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Tassa di soggiorno alle case popolari, polemica infinita Breaking news, Cronaca

Firenze – Potrebbero essere state ragioni squisitamente politiche, in una “ipotetica” battaglia fra brandelli di quello che una volta era il centrosinistra, il vero motivo che ha ostacolato l’ordine del giorno, presentato dalla consigliera comunale Stefania Collesei (Art.1-Mdp), che tentava di mettere in atto un passo concreto sulla questione, ormai annosa, delle risorse per l’edilizia popolare. Un “catenaccio” motivato da ragioni di rivalità politiche e di sistemi incrociati di veti che avrebbe finito per far naufragare un tentativo “ragionevole”, come lo definisce la segretaria del Sunia di Firenze Laura Grandi, per procacciare all’edilizia popolare risorse stabili e ben definite.

Ed ecco la vicenda: il 27 aprile, nel consiglio comunale di Firenze, l’ordine del giorno presentato da Collesei, che proponeva il ricorso al surplus della tassa di soggiorno per finanziare le politiche di edilizia residenziale pubblica, naufraga contro il voto compatto del gruppo del PD.

La tassa di soggiorno, a Firenze, ha procacciato oltre 33 milioni di entrate al Comune per il 2017. Per il 2018 lo stesso Comune prevede entrate per 39 milioni di euro. A fronte di questo, la proposta che nasce dalla Cgil e Sunia Toscana è appunto quella di impiegare il surplus di queste entrate (tolti dunque i necessari investimenti previsti per legge che le riguardano) per ristrutturare, ad esempio, gli oltre 250 alloggi attualmente sfitti in città.

A questo punto, balza in primo piano ciò che comunque permane sempre sullo sfondo, quando a Firenze si parla di edilizia pubblica e case popolari. Perché il vero problema è la sensazione che in città, chi detta le regole dell’abitare sia ormai il turismo: secondo la denuncia ormai annosa di associazioni, sindacati e cittadini, i residenti fiorentini rischiano o ormai lo sono di fatto, di rimanere relegati ai margini della città; una città in cui le abitazioni destinate alle famiglie vengono sottratte dal circuito virtuoso della residenzialità a favore della locazione breve per turisti, come denuncia da anni il Sunia. “Un colpo pesante che provoca la sparizione delle case, destinate agli odiati/amati Airbnb: sono numeri da capogiro quelli delle locazioni turistiche, che lasciano senza casa i residenti; numeri spaventosi che girano anche in un mercato spesso illegale e assai redditizio, che ha convinto gli stessi proprietari a trasformare le proprie abitazioni in bed&breakfast e lasciare Firenze per altra destinazione”, dicono dal Sunia.

Eppure, è necessario trovare il lato positivo di questa trasformazione. E il pensiero è: come riuscire a far pagare un tributo ai turisti che utilizzano Firenze, “convogliandolo a favore del mercato sociale delle locazioni?”. La proposta che parte da Cgil e Sunia Toscana segue dunque questa logica, rafforzata dalla grandezza dei numeri delle entrate, ma anche da quelli del bisogno.

laura grandi rossa“Sappiamo che non è possibile usare “direttamente” il gettito dell’imposta di soggiorno per l’edilizia sociale – sottolinea Laura Grandi – ma è possibile fare un’operazione di travaso tra diverse poste di bilancio che arrivino allo stesso risultato. E andare a mettere le risorse su un capitolo molto importante come quello della Casa, che a causa della crisi economica, è diventato un punto nevralgico per le famiglie”.

Tirando le fila, al di là della presenza di veti incrociati fra gruppi politici della stessa area ma non più dello stesso sentire, la richiesta della segretaria del Sunia, a fronte dell’emergenza che è ormai aperta da tempo sulla frontiera dell’abitare popolare, riguarda il “perché”: sarebbe importante capire il motivo di un voto contrario così compatto. “Spero che sia stata disattenzione o incomprensione rispetto a quello che si andava a votare – conclude Grandi – ma non è mai troppo tardi. Chiedo infatti alla giunta e agli assessori competenti di considerare questa opportunità, che darebbe risorse e respiro ad un settore in difficoltà”.

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