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Successo riconfermato per “Veduta dal Pignone” Spettacoli

Questa sera calerà definitivamente il sipario su "Veduta dal Pignone", lo spettacolo rivelazione teatrale della stagione 2011, una commedia tutta fiorentina con personaggi del rione del Pignone: vigili urbani, calcianti del calcio storico, un postino, un occhialaio, un  quadro dirigente, un elettricista, un direttore d'albergo e anche un giornalista di Stamp Toscana, Franco Mariani, tutti al loro debutto teatrale con questa esilarante commedia, raggruppati nella Compagnia "Diversamente Recitanti". Questa sera, al Teatro di Cestello, alle ore 21, ci sarà anche un ospite speciale ad assistere alla chiusura dello spettacolo, il Vice Sindaco di Firenze Dario Nardella. Ad aprile 2011 proprio Nardella  in Palazzo Vecchio tenne a battesimo la Compagnia, presentando alla stampa cittadina la commedia: “è un progetto ricco di stimoli e di contenuti che attraverso la Firenze di ieri ci offre un grande insegnamento per la Firenze di oggi e per quella che vogliamo costruire. Grazie di cuore a questo impareggiabile gruppo, i Navicellai, e alla neonata compagnia dei Diversamente Recitanti, per la passione e la sensibilità del loro impegno. E grazie a Red Giorgetti e al Teatro del Cestello per il supporto e la disponibilità”.

Anche ieri sera il teatro era pieno, cosa inusuale per una “Compagnia” di non attori, con qualche invidia da parte di navigati attori professionisti, che non sempre riescono a riempire la sala.  Fanno parte della Compagnia: Maurizio Pistolesi, Mario Morelli, Riccardo Checcucci, Paolo Vignoli, Maurizio Parrini, Daniele Venturi, Francesco Bartoli, Stefano Fontanive, Matteo Poggi e il nostro giornalista Franco Mariani. Autore e ideatore del progetto è Matteo Poggi, in collaborazione con Maurizio Pistolesi e Francesco Sani, la regia è di Francesco Bartoli, in collaborazione con Matteo Sani, che si occupa anche delle scenografie e dei costumi, mentre la regia multimediale è di Francesco Cacchiani, e le luci di Fabrizio Rosazza Ferraris e Lorenzo Degl'Innocenti.

Un inedito viaggio nella Firenze più autentica “per ricordare chi siamo e da dove veniamo, e per sconfiggere questo assurdo senso di inadeguatezza, questo sentirsi straniero nella nostra città”. La commedia fa parte di “Memorie Fiorentine”, un progetto ideato dall’Associazione culturale “I Navicellai”, rappresentata in anteprima mondiale per la prima volta al Teatro del Cestello a giugno 2011. L’associazione è la stessa che ha prodotto il documentario “Cinema Universale d'Essai”, evento cult della stagione 2009/2010, e che con questa commedia torna per far sentire la sua voce “in un’epoca in cui la memoria storico-sociale sembra non avere più importanza, appiattita da social network e applicazioni tecnologiche di tutti i tipi”.

"Veduta dal Pignone" è davvero divertente, una sorta di “Commedia dell'Arte Umana”, dove i personaggi interpretano se stessi e fanno rivivere l'Oltrarno, e con esso una parte di storia della città di Firenze. E a suggellare il successo di questa “Compagnia”, lo scorso 5 settembre, il premio speciale del “Torrino d'Oro”, consegnato durante la tradizionale cena in Piazza Cestello.

Nella locandina dello spettacolo non sono stati messi i primi piani dei personaggi, bensì è stato preso un dipinto dalla Galleria di Palazzo Pitti, opera del 1694 “Veduta di Firenze dal Pignone”, olio su tela di Gaspar Van Wittel, che ritrae uno dei più antichi paesaggi del rione fiorentino del Pignone. Da notare che nel corso delle 10 rappresentazioni, come guest star si sono alternati due famosi attori: Carlo Monni e Pino Capozza.

Avendo  conosciuto tutto il cast dei “non attori”, e avendo assistito alla loro commedia, devo dire che sono un gruppo affiatato, dei personaggi che non hanno bisogno di imparare a recitare, perché gli viene già naturale così. Ed è proprio questo il bello di questa “Compagnia” di non professionisti: la loro spontaneità e naturalezza nel voler e saper raccontare il loro "pezzo" di storia personale, che messe insieme fanno la storia del quartiere, un pezzo di storia fiorentina che chiunque, in fondo, può sentire sua. Dal ricordo del bambino con le ginocchia sbucciate che tornava a casa rimbrottato dalla mamma, fino al diario del nonno che ricordava la Grande Guerra, vista però con i suoi occhi, raccontata con umanità, senza prendere posizioni, anzi mettendo sullo stesso piano i nostri soldati con quelli austriaci.

Matteo Poggi ci spiega così la sua “allegra brigata”: “Sono come personaggi pirandelliani in cerca d'autore, gente vera che si racconta recitando la propria vita su un palcoscenico. Io non ho fatto altro se non mettere nero su bianco quello che veniva fuori dai nostri incontri, a volte le storie erano come già scritte, universali”. E sulla rappresentazione ci tiene a precisare che non c'è nessuna “operazione politica”; “Lo spettacolo è nato dalla base, non c'è dietro il solito intellettuale a metterci lo zampino. Semmai per tutti noi è stata una fonte di benessere collettivo, una sorta di terapia di gruppo”.

 

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