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Tasse ambientali, i soldi che non vanno al territorio Ambiente

Firenze – Le imposte ambientali ci sono, eccome. Vengono pagate dagli italiani, e dovrebbero servire a far sì che un territorio bellissimo e fragile come quello nazionale venga salvaguardato con risorse proprie, senza incorrere nella ormai arcinota e anche un po’ usurata catena del “non ci sono risorse”.

Delle risorse che invece ci sono parla e denuncia la Cgia di Mestre e i numeri fanno male soprattutto a poche ore di distanza dall’ennesimo, preannunciato disastro che ha colpito Genova. Una situazione più volte denunciata, che due anni fa aveva compiuto di nuovo il suo “lavoro” di devastazione e morte, e che si è ripresentata puntuale anche quest’anno. Prevedibile prevedibilissima, ma le risorse …

Ebbene, le risorse, secondo i conti e le indagini di Cgia Mestre ci sono tutte, ma non vengono impiegate per quel che dovrebbero. Vale a dire, ad esempio, mettere insicurezza i 280 comuni della nostra regione esposti a elevato rischio idrogeologico, con quasi mezzo milione di persone che vive in un’area di potenziale pericolo. E questo solo in Toscana: sono rimasti nella mente di tutti noi le grandi tragedie siciliane, o della Campania, o del nord del Paese dove valanghe di acqua e fango hanno portato via con se’ vite, case, attività, porzioni intere di paesi e città. E in Toscana, come puntualizzò ad aprile scorso sul Corriere fiorentino Vincenzo di Nardo, vicepresidente Ance, la situazione è migliore che altrove: a quattro anni dal varo del Programma nazionale straordinario di mitigazione del rischio idrogeologico da oltre 2 miliardi di euro, se solo il 22% del valore degli interventi fu tradotto in cantieri, in Toscana i risultati sono stati migliori, con circa un terzo dei cantieri aperti.

Resta tuttavia aperta, come ribadisce la Cgia di Mestre con l’appoggio dei numeri, la questione delle cosiddette “tasse ambientali”, o verdi, quelle insomma il cui introito dovrebbe finire dritto dritto su opere di manutenzione e tutela del territorio. Quelle, per intendersi di cui parla il segretario Giuseppe Bortolussi quando si riferisce al fatto che, nel 2012, “le imprese e le famiglie italiane hanno versato all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali la bellezza di quasi 47,2 miliardi di euro di tasse ambientali. Di questo importo, solo 463 milioni di euro, pari allo 0,98 per cento, sono stati destinati alle attività di salvaguardia ambientale per le quali sono state introdotte, vale a dire le opere e gli interventi per la messa in sicurezza del nostro territorio. I rimanenti 46,7 miliardi, invece, sono stati impiegati per altre finalità”. Una situazione che secondo gli studi Cgia, si trascina da oltre 20 anni: un lasso di tempo in cui gli italiani hanno versato “ben 847,3 miliardi di euro di tasse verdi: ebbene, solo 7,3 miliardi sono stati effettivamente destinati alla protezione dell’ambiente. Un’anomalia tutta italiana”.

Ma quali sono le imposte “verdi”? Ecco l’elenco, tanto per far sapere, come dice Bortolussi, al contribuente cosa paga e perché. E per dar modo di considerare se effettivamente le risorse sborsate a tal fine vanno a sostenere le attività di salvaguardia ambientale per le quali sono state introdotte, o piuttosto prendono altri canali.

L’elenco delle imposte ambientali è lunghissimo e si divide in tre grandi fasce: energia, trasporti e inquinamento. Ecco la lista, da Cgia Mestre:

Le imposte sull’energia

Sovrimposta di confine sul GPL
Sovrimposta di confine sugli oli minerali
Imposta sugli oli minerali e derivati
Imposta sui gas incondensabili
Imposta sull’energia elettrica
Imposta sul gas metano
Imposta consumi di carbone

Le imposte sui trasporti

Pubblico registro automobilistico (PRA)
Imposta sulle assicurazioni Rc auto
Tasse automobilistiche a carico delle imprese
Tasse automobilistiche a carico delle famiglie

Le imposte sulle attività inquinanti

Tributo speciale discarica
Tassa sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di zolfo
Tributo provinciale per la tutela ambientale
Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili

E per tradurre questa lista in cifre, ecco i numeri del 2012, sempre dall’ufficio studi di Cgia: anno 2012, euro 47.257 milioni totale del gettito imposte ambientali, 463 milioni quelli effettivamente spesi per la messa in sicurezza del territorio, 46.794 milioni restanti “dirottati” su altre voci di spesa. Totale di impiego in punti percentuali: 0,98.

A fronte di questo, frane e alluvioni in continuo aumento: in Italia siamo passati da poco più di 100 eventi l’anno tra il 2002 e il 2006 ai 351 del 2013. Nei primi 20 giorni del 2014, Legambiente su segnalazione della prima grande inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico #DissestoItalia ( realizzata dal gruppo di giornalisti indipendenti di Next New Media) rilevava 110 eventi. E negli ultimi 12 anni hanno perso la vita 328 persone in eventi legati ad alluvioni, smottamenti, tracimazioni di fiumi e torrenti.

Intanto, il premier Matteo Renzi interviene a gamba tesa sulla questione, sbandierando i due miliardi e mezzo non spesi per ritardi burocratici. E in un post su Fb rilancia: la soluzione è portare a termine le riforme.

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