energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Sul Colle più alto, con Valdo Spini tattiche e strategie delle elezioni presidenziali Breaking news, Politica

Firenze – Valdo Spini, più volte Ministro e Sottosegretario è stato Deputato in ben otto legislature. Nel suo trentennale impegno  parlamentare ha preso parte a quattro elezioni di Presidenti della Repubblica: 1985(Cossiga),1992 (Scalfaro), 1999(Ciampi), 2006 (Napolitano prima elezione).

Nel suo recente libro che s’intitola Sul colle più alto. L’elezione del presidente della Repubblica dalle origini a oggi (Editrice Solferino gennaio 2022) parla dei Capi dello Stato da De Gasperi a Mattarella analizzando come sono stati eletti e le caratteristiche salienti del loro mandato. 

Sono quattordici vicende che presentano svolgimenti molto diversi tra loro, a seconda degli anni, dei protagonisti e del contesto politico. E attraverso le figure dei Capi dello Stato il volume offre uno spaccato significativo della storia della nostra Repubblica. 

 Inoltre l’on. Spini esamina cosa renda l’elezione del presidente della Repubblica un avvenimento politico così importante, di esito spesso imprevedibile, e quindi  avvincente.  E quanto sia essenziale il suo ruolo in un sistema parlamentare e in un Paese, come il nostro, in eterna transizione politica e, di conseguenza, quanto sia decisiva la sua scelta

Un excursus nella storia che ci aiuta anche a  capire come  sarà il prossimo settennato presidenziale in un momento delicato come quello della ricostruzione dopo l’emergenza  provocata dalla pandemia. 

Abbiamo cercato coglierne anche altri aspetti peculiari del libro in questa intervista con l’autore.

Nelle varie elezioni, pur nelle differenti contesti, si possono individuare delle costanti?   Quali?

“Molto spesso chi è entrato nel conclave Papa ne è uscito cardinale. Voglio dire che le votazioni segrete nell’urna sono state l’occasione per determinate correnti di ribellarsi a designazioni di vertice che evidentemente non corrispondevano agli umori  della maggioranza dei grandi elettori. Si è affermato anche un numero “magico”: il quattro. È infatti dal quarto scrutinio che il quorum necessario per l’elezione si abbassa dai due terzi alla maggioranza assoluta dei componenti l’assemblea.: il quarto scrutinio è quello in cui vennero eletti Luigi Einaudi (1948) Giovanni Gronchi (1955), Giorgio Napolitano prima elezione (1996) e Sergio Mattarella (2015)”.

Il modo con cui si è arrivati a eleggere un Presidente, ha influito sugli assetti politici?

“Assolutamente sì. La vicenda cominciò con Giovanni Gronchi eletto contro le indicazioni iniziali per Cesare Merzagora del segretario Dc Amintore Fanfani e del Presidente del Consiglio Mario Scelba. Quest’ultimo perse il posto. Ma ancora: l’elezione di Giovanni Leone con i voti dello MSI e contro il Psi, portò alle dimissioni del governo di centro-sinistra di Emilio Colombo e addirittura alle elezioni anticipate del 1972, il primo scioglimento anticipato nella storia del parlamento repubblicano”.

Quali compiti attendono il nuovo Presidente?

“Dal punto di vista istituzionale, il Presidente della Repubblica neoeletto riceve le dimissioni del Presidente del Consiglio e del suo governo. Le può respingere o accettarle e allora comincia la ricerca del nuovo governo.  Questo tema sarebbe particolarmente cruciale se l’eletto fosse il presidente del consiglio Mario Draghi. Questi dopo il giuramento dovrebbe lasciare la guida del governo al ministro più anziano (Renato Brunetta di Forza Italia) e riceverne le dimissioni. Conseguentemente quindi incaricare una personalità di formare un nuovo governo e di presentarlo al parlamento per chiedere la fiducia prescritta dalla Costituzione.

Dal punto di vista politico, la sostanza delle cose è che in questo in Parlamento non c’è una maggioranza precostituita. Si è allora formato, per l’impulso che è venuto dal Presidente Sergio Mattarella un governo di salvezza nazionale. Il problema del nuovo presidente è se questa coalizione potrà reggere fino allo scioglimento naturale della legislatura, oppure se il nuovo Presidente sarà costretto a sciogliere anticipatamente le Camere”.

Perché considera l’attuale “una delle legislature più tormentate della nostra storia”?

“In questa legislatura abbiamo assistito prima a un governo giallo-verde (5stelle con Lega), il Conte I; poi a un governo giallo-rosso (5stelle con Pd, Leu) il Conte II, e poi ancora il governo Draghi (con 5stelle, Pd, Lega, Forza Italia, Leu e Italia Viva). Quanto a Mattarella nel suo settennato ha visto cinque governi guidati rispettivamente da Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte I e II, Mario Draghi. Se non ci fosse stato Mattarella saremmo arrivati di nuovo allo scioglimento anticipato delle Camere, evento che ad un certo punto è diventato impraticabile per effetto della pandemia del Covid 19. Dobbiamo ringraziare Mattarella per essere riuscito sempre a trovare una soluzione. 

Ha anche auspicato un’etica nuova della cittadinanza….

“Siamo nuovamente in una situazione di transizione. Il Parlamento chiamato a votare il presidente della Repubblica è stato eletto quattro anni fa in una situazione lontana anni luce da quella attuale. Io vorrei che nell’anno prossimo il Parlamento oltre ad affrontare la lotta alla pandemia e a sviluppare le condizioni per il successo del Pnrr, portasse a termine un programma di risanamento istituzionale fondato su tre pilastri: un sistema elettorale meno barocco, la riforma dei regolamenti parlamentari, l’attuazione dell’art.49 della Costituzione sull’ordinamento democratico dei partiti. Credo che le cittadine e i cittadini italiani l’apprezzerebbero molto”.

Perché nelle conclusioni del suo libro ha scritto che in molti casi la Provvidenza ha funzionato, anche in situazioni difficilmente prevedibili?

“Pensiamo al socialista Sandro Pertini eletto al sedicesimo scrutinio, dopo una lunga battaglia parlamentare. La sua candidatura venne accettata dalle altre forze politiche anche in considerazione della sua anzianità (ottantun anni passati) e della sua relativa marginalità rispetto alle direzioni politiche del momento. E invece Pertini si rivelò un presidente molto moderno nel suo approccio con le cittadine e i cittadini italiani, con il suo sapiente uso della televisione (ricordiamo i suoi messaggi di fine anno) e molto incisivo nell’esercizio dei suoi poteri. È durante il suo settennato che  torna un laico, il repubblicano Giovanni Spadolini a Palazzo Chigi (la sede del Presidente del Consiglio)  dai tempi di Ferruccio Parri (1945) e arriva un socialista, Bettino Craxi, il primo della storia d’Italia. Sulla sua strategia rinvio però al mio libro. Troverete molti aspetti interessanti del Pertini politico”.

Voglio dire che anche dopo elezioni molto tormentate abbiamo avuto dei buoni Presidenti della Repubblica. Ecco il ruolo della Provvidenza! Ma ho aggiunto come esortazione la frase di John Kennedy: non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, ma cosa puoi fare per il tuo paese”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »