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Studio 54, effimero simbolo delle follie degli anni 70 Cinema, Opinion leader

Firenze – Un mito di breve durata (neanche tre anni) ma inossidabile. Uno spazio diventato leggenda. Si chiamava Studio 54 ed era ubicato a Manhattan al numero 254 Ovest della 54esima Strada, tra la Settima e l’Ottava Avenue.

Sarebbe diventato non solo il più famoso club del mondo ma soprattutto il simbolo della New York sfrenata degli anni Settanta, icona del divertimento e della trasgressione, una ubriacatura durata poco ma quanto basta per farne il locale che ha ridefinito il concetto di night club, lo spazio  che segnò l’apice della disco music e al tempo stesso ne decretò il declino.

A questa che all’epoca si identificava come una  “mecca di follie e magie”, Matt Tyrnauer ha dedicato un esemplare documentario che stasera alle 22 viene presentato al cinema La Compagnia, nell’ambito del Festival dei Popoli. Il film si concentra sul racconto della sua nascita attraverso le parole di uno dei due fondatori, Ian Schrager, che lo aprì insieme all’amico dei tempi dell’università Steve Rubell, entrambi di Brooklyn, che avevano sperimentarono la gestione di ristoranti prima di lanciarsi nel rutilante mondo delle discoteche.

Un clima di contagiosa allegria che coincise con una nuova fase della società newyorkese, più glamour e disinibita, e che qui trovò il suo habitat di riferimento, la sua riserva di caccia, la tana più chiacchierata ed esclusiva. Ricavato da un vecchio teatro di posa abbandonato, dopo il trasferimento a Hollywood, dalla Cbs, lo Studio 54 fu inaugurato il 26 aprile 1997, esibendo una pista da ballo di 1800 metri quadrati, dotata di un impianto illuminotecnico d’avanguardia, con ben 54 tipologie di luci che si alzavano e abbassano sui ballerini e sul dance floor. Il successo fu immediato.

Bianca Jagger che troneggia su un cavallo bianco al galoppo all’interno del locale incornicia una stagione e uno stile irripetibili. Incarnati via via dai frequentatori più famosi, da Michael Jackson a Andy Warhol, Liza Minnelli, Truman Capote, Diana Ross, come dai personaggi più improbabili ed eccentrici, vedi Rollerina, la stella che ballava sui pattini, o Potassa un coloratissimo travestito spagnolo.

Secondo un copione tipico della società americana, più che le irregolarità di ordine gestionale o logistico (non c’erano ad esempio permessi di alcun tipo, né per costruire né per servire alcolici) o gli intrecci presunti con la malavita, fu la questione fiscale a determinare la fine dello Studio 54. Schrager e Rubell vennero condannati a 20 mesi di carcere per aver evaso le tasse. Schrager si rifarà una carriera aprendo una catena di hotel che porta il suo nome. Più sfortunato Rubell morirà di Aids nel 1993.

 

 

 

 

 

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