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Teatro dell’Opera, l’Arlesienne di Bizet in forma semiscenica Spettacoli

Firenze – Un’originale versione in forma semiscenica dell’Arlésienne di George Bizet viene proposta mercoledì 4 marzo al Teatro dell’Opera (ore 20.30) dall’Orchestra e dal Coro del Maggio Musicale Fiorentino con la direzione del Maestro Lorenzo Fratini. Non si tratta della consueta Suite che il compositore approntò all’indomani del grande successo ottenuto dal dramma di A. Daudet di cui la musica è la colonna sonora, bensì di tutta la partitura così come l’autore la concepì allorché il lavoro fu rappresentato nell’ottobre del 1872 al Theatre de Vaudeville di Parigi . Alla pari di altrettanto famose partiture nate per la prosa come l’Egmont di Beethoven, il Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn, il Peer Gynt di Edvard Grieg, l’Arlesienne ha una sua nobiltà che il tempo non ha intaccato, tanto da diventare un pezzo autonomo di musica. A parlarne è il Maestro del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, orgoglioso di riproporre integralmente la partitura in versione originale, quella per soli 26 strumenti, un’operazione che in Italia “sarà stata eseguita con questa modalità solo tre o quattro volte”. Si tratta in questo caso di uno spettacolo vero e proprio con l’attore Luca Tironzelli nel ruolo di voce recitante e “ una recitazione in forma semiscenica: il coro in fila sul proscenio, sul bordo della buca d’orchestra. Ci saranno degli effetti di luce, con i professori d’orchestra in posizione ribassata. L’opera presenta una grande varietà di generi musicali,- dice ancora Lorenzo Fratini- c’è il melologo: cioè l’attore che recita con delle musiche di sottofondo, ci sono poi delle parti di sola recitazione e altre solo di musica anche solistica, come nell’ intermezzo che ha un bellissimo assolo di sassofono contralto. In questa rappresentazione abbiamo scelto di recitare e cantare in italiano, perché sarebbe difficile, altrimenti, seguire la storia in francese».

“Per comporre la colonna sonora di questo dramma in prosa, Bizet saccheggiò a piene mani la musica popolare, con marcette e canzoni provenzali- aggiunge il Maestro Fratini- Il coro ha un ruolo particolare: pensato originariamente come un coro fuori scena, che canta felice per la festa di Sant’Egidio, il patrono del villaggio, è fondamentale per creare una forte tensione drammatica di commento alla vicenda personale del povero Frédéric, promesso sposo a Vivette, che invece si consuma di passione per una bella e sensuale Arlesiana. Al culmine della festa si compie il dramma della gelosia che porterà il protagonista al suicidio”. Una storia che ricorda da vicino quella di Carmen, che Bizet comporrà tre anni dopo, proprio mentre l’autore lavorava alla trascrizione in suite orchestrale dell’Arlésienne.

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