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Una tappa importante nella lotta al precariato Opinion leader

Milano – Si chiamano d. lgsl 4 marzo 2015 n. 22 e n. 23, contengono la nuova disciplina del contratto a tutele crescenti del trattamento universale di disoccupazione e del contratto di ricollocazione, ed entrano in vigore oggi. Se nelle prossime settimane, secondo i sondaggi e le proiezioni disponibili, le assunzioni a tempo indeterminato nel flusso delle nuove assunzioni raddoppieranno, e poi entro l’anno supereranno il 50 per cento tornando a essere la forma normale di assunzione, il 7 marzo 2015 segnerà una tappa molto importante nella lotta al precariato e al regime di apartheid tra protetti e non protetti.

Il significato di questo passaggio non è stato colto da Pierluigi Bersani, il quale spara a zero sul contratto a tutele crescenti, affermando che esso “mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni ’70” con l’imprenditore attentando alla sua libertà e dignità in azienda; e – nientemeno – si pone “fuori dall’ordinamento costituzionale”. L’ex-segretario del PD non sembra riflettere sul fatto che, se fosse come dice lui, lavorerebbero già oggi in condizioni non dignitose e di asservimento, in contrasto con la Costituzione, i quasi cinque milioni di lavoratori italiani a tempo indeterminato di piccole aziende, associazioni e studi professionali, cui l’articolo 18 non si è mai applicato.

Per non parlare dei 300 milioni di europei in situazione analoga. Per altro verso, l’ex segretario del PD sembra considerare preferibile, rispetto alla prospettiva aperta dai nuovi decreti, che milioni di giovani continuino a essere ingaggiati con contratti a termine o come collaboratori “a progetto”. Ma scusa, Pier Luigi, secondo te era più conforme all’ordinamento costituzionale il vecchio regime di apartheid che li ha visti fin qui relegati senza speranza in queste posizioni precarie, licenziabili senza un giorno di preavviso e senza una lira di indennizzo, privi di assicurazione contro la disoccupazione e di qualsiasi assistenza nel mercato del lavoro? Che cosa ha fatto in trent’anni la vecchia sinistra politica e sindacale per tirarli fuori da quel ghetto?

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