro esigenze. È assolutamente necessario che il governo torni a finanziare strutturalmente il diritto allo studio, perché ancora oggi migliaia e migliaia di studenti che ne hanno diritto non riescono ad accedere a un posto alloggio e sono costretti a rivolgersi al mercato privato. In un mercato dove i proprietari di case sempre più affittano con Airbnb, piuttosto che agli studenti. E dunque, oltre ai costi sempre più alti per un posto letto, gli universitari devono fare i conti anche con la carenza di alloggi. Firenze diventerà, o lo è già diventata, una città dove studiano solo i figli dei ricchi. Sono inadeguate le iniziative pubbliche che sostengano le migliaia di studenti fuori sede e c’è un unico attore che gode della situazione: la rendita parassitaria. Dopo di che non mancano gli studentati privati nella nostra città: ma sono troppo cari ed inaccessibili”.

E così, si arriva a sacrificare ogni cosa. Non si privilegia più la vicinanza alla facoltà (il 36%) ma un’adeguata presenza di mezzi pubblici (il 64%). Infatti gli studenti sono, ancor più quest’anno rispetto al passato, disposti a rinunciare alla vicinanza alla sede universitaria per una casa meno costosa ma ben collegata alla facoltà con i mezzi pubblici. Restano inoltre molto sostenute le richieste di stanze singole (60,4%), ma alla fine ci si sacrifica (nel 37%) a condividere la stanza, sempre per risparmiare.

Arredamento moderno e curato dell’appartamento, non interessa quasi la metà degli studenti: il 41% dice di non essere interessato agli arredi, specie se si possono spuntare canoni più bassi facendo di necessità virtù. Gli alloggi per fumatori costano un 20% meno e anche chi non fuma è disposto ad “intossicarsi” pur di spendere di meno. Insomma, pur di risparmiare qualche decina di euro al mese, gli studenti sono disposti a scarificare decoro e ‘salute’. Nella ricerca spasmodica di un posto letto accettabile, lo studente ritiene comunque necessaria la presenza del wifi (65%) e della lavatrice/lavastoviglie (67%). Insomma poche esigenze. Con tutto questo, la nuova era degli affitti a studenti contempla la richiesta da parte del proprietario delle settimane corte (quindi, il sabato e la domenica, ‘tornatevene a casa propria’) e non vengono ammesse coppie.

Al campione di 287 studenti che si sono rivolti al Sunia, il 28% ha riferito che alla fine ha desistito dalla ricerca della casa. Di questi 192 sono ragazzi: il 12% (23 ragazzi) faranno i pendolari con i mezzi pubblici (treno/corriera); gli altri hanno scelto altra sede universitaria o in alcuni casi, addirittura, si sono scoraggiati ed hanno deciso di non proseguire gli studi (6 ragazzi).

Tra l’altro il 23% del campione che ha trovato casa (114 persone) riferisce di aver trovato strutture vetuste o addirittura fatiscenti: questo perché i proprietari tendono a destinare gli alloggi meglio mantenuti o ristrutturati per gli affitti brevi destinati a turisti.

Continua anche a persistere la grande sacca di illegalità: il dato è sempre alto e non accenna a diminuire. Infatti si stima (per eccesso) che solo un 60% degli affitti si regolare: per il resto permane, abitudine dura a morire (sebbene vi siano tutte le agevolazioni fiscali favorevoli per il proprietario), l’affitto tutto a nero. Ed è una girandola di soldi: tra gli affitti che i proprietari fanno agli studenti e i subaffitti tra studenti e studenti.

In questo quadro, si aggiunge il fatto che gli appartamenti degli studentati Dsu (dove agli studenti vincitori di una specifica borsa di studio viene dato gratis un alloggio tramite bando) sono pochi e un terzo di essi è addirittura inutilizzabile per lavori. Quest’anno infatti, a Firenze, su 1.849 posti totali, ce ne sono 693 (nelle residenze Calamandrei e Caponnetto) temporaneamente non utilizzabili perché interessati dai lavori di adeguamento antincendio (dureranno fino a fine 2023). Tra gli esclusi, alcuni sono stati sistemati in strutture private, ad altri viene dato un contributo affitto di 350 euro al mese che come visto non è una cifra che garantisce soluzioni consone. Su oltre 2mila ragazzi con i requisiti per l’alloggio, si registrano circa 1.700 ‘idonei non beneficiari’.

Gli studenti dell’Udu concludono: “Vogliamo mobilitarci sul tema perché ogni giorno riceviamo dagli studenti richieste di aiuto e segnalazioni. Firenze è una delle città italiane in cui è aumentato di più il prezzo medio dell’affitto, e ciò mette ancora di più a repentaglio la garanzia del diritto allo studio nella nostra città. In epoca prepandemica, nella nostra regione, le residenze gestite da Ardsu contavano un numero di posti letto disponibili di per sé sufficiente ad accogliere tutti gli studenti e le studentesse risultati idonei alla borsa di studio che ne facevano richiesta. Ora, invece, ci troviamo ad affrontare una situazione ben diversa: a causa di rallentamenti dovuti a dei lavori nelle due residenze più grandi di Firenze, l’offerta dei posti letto risulta essere più bassa, non riuscendo quindi a rispondere a tutte le domande pervenute. Attualmente, rimangono ancora 1700 studenti e studentesse da convocare. All’amministrazione comunale chiediamo, prima di tutto, un impegno concreto nel cercare di collaborare con l’Università di Firenze e tutti gli altri soggetti che si occupano di diritto allo studio per sostenere gli studenti e le studentesse che scelgono l’ateneo fiorentino. Le attuali dinamiche hanno come conseguenza lo spostamento dell’offerta verso fasce di prezzo maggiori e favoriscono l’espulsione di studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici dal quartiere, comportando un complessivo di aumento dei canoni”.

 

 
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