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Teatro: la Mandragola, il potere manipola l’animo umano Opinion leader, Spettacoli

Firenze – Un prezioso “spettacolo da camera” è questa Mandragola in scena al Teatro Niccolini con la compagnia dei Nuovi e la regia di Marco Baliani. Non perché si svolge nella deliziosa bomboniera del più antico teatro d’Europa, né perché sono minimalisti attrezzi e scene mentre l’azione si svolge come in uno schermo ridotto nei limiti di un tragicomico interno familiare.

Baliani e i suoi giovani attori sono riusciti con pochi tratti di talento ed entusiasmo a raccontarci la commedia più famosa di Niccolò Machiavelli che è l’allegoria del capolavoro del segretario fiorentino, il capostipite della scienza politica della modernità.

Vi si racconta come la vita quotidiana, le aspirazioni dell’uomo, i suoi desideri entrino in un gioco del potere dove l’intelligenza e l’interesse congiurano sempre in vista di un fine, che non è mai diretto a un bene comune e, del resto, che cos’è il bene se non l’equilibrio degli interessi e delle pulsioni? « … e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine », come scrive in uno dei passaggi più noti del Principe.

Ma è davvero solo questo, il raggiungimento del fine per quanto spregevole sia, ciò che dà significato e stabilità alle comunità degli esseri umani? Baliani ne dubita e ci offre un finale che mette in evidenza che la realtà va oltre il cinismo scientifico machiavellico.

L’ euforia dei convitati, ingannatori e ingannati, ingenui e astuti, coglionati e coglionanti, dove sembra che tutti abbiano avuto ciò che volevano, soldi sesso e potere (compreso il credulone Nicia) si smorza in una sorta di paralisi collettiva, come se improvvisamente tutti si rendessero conto che tutto quanto è stato detto e fatto è frutto della parte peggiore della natura umana. E il tavolo imbandito si rovescia: l’apparente ordine si scompone nel caos di piatti e bicchieri che cadono a terra.

“La commedia va letta come un prototipo del Principe in forma teatrale”, dice Baliani ed è per questo che ce l’ha rappresentata come “dramma sociale” con un coro muto e danzante con i gesti meccanici, ripetitivi come quelli dei danzatori di Pina Bausch e perciò inquietanti che accompagnano i protagonisti.

E’ questo contesto sociale che in qualche modo condiziona verso il basso le loro azioni: “Gli esseri umani – ancora Baliani – aspirano a vedere risolte e soddisfatte le loro passioni e a tal fine sono disposti a tutto…Un atteggiamento criminale e direi anche contemporaneo: il comportamento dei clan, delle mafie del familismo italiano aspira a far sì che ogni tipo di vogli o di desiderio venga soddisfatto anche scelleratamente”.

L’allestimento scenico permette agli spettatori di concentrarsi su questa parabola che mette anche in evidenza la qualità attoriale alla quale sono giunti i neodiplomati della Scuola ‘Orazio Costa’ della Fondazione Teatro della Toscana, riuniti sotto il nome dei Nuovi: Maddalena Amorini, Francesco Argirò, Beatrice Ceccherini, Davide Diamanti, Francesco Grossi, Filippo Lai, Athos Leonardi, Claudia Ludovica Marino, Laura Pinato, Nadia Saragoni, Sebastiano Spada, Filippo Stefani, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe.

Le scene, realizzate dal Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola, e i costumi sono di Carlo Sala. Una produzione Fondazione Teatro della Toscana. La Mandragola ha inaugurato il nuovo teatro laboratorio dove si sperimenta il teatro del futuro, è stato detto. L’inizio è molto promettente.

(fino a domenica 22 aprile)

 

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