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Tariffe, rincari record: il risultato delle liberalizzazioni all’italiana Economia

Firenze – A dirlo chiaro e forte è la Cgia di Mestre, che mette sul tavolo i dati: analizzando gli ultimi 10 anni, le tariffe dei servizi pubblici, su cui sono state compiute le liberalizzazioni tanto care a una parte cospicua ancora molto bellicosa dell’economia italiana e europea, hanno sfiorato rincari da record. Altro che “temperamento” dovuto al mercato, altro che benefici per le tasche dei consumatori: l‘acqua è aumentata dell’85,2%, i rifiuti dell’81,8%, i pedaggi autostradali del 50,1% e i trasporti urbani del 49,6%. In questo panorama, si distinguono i servizi telefonici, calati, grazie all’apertura del mercato, sull’arco temporale di 10 anni (dal 2003 ad oggi) del 15,9%.

Naturalmente, il quadro è più complesso di quanto possa apparire a un primo sguardo. Ad esempio, come spiega il segretario della Cgia Mestre Giuseppe Bortolussi, che ricorda che, nonostante il picco degli aumenti, le tariffe dell’acqua rimangono fra le più basse d’Europa (ma c’è anche un referendum che si pronunciò per la gestione pubblica dell’acqua), come per quanto attiene ai biglietti ferroviari. Inquietante, invece, sempre secondo la Cgia di Mestre, il rincaro del servizio di asporto rifiuti, che “nonostante in questi sei anni di crisi economica sia diminuita la produzione di rifiuti e sia aumentata la raccolta differenziata”, ha visto rincari inspiegabili a carico di famiglie e imprese. Ancora, i rincari del gas possono essere strettamente legati al costo della materia prima e al tasso di cambio; per quanto riguarda gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica non dimentichiamo la loro dipendenza dall’andamento delle quotazioni petrolifere e “dall’aumento degli oneri generali di sistema, in particolare per la copertura degli schemi di incentivazione delle fonti rinnovabili”. Per quanto invece attiene ai trasporti urbani, Cgia evidenzia l’aumento del costo del carburante e del lavoro: dato, quest’ultimo, da prendere con le molle, a fronte della precarizzazione degli addetti e dei bassi salari cui sono andate incontro molte realtà comunali a fronte della privatizzazione.

Pur scontando anche il ruolo pesante della pressione fiscale, Cgia Mestre lancia l’avviso: “nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori, i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti. In linea di massima – lo dice il segretario Bortolussi – oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi non ha subito miglioramenti sensibili”.

Ma l’Ufficio Studi della Cgia ha anche preso in esame gli aumenti che si sono verificati nelle tariffe dei servizi pubblici dall’anno di liberalizzazione al 2013. Ebbene, le assicurazioni sui mezzi di trasporto (liberalizzazione nel 1994) hanno subito un rincaro del 197,1%, vale a dire 4 volte l’inflazione, mentre per il resto si calcola che, dalla liberalizzazione ai giorni nostri, i rincari si aggirino fra il 19,9% e oltre il 60%. Una segnalazione: il settore dei taxi, l’unico ad avere tariffe definite da delibera comunale, è stato uno dei settori a più basso incremento tariffe, a eccezione, come già riportato, di quelle telefoniche, uniche ad avere subito una contrazione.

Dunque, rottamiamo le liberalizzazioni? No, dice Bortolussi, insieme alla maggioranza assoluta degli economisti odierni. Anche perché, forse, le liberalizzazioni all’italiana si traducono spesso nel passaggio da un monopolio pubblico a un mercato “comandato” da pochi soggetti che impongono un regime oligarchico. E il consumatore “soffre” forse di più.

Tant’è vero che il segretario della Cgia Mestre, rilevando questo stato di cose, rivolge un appello al governo Renzi, affinché si prenda la briga di “monitorare con molta attenzione quei settori che prossimamente saranno interessati da processi di deregolamentazione”. Insomma, se tanto da tanto, il rischio è che, fra qualche anno, “molti prezzi e tariffe, che prima dei processi di liberalizzazione/privatizzazione erano controllati o comunque tenuti artificiosamente sotto controllo”, registrino picchi di rincari che andrebbero a massacrare ulteriormente famiglie e imprese.

 

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