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Tavarnelle rilancia l’antica tradizione del ricamo Notizie dalla toscana

Tavarnelle Val di Pesa –  Ai prodotti e agli strumenti hit-tech le piccole donne di Tavarnelle preferiscono l’arte del ricamo. Non un merletto qualunque ma il più famoso del mondo. Bambine, ragazze e giovani donne del Chianti crescono a merenda, ago e filo grazie ad un’iniziativa delle nonne, ultime eredi di un patrimonio di conoscenze che ha reso global il merletto made in Tavarnelle, elevandolo al rango del ricamo preferito dallo star system hollywoodiano.  

Le ricamatrici che hanno fatto la storia di questa antica tradizione, rimaste in pochissime, intendono passare il testimone con l’obiettivo di far conoscere, valorizzare e salvare dal tempo il merletto che oggi è custodito come opera d’arte al Museo di arte sacra di Tavarnelle e al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze. Ogni lunedì, negli spazi della Pro Loco di Sambuca dalle 17 alle 19, tecniche e segreti del ricamo vengono insegnati e trasmessi con pazienza.

E’ qui che la passione si incontra negli sguardi curiosi delle bambine e nelle abili mani delle esperte ricamatrici. “Il punto Tavarnelle – dice il sindaco David Baroncelli – è l’arte e l’espressione di una comunità che continua ad essere coltivata, un patrimonio da valorizzare e tramandare alle nuove generazioni che non a caso trova spazio nelle sale del nostro museo di arte sacra; accanto ai grandi artisti della pittura medievale e rinascimentale campeggiano i capolavori realizzati dalle merlettaie di Tavarnelle, scarpe divenute famose in tutto il mondo che hanno calzato i piedi di Elisabeth Taylor, Audrey Hepburn, Sofia Loren, Jacqueline Kennedy Onassis, la principessa Maria Adelaide Bastogi-Borghese”. 

Nel museo di arte sacra due antichi tesori, per nulla intimoriti dalla differenza di età, dialogano in armonia attraverso il linguaggio della creatività e della abilità manuale: sono l’arte sacra e l’arte dell’ago. Le sale espositive del Museo di Tavarnelle lo custodiscono come un patrimonio di valore inestimabile: il merletto “Punto Tavarnelle”, una tecnica che nasce ai primi del ventesimo secolo dall’inventiva di una suora, unisce e mette in collegamento le testimonianze della grande pittura toscana e l’alto artigianato artistico femminile, patrimoni d’arte e professione che hanno contribuito a valorizzare e ad elevare il prestigio del territorio chiantigiano.Le tavole di Meliore, Neri di Bicci, Coppo di Marcovaldo, Iacopo Da Empoli, Pier Dandini impreziosiscono le pareti delle sale espositive condividendone lo spazio con le scarpe, gli abiti da sposa, i copriletto, le tovaglie, i cestini, gli scendiletto realizzati con la tecnica del merletto di Tavarnelle. Un ricamo che per un secolo ha impegnato, appassionato, ha dato lavoro a centinaia di donne attraversando la loro passione in maniera trasversale e intergenerazionale: nonne, mamme, figlie che sull’uscio di casa hanno tramandato oralmente i loro segreti dando vita a veri e propri capolavori artigianali che hanno venduto, promosso, esportato il ricamo made in Tavarnelle in tutto il mondo. 

Anche Ferragamo, la nota maison della calzatura, nel periodo che precedette la seconda guerra mondiale, quando iniziò a scarseggiare il pellame, iniziò il suo percorso di investimento sul merletto di Tavarnelle tanto da avvalersene per la creazione di scarpe realizzate appunto con la tomaia di merletto. Fu così che le abili mani delle merlettaie di Tavarnelle ebbero l’occasione di ricamare per le star del cinema internazionale come ‘Liz dagli occhi viola’, l’adorabile ‘Sabrina’ amata da Humphrey Bogart, Lady Kennedy le principesse e le donne dell’alta società. Il merletto di Tavarnelle è citato nei volumi: “Atlante Repertorio dell’Artigianato d’arte italiano alla fine del XX secolo” di Giorgio Lilli Latini e “L’Europe de la Dentelle” di Martine Bruggeman. 

“Il merletto di Tavarnelle – prosegue il sindaco – non è solo storia, oggi continua ad essere ricercato per abbellire la casa e i corredi. Sebbene siano rimaste in poche decine, le ricamatrici più esperte del territorio continuano a produrre e a coltivare la loro passione con il desiderio di condividerla con le nuove generazioni”. Nel 2002 l’amministrazione comunale pubblicò un volume a cura di Ebe Ciampalini Balestri dal titolo “Il punto Tavarnelle e dintorni”. (Cinzia Dugo) 

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