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Sveva Bellini, una vita fra grandi capolavori Cultura

Siamo andati a trovarla negli spazi della vecchia armeria, in Lungarno Soderini 3, che il padre Luigi ha trasformato in galleria per lei, Sveva, bella figliola 23enne “cresciuta qua dentro – ci racconta – preferendo gli oggetti antichi alle uscite ai giardinetti. Sto studiando storia e tutela dei beni artistici, e negli ultimi cinque anni mi sono dedicata alla ricatalogazione di tutte le opere, custodite nel museo. In più adesso mi occupo degli spazi del negozio e della galleria, dove creiamo eventi e invitiamo artisti”.
Ecco che si trasforma in guida e perciò la seguiamo attraverso le intricate stanze del museo, che conservano i rivestimenti di alcune pareti di stoffa rossa o blu plissée, secondo il gusto di Ninì, la bisnonna parigina (raffigurata nel 1932 da De Chirico col marito Luigi).
“Tra i dipinti si distinguono diversi pezzi di pregio: questa Madonna di Bernardo Daddi, la Santa Caterina di scuola del Lorenzetti, le piccole tavole di Paolo Uccello che erano parte di un cassone, più avanti c’è un’altra notevole Madonna con Bambino, attribuita all’Angelico, e fra i miei preferiti, la Venere e Amore di Paolo Schiavo, opera della metà del Quattrocento, però modernissima”.
Si anima via via che illustra il suo museo, Sveva Bellini, ed è davvero insolita la sua passione, considerata la giovane età. Conosce davvero ogni pezzo, e ne descrive le caratteristiche, infervorandosi davanti alle sculture tardo-gotiche, alla terracotta policroma, ancora una Madonna, attribuita a Donatello, e ancor di più quando descrive i bronzetti, che sono davvero attraenti, in forma di animale, rane, granchi, aragoste, lucertole.
“A differenza di mio padre e del nonno, io non mi sento portata per l’aspetto mercantile del mestiere di antiquario, non venderei mai niente, mi sento piuttosto collezionista. La mia famiglia è sempre stata in mano agli uomini, e per me donna è un grosso impegno, però è anche stupendo avere tutto questo e poterlo condividere con gli altri”. Vi trovano facilmente i visitatori? “Non troppo, pare anzi che abbiano timore a fermarsi, suonare, così abbiamo organizzato visite su richiesta”.
E per attirare l’attenzione Sveva organizza mostre di artisti contemporanei come quella attuale – inaugurata da Neri Marcorè –  “simpaticissimo, uno che non se la tira per niente!”; oppure offre in affitto le stanze affrescate per banchetti a base di antiche ricette fiorentine, o cene private. Le sue scelte artistiche si direbbero piuttosto tradizionali, preferisce i pittori agli scultori e guarda con sospetto i nuovi media. “Un artista deve colpirmi, darmi una emozione. Come è successo vedendo un’istallazione sonora che mi piacerebbe avere in galleria in modo quasi permanente”.
Sveva in pratica abita nel vecchio museo, assieme al suo cane; da come si muove in quegli spazi,  agile e dinamica, si intuisce che tra le vecchie cose del passato, sta cercando la sua strada e la sua indipendenza.

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