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Teatro dell’Opera di Firenze, il Maestro Xu Zhong emoziona e convince Spettacoli

Firenze – Un programma eclettico ma alla fine ben congegnato quello portato sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Firenze dal Maestro Xu Zhong , non nuovo alla conduzione dell’Orchestra del Maggio ma per la prima volta nella nuova casa dell’orchestra. In una serata difficile, segnata dai cruenti attentati di Parigi, una voce fuori campo invita il pubblico a osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime del terrorismo internazionale, doverosa riflessione anche in un contesto di svago come quello di un concerto. Poi il Maestro entra e in inglese descrive brevemente il primo brano della serata, I cinque elementi ,del conterraneo Chen Qigang, compositore cinese, classe 1951, che però ha affinato le sue conoscenze sotto la guida di Olivier Messian che di lui è stato tra i suoi ultimi allievi. Cinque delicate miniature che hanno per oggetto l’acqua, il legno, il fuoco, la terra, i metalli, brani tutti giocati su impasti atipici per l’orchestra occidentale, con predominanza di strumenti a percussione: marimba , xilofono, fiati, legni, gli archi per lo più incaricati di sottostare a mo’ di pedale, come un tappeto sonoro. Si evocano i suoni del creato e si tratteggia una filosofia della natura amica dell’uomo, gentile e tenera nelle sue screziate manifestazioni timbriche.

Gesto ampio e chiaro, Xu Zhong non delude neanche quando si siede al pianoforte, in veste di solista, per il Concerto n.2 in si bem. mag. Op. 19 di Ludwig van Beethoven, che esegue con finezza e particolarità di dettagli dividendosi generosamente tra le sue doti di virtuoso e la direzione, sempre accurata e attenta. L’ultima parte del concerto, dopo la contemporaneità e il repertorio classico, è dedicata alla musica del Novecento con l’esecuzione della Nona Sinfonia di Dmitrij Šostakovič. Energia e slancio a profusione con un’orchestra in grande spolvero che tratteggia senza eccessi le graffianti atmosfere del compositore russo. Alla fine applausi convinti alla volta di tutti gli esecutori, massimamente per i solisti che hanno dato prova ancora una volta delle loro magistrale bravura.

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