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Silenzio assordante sulla crisi delle costruzioni Opinion leader

Si sta parlando di un comparto che appena qualche mese fa valeva oltre il 10% del pil nazionale, indicatore della ricchezza del paese sicuramente incompleto, talvolta deprecato ma mai sostituito. Un comparto complesso ed articolato che comprende i piccoli e grandi lavori pubblici, il recupero e la riqualificazione di parti di paesi e città, la manutenzione del territorio, le realizzazioni per la residenza abitativa e per l’immobiliare industriale e commerciale. Attività del mercato privato, attività pagate dal denaro pubblico, poche attività di edilizia sociale e popolare, parecchie attività del partenariato pubblico/privato finanziate a metà. Parecchio fermo e, comunque, rallentato come in un film slow motion. Gli effetti perversi riguardano l’occupazione alle dipendenze, l’occupazione artigiana ma anche i tecnici ed i professionisti dei servizi all’impresa. Non sono esentati i giovani trentenni dei 24.000 architetti italiani.
Il credit crunch è un aggravante dell’economia reale, di quel “quadro inquietante dell’edilizia toscana” descritta venerdì scorso.
In tutte le attività del comparto il finanziamento delle banche è stato ed è indispensabile: il credito non è solo importante, è semplicemente insostituibile. Tranne per coloro, siano persone oppure imprese, che hanno denaro per acquistare casa oppure per far costruire immobili. Certamente esistono. Ma non riguardano le attività ed i bisogni di edilizia delle classi medie e di quelle popolari e sociali.
I criteri ed i metodi con cui le banche effettuano le scelte di dar credito non sono né trasparenti né comprensibili al momento della richiesta, in barba ai tanto declamati vincoli di Basilea 2 e 3. Comunque, anche per i fortunati il costo del denaro nell’ultimo anno è aumentato dal 3 al 7%: un mutuo ventennale per 200mila euro è passato da una rata mensile di 1000 ad una di 1500 euro.
Prima del credit crunch per le famiglie c’e il credit crunch per le imprese e per le cooperative di abitazione. La tecnicalità nelle banche non aiuta. Il merito delle proposte è preparato in modo automatizzato, così ipocritamente si dà colpa al computer.
E’ talvolta inutile presentare al meglio la bontà economica e patrimoniale della cooperativa, sia nella sostanza che nella forma.
E’ inutile evitare pur lievi sconfinamenti di fidi che producono segnalazioni negative in centrale rischi, oppure evitare joint venture con imprese ed imprenditori già negativamente segnalati.

Il credit crunch seleziona.
“L’erogazione del credito è lo strumento di potere più efficace che esista perché crea e distrugge ricchezze e destini di individui, regioni e nazioni. Non è affatto neutrale sulla felicità delle persone e delle comunità, nel presente e nel futuro delle generazioni” scriveva Eugenio Scalfari nel 2007. Sul credit crunch qualche mese fa le Associazioni delle cooperative di abitazione avevano già rappresentato all’assessore Salvatore Allocca ed ai Dirigenti dello Sviluppo Economico della Regione Toscana la preoccupazione per la diffusa indisponibilità degli istituti di credito a finanziare interventi abitativi destinati ad essere affittati.
Con la restrizione del credito una delle principali politiche abitative della Regione Toscana degli ultimi anni, cioè promuovere un’offerta di case da affittare a canone sostenibile, rischia di rimanere non attuata. Programmi di riqualificazione urbana con offerta di abitazioni in affitto, che sono state proposte dalle imprese di costruzione e dalle cooperative di abitanti ed addirittura finanziate con contributi da parte della Regione, non vengono realizzati nei tempi e quantità previste, se manca il credito delle banche.
Gli stessi problemi erano stati segnalati da Legacoop, Confcooperative ed AGCI nel Programma Regionale di Sviluppo 2011-2015 della Regione Toscana che già prevedeva “azioni per migliorare le politiche di sostegno all’accesso del credito tali da contribuire al superamento delle crisi e per la competitività del sistema regionale, individuando un’evoluzione del ruolo di Fidi Toscana”.
Per agevolare l’accesso al credito si suggeriva di utilizzare norme già previste dalla Regione che ha istituito un Fondo di garanzia per la corresponsione dei canoni di affitto e –per il futuro- altre forme e fondi di garanzia sussidiaria oppure co-garanzie.
Su questi problemi e proposte il silenzio è assordante.

Adolfo Moni
presidente di Legacoop abitanti Toscana

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