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Tenuta di Rimigliano, quasi scongiurato il pericolo cemento Ambiente

Sembra che qualcosa simile alla parola “fine” sia stata pronunciata in merito alla “variante mattonara” approvata dal consiglio comunale del comune di San Vincenzo in provincia di Livorno circa la storica tenuta di Rimigliano.
E’ infatti arrivata ieri 27 febbraio la risposta della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana (l’organo del Ministero per i beni e attività culturali che coordina gli Uffici ministeriali periferici) ai ricorsi contro la delibera consigliare n.83 del 3 ottobre 2011: non c’è la procedura Vas e dunque la variante urbanistica approvata dal consiglio comunale è illegittima.

Perché? La procedura Vas, o meglio procedura di valutazione ambientale strategica, è un passaggio obbligato previsto dalla legge, come tale la sua presenza è assolutamente necessaria ai fini della validità dell’atto.
Infatti, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana ha comunicato con nota prot. n. 3523 di ieri, 27 febbraio 2012, che non è mai stata correttamente avviata la relativa necessaria procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) e “che … in mancanza del corretto iter previsto dalla normativa vigente, qualunque opera va considerata illegittima”.

Ma cosa contiene di così terribile la variante urbanistica approvata in via definitiva dal consiglio comunale di San Vincenzo? Consentirebbe di realizzare all’interno della Tenuta di Rimigliano 16.600 metri quadrati di villette e un hotel di settantacinque camere, con conseguente consumo di suolo e snaturamento della vocazione agricola della tenuta, peraltro tornata in funzione dal 2005.
I ricorsi contro la variante urbanistica del comune di San Vincenzo che consentiva l’avverarsi di un progetto turistico-edilizio in una zona tutelata con vincolo paesaggistico (decreto del 2004, si tratta di una delle più belle e significative aree della costa toscana) sono stati presentati a varie riprese dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico  onlus (11 novembre 2011, 16 gennaio 2012).
Già in precedenza, a seguito di un ricorso dello stesso Grig del 27 luglio 2011, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana aveva chiesto alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Pisa di svolgere i necessari accertamenti e  si era constatato che presso il Comune di San Vincenzo non risultava attivata la  procedura di Valutazione Ambientale Strategica necessaria per porre in essere la variante al Regolamento Urbanistico riguardante la Tenuta di Rimigliano.

Nel marzo 2011 la Regione Toscana aveva inoltrato una lista di osservazioni circa la volumetria delle opere previste, la mutazione di destinazione degli edifici esistenti nell’area, oltre una serie di richieste che conducevano a modfiche approfondite della variante urbnistica approvata.

Ma, nel dicembre 2011, sul Bollettino Ufficiale della Regione viene pubblicata una mozione (il 6 dicembre 2011, n.289) del consiglio regionale riguardante la Tenuta di Rimigliano, e precisamente la delibera del consiglio comunale di San Vincenzo n.83 del 3 ottobre 2011, che impegnava la giunta regionale “ad accertare che le osservazioni a suo tempo presentate siano effettivamente state seguite e applicate; a riferire al Consiglio regionale l’esito delle suddette osservazioni e le eventuali azioni che intenderà intraprendere qualora venga accertato che il Comune di San Vincenzo non ha rispettato le indicazioni.”
Nel testo completo della mozione si leggeva: “Considerato che, dalle dichiarazioni del Garante regionale della Comunicazione nel governo del territorio,Prof. Massimo Morisi, sembra che il Comune di San Vincenzo non abbia tenuto conto delle osservazioni della Regione e, anzi, abbia agito contra legem con “condoni mascherati”, il Consiglio comnale con la mozione impeganva la giunta regionale  “ad accertare che le osservazioni a suo tempo presentate siano effettivamente state seguite e applicate; a riferire al Consiglio regionale l’esito delle suddette osservazioni e le eventuali azioni che intenderà intraprendere qualora venga accertato che il Comune di San Vincenzo non ha rispettato le indicazioni”.

A questo punto, dopo la risposta (assenza della procedura Vas che rende illegittima la stessa delibera consigliare) della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, rimangono solo due vie: da un lato, insistendo il Comune di San Vincenzo, si potrebbe aprire la strada alla “conferenza paritetica interistituzionale”, prevista dalla legge regionale Toscana n. 1/2005 qualora vi siano contrasti fra atti di pianificazione regionali e comunali; dall’altro, lo stesso consiglio comunale di San Vincenzo potrebbe ritirare la delibera di variante urbanistica approvata in via definitiva.
Tertium molto difficilmente datur.

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