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Teatro: storia di Dareen, con la poesia contro la violenza Spettacoli

Firenze – Un pezzo di teatro documentario di grande intensità lancia un messaggio di pace e resistenza non violenta. E’ la storia di Dareen Tatour, poetessa palestinese condannata  dalle autorità israeliane per “incitamento alla violenza”, per le sue poesie e i post pubblicati su Facebook, raccontata da Einat Weizman autrice teatrale israeliana, attrice e attivista.

La pièce è stata presentata ieri sera 4 aprile, al Teatro Cantiere Florida nell’ambito del festival Middle East Now, in corso di svolgimento a Firenze, evento speciale della rassegna Materia Prima della compagnia Murmuris  giunta alla sesta edizione.

“Dareen T.“ è il frutto dell’incontro fra le due donne nel periodo di arresti domiciliari, con i quali la poetessa ha finito di scontare una pena di cinque mesi comminata dal tribunale israeliano (arrestata nel maggio 2018 rilasciata nel settembre successivo).

Alternando il lungo monologo in lingua ebraica (con sottotitoli in italiano) a immagini video, Einat ha tenuto sospeso il pubblico interpretando in prima persona sia il racconto di Dareen, sia i diversi momenti  del suo incontro con lei: l’intervistatrice gradualmente si identifica con le sofferenze subite nel carcere e il rifiuto dell’ingiustizia subita della sua interlocutrice.

In questo modo la regista attrice diventa mediatrice del messaggio di pace del suo personaggio per tutti coloro che si ribellano contro il potere e l’arbitrio che impediscono di esprimere sentimenti e umanità attraverso la poesia.

“Ci sono molti modi per esprimere resistenza all’occupazione attraverso l’arte. Per me l’arte è diventata l’unica arma pacifica disponibile per esprimere e trasmettere al mondo le mie sofferenze. La resistenza attraverso l’arte, o come mi piace chiamarla la “resistenza bianca”, è quando l’arte si manifesta essa stessa come forma di lotta”, ha scritto Dareen Tatour nel febbraio scorso.

La poetessa fu arrestata per aver pubblicato una poesia  su YouTube “Resisti popolo mio, resisti a loro”, parole che furono usate come colonna sonora di immagini che mostravano scontri fra giovani palestinesi e militari israeliani. La sua incarcerazione è stata condannata da diverse organizzazioni come attacco contro la libera espressione del pensiero.

 

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