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Sulle tracce dei pastori: dall’Emilia alla Toscana, la transumanza del ’44 Cultura

Rio Lunato (Modena) – Una storia avventurosa che si svolse durante la seconda guerra mondiale: non si tratta di operazioni militari ma di un’ impresa altrettanto pericolosa e difficile impegnativa da parte di persone che per cercare e di dare un futuro alle proprie famiglie.

I pastori dell’alto Frignan0, sul versante modenese dell’Appennino, nell’autunno del 1944 si trovarono, in una situazione disperata: andare con le greggi nei soliti luoghi di transumanza (bassa ferrarese,bolognese e mantovana) era assolutamente impossibile perché si sapeva che di lì a poco il fronte sarebbe stato sfondato e la guerra li avrebbe travolti.
Decisero allora di attraversare la linea Gotica e di passare l’inverno nelle pianure della Toscana già liberata.

Su questo evento il Comune e la pro loco di Riolunato hanno organizzato la mostra Transumanza: oltre la linea gotica, realizzata con racconti dei protagonisti, foto e reperti storici nei locali della via Statale n.56. La mostra resterà aperta fino alla fine di agosto tutti i giorni dalle 10,0 alle 13 e dalle 16 alle 19. Oltre a reperti storici, un aspetto molto significativo è il resoconto scritto di alcuni protagonisti di quella particolare transumanza : Memore Contri, Primo Rocchi,Viro Rocchi e Astore Contri che all’epoca erano poco più che diciottenni e che adesso nel Convegno che ha aperto la mostra hanno rievocato, nei particolari, l’impresa che costò fatiche e paure di ogni genere.

Alcuni pastori del gruppo di Serpiano attraversarono il fronte a Monte Saltello e dai sentieri che dall’Abetone a San Pellegrino vanno in Garfagnana dove perse la vita un giovane Antonio Gianni(Tonino) a causa delle febbri maltesi nei pressi di Lucca. I pastori dei borghi del Monte Cimone attraversarono il fronte dal monte Lancino (tra il Libro Aperto e Cima Tauffi) verso Cutigliano e la pianure di Pistoia, Lucca e Pisa.

Partirono il 2 novembre 1944, con oltre mille pecore, riuniti in vergherie. Il Vergaio era il pastore con il maggior numero di pecore che gestiva anche quelle dei piccoli greggi: era il responsabile e faceva gli interessi di tutto il gruppo.

I vergai ingaggiarono una guida di Felicarolo (Fanano) che li portò, di notte, oltre la Linea gotica e, una volta giunti sul versante toscano dell’Appennino, vivendo alla giornata, cercarono in Toscana casali e poderi dove trascorrere l’inverno, pagando con agnelli, formaggi e ricotte gli affitti e il cibo per gli uomini e per le pecore.

“Pioveva a dirotto – hanno ricordato i protagonisti “ma poi venne una luna bellissima e arrivammo a circa mezzanotte al Melo dove dormimmo; la cavalla era stanchissima in quanto stracarica delle nostre cose ma anche noi eravamo assai carichi … arrivammo a Cutigliano poi attraversammo il ponte della Lima verso Campo Tizzoro; qui sorsero difficoltà nell’incontro con gli americani perché un pastore non aveva documenti in quanto i tedeschi avevano bruciato la sua casa con tutto quello che c’era dentro,un altro aveva perso il portafogli ma dopo varie vicissitudini ottennero un permesso provvisorio. Tra i militari americani di prima linea la maggior parte erano neri e i pastori che non avevano mai visto persone d colore restarono stupefatti.

Il cammino proseguì attraversando il Monte Oppio a Piazza e a Bottegone, ormai nei pressi di Pistoia incontrarono di nuovo militari americani che si adirarono per quell’invasione ei pecore e occorse donare qualche agnello per calmarli.

Poiché i ponti erano stati fatti saltare dai tedeschi, i pastori, da Lucca attraversarono il foro di San Giulian, presso Pisa, ma il ponte era completamente occupato da automezzi militari che trasportavano una immensa quantità di rifornimenti verso il fronte. Dovettero passare il fiume con sopra delle barche che contenevano solo una ventina di pecore alla volta. Occorsero mille precauzioni dopo essere sbarcati perché era stato detto che la riva era minata. Ma per fortuna andò tutto bene. . Lungo il percorso ottennero ospitalità per sé e per le pecore dai contadini e dettero cambio di latte e formaggio (si erano portati a spalle l’occorrente per fare il formaggio) oppure quando non c’erano poderi , dormivano dove capitava. Fu un’avventura –hanno detto ma avevamo diciott’anni e tutto ci sembrava più facile.

Infine arrivarono a Collesalvetti e a Cecina dove restarono fino al maggio con un soggiorno confortevole.

Il viaggio durò alcuni mesi, in mezzo a difficoltà di ogni genere (mentre il ritorno,l’anno seguente,sarebbe durato solo una decina di giorni).

In tutto questo periodo – hanno ricordato i protagonisti – i pastori non ebbero e non poterono dare informazioni alle loro famiglie e vissero come nomadi con i pochi vestiti portati con sé, laceri bagnati e sporchi. Certe volte, riuscivano a sfamarsi razzolando tra gli avanzi dei soldati americani che avevano cibi e mezzi in esubero.

Ricordano che guardavano con un po’ d’invidia gli abitanti della Toscana che indossavano pantaloni, camicie, giacche e scarponi donati loro dagli americani e li chiamavano gli “ameriaani”, ma nonostante le difficoltà continuarono imperterriti il loro viaggio, decisi salvare il loro capitale e garantire un futuro alle loro famiglie. Tornarono nel maggio del 1945 e in tutti i paesi si fece una grande festa.

Il sindaco di Riolunato Daniela Contri, nel sottolineare l’importanza dell’iniziativa, che tramanda alle giovani generazioni una significativa pagina di storia “vissuta”, ha annunciato che la mostra sarà resa permanente in alcuni locali della Scuola elementare oggi in corso di ristrutturazione affinché possa essere fruibile da cittadini e turisti e utilizzata per fini didattici .

Il sindaco ha ringraziato i quattro protagonisti che con i loro racconti hanno permesso di rendere viva e questa pagina di storia; ha ringraziato inoltre il curatore della mostra Claudio Fini validamente coadiuvato ma Mario Riva e gli altri collaboratori Raffaelle Frullani,Giancarlo Amidei, Gianfranco Contri,Laura Amidei, Matteo Manfredini ed Enrico Pellegrini

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