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Tecnici e supertecnici: il governo lancia un forte segnale di incertezza Innovazione

Quando vediamo che il conclamato governo della salvezza – quello degli scolari che sanno compitare a casa e fare i conti come altri non hanno mai saputo fare prima in nome del rifiuto della politica – nomina tre esperti i quali, per il fatto che i governanti sono gli “esperti” per assunto categoriale, suona come rimedio alla loro capacità di elargire esperienza.
Mario Monti, uomo di consigli di facoltà e di gestione accademica, segue l’unico canone che conosce. E così, in Italia, dopo il trio Lescano, i tre più tre di Nora Orlandi, il trio Marchesini-Solenghi-Lopez e quelli calcistici, storici, formati dagli argentini Maschio, Angelillo e  Sivori e dagli svedesi Green, Nordhal e Liedholm, abbiamo i tre super salvatori nelle persone di Enrico Bondi, Francesco Giavazzi e, udite udite, Giuliano Amato cui, come il collezionista di ossa, mancava questa incombenza da aggiungere a quella di presidente della Treccani e del comitato per il 150°.
Tralasciando lo specifico cui ognuno di loro si dovrà occupare, colpisce il dato politico che conferma come il governo Monti non sappia dove sbattere la testa considerato che gli ambiti di cui si deve occupare la nuova trimurti riguardano questioni squisitamente politiche che richiedono iniziative tipiche di un governo che governi e non si limiti a mettere tasse e fare discorsi. Questi, oramai, sembrano interessare solo Casini il cui disegno politico sembra fortemente compromesso dalla ripresa di campo di Berlusconi e dalla reazione, confusa e rabbiosa, della nuova Lega maroniana.
Intendiamoci: che il Governo possa avvalersi di personalità qualificate per il governo del Paese non deve destare scandalo. Che Enrico Bondi sia una persona au dessus de la melée è fuori discussione anche se, per quanto deve occuparsi, ossia dei centri di spesa, egli si troverà ad avere come interlocutore il governo che dovrebbe padroneggiare già il problema; confusione e fallimento politico si coniugano con perfezione geometrica. Francesco Giavazzi poi – quello che quando scoppiò la crisi dei subprime che ha segnato l’inizio della più grande crisi inferta dal capitalismo al mondo attuale, da iperliberista qual è, disse che in fondo non si trattava di un grande male poiché i colpiti dell’oggi sarebbero stati i favoriti dell’ieri – cosa sia l’economia un giorno qualcuno lo dovrà pur spiegare – dovrà fornire al presidente del consiglio e al ministro dell’economia “analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese.” In altri termini, dovrà dare al Paese ciò che il suo governo dovrebbe già avere: una visione della politica industriale e il senso della sua interpretazione. Giuliano Amato, poi, si dovrà occupare dei fondi ai partiti. Viene da domandarsi se, oltre a sedere a Palazzo Chigi e pure in Senato con il laticlavio a vita, Mario Monti abbia il senso della misura e di ciò che deve essere un presidente del consiglio. Amato di partiti se ne intende; soprattutto del loro dissolvimento, se si considera la vicenda di quello socialista, ma cosa potrà fare se non chiacchiere dopo che la stessa commissione Giannini è stata costretta a gettare la spugna? Ma il governo che idee ha in merito a quanto incaricati Bondi, Giavazzi e Amato? Speriamo, relativamente a quest’ultimo, che abbia dimesso la calza maglia nera modello Batman che un giorno indossò per infilarsi di notte, quatto quatto, quando le banche erano chiuse, nei conti correnti degli italiani!
Ora, di là di ogni battuta, è chiaro che questo governo sbanda pericolosamente. Monti non manca, con tanto di cipiglio accademico accentuato, di proclamare che non ha sentito i partiti; non è una prova di forza, bensì di incapacità di governo e pure di arroganza nel concepire il medesimo tanto che ha commesso un errore politico di ordine strategico mettendo in un angolo il Pdl il quale sull’Imu ha ragione considerato anche che non si è ancora capito come essa si realizzi. E poi c’è il problema delle frequenze tv sulle quali, a torto o a ragione, Berlusconi  non starà fermo.
Rimane il dato di fondo, tutto italiano, triste e ridicolo come sono tante vicende nostrane: ma se il governo dei tecnici ha bisogno di supertecnici che tecnici sono quelli al governo? Con la nomina di Bondi, Giavazzi e Amato, il governo, dopo aver chiesto tanti, troppi voti di fiducia al Parlamento, si è sfiduciato da solo. Altro che crescita; ciò che cresce, insieme alle tasse, è solo la confusione e l’implosione della democrazia; ma prima, ad ottobre, arriverà quella dell’Iva. 


Paolo Bagnoli

Foto: http://tg24.sky.it/tg24/politica/photogallery/2012/05/01/enrico_bondi_commissario_governo_monti.html
 

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Tecnici e supertecnici: il governo lancia un forte segnale di incertezza Opinion leader

Quando vediamo che il conclamato governo della salvezza – quello degli scolari che sanno compitare a casa e fare i conti come altri non hanno mai saputo fare prima in nome del rifiuto della politica – nomina tre esperti i quali, per il fatto che i governanti sono gli “esperti” per assunto categoriale, suona come rimedio alla loro capacità di elargire esperienza.
Mario Monti, uomo di consigli di facoltà e di gestione accademica, segue l’unico canone che conosce. E così, in Italia, dopo il trio Lescano, i tre più tre di Nora Orlandi, il trio Marchesini-Solenghi-Lopez e quelli calcistici, storici, formati dagli argentini Maschio, Angelillo e  Sivori e dagli svedesi Green, Nordhal e Liedholm, abbiamo i tre super salvatori nelle persone di Enrico Bondi, Francesco Giavazzi e, udite udite, Giuliano Amato cui, come il collezionista di ossa, mancava questa incombenza da aggiungere a quella di presidente della Treccani e del comitato per il 150°.
Tralasciando lo specifico cui ognuno di loro si dovrà occupare, colpisce il dato politico che conferma come il governo Monti non sappia dove sbattere la testa considerato che gli ambiti di cui si deve occupare la nuova trimurti riguardano questioni squisitamente politiche che richiedono iniziative tipiche di un governo che governi e non si limiti a mettere tasse e fare discorsi. Questi, oramai, sembrano interessare solo Casini il cui disegno politico sembra fortemente compromesso dalla ripresa di campo di Berlusconi e dalla reazione, confusa e rabbiosa, della nuova Lega maroniana.
Intendiamoci: che il Governo possa avvalersi di personalità qualificate per il governo del Paese non deve destare scandalo. Che Enrico Bondi sia una persona au dessus de la melée è fuori discussione anche se, per quanto deve occuparsi, ossia dei centri di spesa, egli si troverà ad avere come interlocutore il governo che dovrebbe padroneggiare già il problema; confusione e fallimento politico si coniugano con perfezione geometrica. Francesco Giavazzi poi – quello che quando scoppiò la crisi dei subprime che ha segnato l’inizio della più grande crisi inferta dal capitalismo al mondo attuale, da iperliberista qual è, disse che in fondo non si trattava di un grande male poiché i colpiti dell’oggi sarebbero stati i favoriti dell’ieri – cosa sia l’economia un giorno qualcuno lo dovrà pur spiegare – dovrà fornire al presidente del consiglio e al ministro dell’economia “analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese.” In altri termini, dovrà dare al Paese ciò che il suo governo dovrebbe già avere: una visione della politica industriale e il senso della sua interpretazione. Giuliano Amato, poi, si dovrà occupare dei fondi ai partiti. Viene da domandarsi se, oltre a sedere a Palazzo Chigi e pure in Senato con il laticlavio a vita, Mario Monti abbia il senso della misura e di ciò che deve essere un presidente del consiglio. Amato di partiti se ne intende; soprattutto del loro dissolvimento, se si considera la vicenda di quello socialista, ma cosa potrà fare se non chiacchiere dopo che la stessa commissione Giannini è stata costretta a gettare la spugna? Ma il governo che idee ha in merito a quanto incaricati Bondi, Giavazzi e Amato? Speriamo, relativamente a quest’ultimo, che abbia dimesso la calza maglia nera modello Batman che un giorno indossò per infilarsi di notte, quatto quatto, quando le banche erano chiuse, nei conti correnti degli italiani!
Ora, di là di ogni battuta, è chiaro che questo governo sbanda pericolosamente. Monti non manca, con tanto di cipiglio accademico accentuato, di proclamare che non ha sentito i partiti; non è una prova di forza, bensì di incapacità di governo e pure di arroganza nel concepire il medesimo tanto che ha commesso un errore politico di ordine strategico mettendo in un angolo il Pdl il quale sull’Imu ha ragione considerato anche che non si è ancora capito come essa si realizzi. E poi c’è il problema delle frequenze tv sulle quali, a torto o a ragione, Berlusconi  non starà fermo.
Rimane il dato di fondo, tutto italiano, triste e ridicolo come sono tante vicende nostrane: ma se il governo dei tecnici ha bisogno di supertecnici che tecnici sono quelli al governo? Con la nomina di Bondi, Giavazzi e Amato, il governo, dopo aver chiesto tanti, troppi voti di fiducia al Parlamento, si è sfiduciato da solo. Altro che crescita; ciò che cresce, insieme alle tasse, è solo la confusione e l’implosione della democrazia; ma prima, ad ottobre, arriverà quella dell’Iva.


Paolo Bagnoli

Foto: http://tg24.sky.it/tg24/politica/photogallery/2012/05/01/enrico_bondi_commissario_governo_monti.html

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