energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Terme Petriolo nel degrado, Italia Nostra blocca esposto: “Pronti al confronto per salvare il sito” Ambiente

Firenze – L’esposto rimane lì, sul tavolo, nel ruolo della classica pistola fumante, ma la cosa più importante, come dice Italia Nostra, l’associazione ambientalista che ha preso a cuore la sorte di uno dei più importanti, antichi e suggestivi centri termali della regione, è mettere in essere la possibilità di rimettere in “salute” la Terme. Con tutto il loro carico di storia ma anche di utilità e la valenza di potenziale “innesco” per lo sviluppo per l’economia locale che posseggono.

Tuttavia, anche se l’esposto è ora congelato, tuttavia i dubbi circa eventuali violazioni di normative vigenti, al codice dei Beni culturali e del paesaggio rimangono intatti. E il punto particolare su cui la richiesta di Italia Nostra alle autorità competenti ruota, è “rilevare l’inosservanza delle prescrizioni che la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Siena e Grosseto aveva dettato nel luglio 2013 a Unipol, proprietaria dell’area e della chiesa, ad ANAS e alla ditta costruttrice Strabag a tutela dello storico complesso Bagni di Petriolo, per la costruzione del nuovo viadotto sul Farma (nel bacino dell’Ombrone) proprio a ridosso delle terme. Italia Nostra chiede anche di accertare se sussistano eventuali violazioni in ordine al mancato intervento da parte degli enti preposti alla tutela del patrimonio culturale, nonché alla tutela dell’incolumità pubblica”.

Anche perché Italia Nostra in mano le sue carte ce le ha già.

petriolo 1 E si tratta dei risultati di perizie fatte eseguire lo scorso mese di luglio da Italia Nostra Siena e Amici Bagni di Petriolo. Perizie da cui emergerebbero, come spiega Maria Rita Signorini, membro fiorentino del consiglio nazionale dell’associazione ambientalista e come si legge nel materiale consegnato alla stampa, “ripetute violazioni alle misure cautelative, per prevenire il rischio cui tale patrimonio storico-artistico sarebbe stato esposto per la realizzazione e l’uso della strada di cantiere (a oggi si calcola che da quella strada, costruita proprio a ridosso della chiesa, siano transitati oltre 500 autobotti che hanno scaricato più di 5mila metri cubi di cemento per la realizzazione del viadotto e altro ancora ne deve essere trasportato)”. Non solo: secondo quanto rilevato da Italia Nostra, la situazione corrente contiene anche forti rischi per l’incolumità pubblica, “poiché non sono state messe in sicurezza porzioni di mura e di altre parti interessate dal cantiere”.

E così, da nuovi sopralluoghi emergerebbero nuove criticità, ad esempio circa gli interventi sulla chiesa e le sottostanti vasche che hanno carattere provvisorio, spesso incompleto; sulla messa in sicurezza della cinta muraria a lato del fiume, che è stata rimandata a data da definirsi, “anche se vi è – dice l’associazione – un oggettivo pericolo per i bagnanti nelle vasche e nel fiume”.

Un rischio, quello rilevato da Italia Nostra, che non si limita al degrado inevitabile dell’intera struttura causa incuria, ma riguarda anche l’inosservanza che l’associazione sostiene di aver registrato, circa l’integrità dell’intero sito legata a vibrazioni e rumori forti. Per dirla semplicisticamente, traffico, e traffico pesante. Eppure, dice Italia Nostra, le prescrizioni c’erano eccome e andavano oltre al preventivo invito a “realizzare la strada di cantiere lontano dai beni tutelati”. Tant’è vero che “venivano prescritti l’installazione di strumenti di monitoraggio per registrare le vibrazioni del terreno (ora disattivati) interventi di messa in sicurezza e manutenzione delle antiche strutture, l’adozione di presidi di protezione come puntellamenti, misure anti-urto, e antivibrazioni delle pavimentazioni. Veniva disposto, inoltre, di regolare la velocità massima e il numero massimo giornaliero di passaggio dei mezzi di cantiere. Tutte le misure di prevenzione dovevano essere compiute prima dell’inizio dei lavori in modo da prevenire ed evitare dissesti ai beni tutelati, non a registrarli a danno avvenuto. Invece, i lavori e il passaggio di pesanti camion sono continuati senza interruzione, mentre gli interventi di messa in sicurezza sono stati rimandati, parzialmente eseguiti o nemmeno iniziati”. Senza peraltro, come sottolinea Italia Nostra, che questo abbia indotto interventi da parte degli enti funzionali alla tutela ambientale.

terme di petriolo 2

E dunque? Dunque, la situazione ad oggi continua a essere quella di un complesso storico importante (risale all’età etrusca e romana, ma nel Medioevo venne fortificato assumendo così la rara natura di un complesso sì termale, ma atto a sostenere assalti) a forte rischio. Rischio che tra l’altro, informa Italia Nostra, potrebbe crescere ancora: “nei prossimi mesi è previsto infatti un aumento del traffico pesante dei mezzi impegnati nella demolizione dell’attuale viadotto, con conseguenze per il complesso che potrebbero essere fatali – incalza l’associazione ambientalista – per queste ragioni nell’estremo tentativo di salvare il complesso monumentale, Italia Nostra giocherà ogni carta a sua disposizione a partire dalla richiesta di un incontro urgente con UNIPOL proprietaria dell’area, con le autorità preposte alla pubblica incolumità, con gli enti locali con lo stesso Ministero per i beni culturali e il turismo”.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »