energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Teatro San Miniato: vita e storia del Cenacolo di Leonardo Spettacoli

San Miniato – Che fine ha fatto il Cenacolo di Leonardo? Scherzandoci un po’ diciamo che ha fatto la fine di Christo. Non sulla croce (non sarebbe poi così peregrino) ma impacchettato. Incartato alla maniera appunto di Christo, l’artista bulgaro/americano che di questa tecnica ha fatto il suo marchio di fabbrica (valga per tutti il clamoroso imballaggio del Reichstag, Berlino 1995).

E’ un po’ quello che fa Michele Sinisi. Che, prendendo spunto dal cinquecentenario della morte di Leonardo, su invito dell’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, elabora una partitura drammatica in 12 quadri più uno (producono Elsinor e Teatro di Roma) che l’altra sera ha debuttato nel tradizionale scenario di piazza del Duomo, a chiusura della Festa del Teatro numero 73.

L’affresco che Leonardo realizzò sul finire del Quattrocento per il refettorio del convento adiacente la basilica milanese di Santa Maria delle Grazie, fu per così dire il frutto di una audace  sperimentazione pittorica. Qualcosa che, al di là delle intemperie  e dell’usura del tempo che naturalmente ne intaccavano l’integrità, muoveva tecnicamente verso una idea rivoluzionaria di dissolvenza.

Il disfacimento progressivo dell’opera d’arte (del manufatto) come intuizione estrema della caducità umana. E di conseguenza anche del Cristo fattosi uomo. Inquadrato collegialmente nel suo finale di partita. L’ultima cena. Irripetibile atto di condivisione e partecipazione. Non ce ne saranno altre. Sospeso sul fondo a mezz’aria, imballato in un cartoccio di cellophane appena trasparente che più dei volti restituisce le sagome, i profili, il Cenacolo messo in scena da Sinisi è il convitato di pietra.

Fra un essere e non essere che incarna il genio leonardiano mentre dialoga con la presenza/assenza di chi sedeva a quella tavola. Che non sono solo gli apostoli, ma siamo tutti noi, spettatori e osservatori. Fedele al suo credo di metteur en scène “ingombrante”, ancora una volta Sinisi opta per l’abbondanza. Un vaso di Pandora traboccante ritmo e invenzioni.

E del vuoto leonardiano fa un pieno di voci, musiche, canti, passi e passerelle, appelli, riflessioni, elaborazioni e elucubrazioni. Un intreccio di storie, cronache, aneddoti, resoconti (dalla prima cena dei frati di fronte all’affresco appena ultimato, all’arrivo delle truppe napoleoniche che usano le facce degli apostoli come bersagli per ammazzare il tempo, dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e ai successivi interventi di restauro), fra il quotidiano e il metafisico, il neo realismo zavattiniano e la visionarietà felliniana, fra uno scrosciar di pioggia e un trillar di segreterie telefoniche. In poco più di un’ora, senza un attimo di tregua, con tambureggiante sincronia riflettendo su arte tempo vita verità spiritualità sacralità. Ancora fino a domani.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »