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Sul limitare fra Emilia e Toscana fiorisce l’arte delle Margolfe Società

Fiumalbo – Fiumalbo nell’alto Appennino, al confine con la  Toscana (nella frazione Dogana  c’era la frontiera  tra il Granducato e il Ducato di Modena) : con le  case in pietra, immerso in un paesaggio incontaminato, recentemente  inserito tra i Borghi più belli d’Italia,  conserva  intatto il centro storico e le sue tradizioni.  Tra queste annoveriamo le  Margolfe o  Marcolfe  le teste di pietra  di antichissima origine che adornano molti edifici. La mappa  Fiumalbo  dentro le mura  ne segnala 26  nel solo  centro storico.

Davide Santi  che scolpisce la pietra dura  creando dei volti  molto suggestivi si dedica, in particolare,  alla realizzazione delle  Margolfe .Gli abbiamo chiesto della sua passione in questa intervista:

Come ha cominciato ad interessarsi delle Margolfe?

“Le Margolfe sono da millenni nel Dna dei montanari dell’alto  Appennino soprattutto settentrionale; presenze misteriose che spuntano dai luoghi e dalle architetture più disparate; vengono ripetute quasi per riflesso condizionato senza un’apparente spiegazione, o per protezione della propria casa in senso apotropaico.  L’interesse alle  Margolfe è senz’altro mio ma sicuramente spronato anche dalle molte persone che mi chiedono di scolpirgliene una piccola o grande bella o brutta”.

Margolfe  ovvero “ coloro che custodiscono i confini ” …  ma  cosa sono esattamente?

“Maschere apotropaiche. Possono esser buone o cattive, cioè possono rappresentare un santo o una divinità che intercede alla protezione dei propri beni o dei propri cari, ma può anche essere molto cattiva quando è rappresentata con denti di lupo o quando rappresenta la testa mozzata di un nemico, che, appesa vicino alla porta di casa, è monito e protezione assieme. Nella maggior parte dei casi quindi fanno parte del “liber monstrorum” un corpus di mostri e paure da esorcizzare, molto simili ai gargoille delle cattedrali gotiche e ai mostriciattoli imprigionati nelle architetture delle pievi romaniche”.

Ma  si dice  Marcolfe  o  Margolfe?    

“Il termine esatto è sicuramente Margolfe come si dice a Fiumalbo , nell’ unico dialetto di crinale rimasto e che divide in una sorta di parco linguistico i dialetti meridionali con cadenza toscana e italica, da quelli settentrionali con cadenza gallica”.

A  che epoca risalgono e  dove erano diffuse?

“La Margolfa ci rimanda al periodo preromano, quando dal Medio oriente e dall’est Europa ebbe inizio l’invasione che dal settimo secolo AC, diede origine alla cultura celtica e anche una nuova identità della nostra razza che da allora diventò Indo-eurupea. La Margolfa ha qualcosa in comune con le steli della vicina Lunigiana, con i volti scolpiti sulla pietra di guerrieri e dei; sono allineate alla cultura delle capanne a gradoni a tetto racchiuso che ad un’altitudine di 1000m, da Fiumalbo, ultimo sito a sud, attraverso la valle del Tanaro e il Cuneense, arrivano fino ai Pirenei e all’alta valle della Loira, dove architetture e tradizioni si accomunano”.

A Fiumalbo ,dunque,  le Marcolfe…..  sono di casa.  

“Fiumalbo è rimasto dal medioevo un’isola ghibellina, un libero comune mai assoggettato a nessun feudatario, con un proprio podestà e un consiglio fedeli a Modena, per questo maggiormente attaccato ad alcune tradizioni e leggende di un lontano passato pagano, perché maggiormente distaccato dal diretto potere della chiesa e delle sue censure. Forse per questo che a Fiumalbo maggiormente che in altri posti le Margolfe sono rimaste e non rimosse o cancellate, anzi hanno trovato a giusto titolo terreno fertile per rifiorire”.

Ma come erano  i  personaggi mostruosi ?  nell’ etimologia si trova la radice  wolf  lupo..

“La Margolfa piu cattiva e arcana è a Fiumalbo in località Ca’ de Gabani, difatti è murata come pietra erratica, girata di 90 gradi sul cantone di  una stalla, ha affilati denti di lupo e di fatto è proprio un lupo, che era allora considerato  uno dei peggiori nemici; era  anticamente  usanza  per chi ne catturasse uno, di girare casa per casa con la sua testa mozzata a raccogliere offerte di casa in casa per il servigio offerto alla comunità. La testa del lupo sarebbe stata poi appesa vicino alla porta del cacciatore. Nel dialetto fiumalbino c’è molta archeologia linguistica da scoprire, ma questo è un discorso messo un po’ da parte per prediligere la scultura su pietra”.

A proposito di tradizioni .. il primo giorno di marzo a Fiumalbo era consuetudine  recitare  filastrocche  portafortuna

“Nel periodo preromano, oltre 2200 anni fa, la scrittura era vietata e i simboli erano usati solo da Druidi o Bardi, tutta la conoscenza veniva trasmessa oralmente con proverbi, filastrocche, fiabe e leggende, e queste alla sera nelle veglie davanti al focolare o nelle stalle venivano raccontate e ripetute, da allora fino a non tanti anni fa.  Se si vuole ascoltare una delle versioni originali della filastrocca del primo di marzo che era anche il primo giorno dell’anno del calendario pregiuliano,  bisognerà sbrigarsi e andare a cercare un anziano nonno che la racconti”.

Come sono le sue  Margolfe  ? 

“Le mie  Margolfe sono uniche,  ovvero ognuna è diversa dall’altra.  Sono tutte ben riconducibili a me in quanto il mio stile è ben definito e la gente le apprezza molto.
Quando ne dò via una,  chiedo sempre dove va a finire, così, per censire più paesi d’Italia dove andrà a finire una parte di me e della mia arte”.

Terminiamo con un identikit  di  Davide Santi  

“Fiumalbino DOC , nella vita idraulico, ma con diverse passioni che occupano la maggior parte del tempo libero.   La musica, in quanto chitarrista e cantautore con ben 2 album di inediti pubblicati e un terzo in cantiere.  E  la scultura,  perché  fin dall’età di 10 anni scolpisco  la pietra, dura , pesante, faticosa ma che  cerco di dominare creando dei volti denominati Marcolfe  .
Un anziano del paese vedendo in me una vena artistica  mi  ha insegnato l’arte della scultura insegnandomi i le tecniche e gli accorgimenti  del mestiere, poi col tempo  ho  affinato la tecnica e con passione porto avanti questa antica tradizione che altrimenti , come tanti lavori manuali , rischia di andare a sparire”.

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