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Terre di scavo, incontro al Ministero dell’Ambiente Cronaca

Firenze – Rimane sul tavolo, il grosso problema delle terre e rocce di scavo. Sabato scorso si è conclusa la “consultazione pubblica” che il Ministero dell’ambiente ha concesso ai cittadini per esprimere un loro parere sulla nuova bozza di regolamento per terre e rocce di scavo. Un passaggio importante anche per Firenze, dal momento che i lavori per il Passante TAV fiorentino sono fermi,  impediti dalle difficoltà di smaltimento dei prodotti della fresa

Fra i asoggetti intervenuti all’incontro, anche il Comitato No Tunnel TAV di Firenze, che ha segnalato i rischi e le anomalie riscontrate nella bozza.

“Tutto il questionario – è l’opinione dei No Tav fiorentini – è incentrato sulla necessità quasi isterica di “semplificare” le procedure più che di verificare se verrà rispettato l’ambiente dalle norme proposte. Questo atteggiamento, tipico anche di questo governo, nasce da un voluto equivoco che attribuisce a lacci e lacciuoli burocratici il fatto che le grandi opere inutili trovino in Italia così gravi impedimenti e spesso restino incompiute; in realtà, come ha ammesso addirittura anche il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in una intervista rilasciata a Report (20 dicembre), i gravi problemi nella realizzazione delle infrastrutture nascono soprattutto da una pessima progettazione; il caso fiorentino è esemplare e dimostra come un progetto raffazzonato, nato solo per favorire imprese amiche, crei comunque allungamenti dei tempi e aumenti dei costi molto graditi dai costruttori stessi”.

Fra i passaggi “mancati”, i No Tav fiorentini segnalano il punto che riguarda le “gravi carenze” del decreto 
 161/2012. Infatti, la nuova bozza non sanerebbe le deficienze del decreto in questione. Decreto che, seppur in via di abrogazione, resterebbe confermato nella successiva legge 69/2013. Ebbene, le criticità che comunque rimarrebbero in essere sono in buona sostanza due. Da un lato, il fatto che la legge preveda che  nelle terre da considerare sottoprodotto ci possano essere componenti estranei (quali cemento, asfalto, additivi, eccetera), e che i componenti inquinanti siano da considerare su tutta l’entità delle terre prodotte e non con una campionatura costante sulla terra prodotta. Un aspetto, quest’ultimo, dicono i No Tav, che “può autorizzare smaltimento di materiali inquinanti e addirittura favorire lo smaltimento doloso di sostanze pericolose o nocive che verrebbero diluite in terre meno inquinate”.

Inoltre, incalzano i No Tav, “in tutta la bozza resta l’anomalia dei monitoraggi affidati ad autocertificazione o ad analisi prodotte dal costruttore che – anche a fronte del costante depotenziamento delle strutture di controllo (ARPA) – non garantiscono alcuna terzietà e controllo corretto”. Non solo: l’introduzione “generosa” del principio del silenzio/assenso, presente nella bozza, viene visto male dal Comitato, che ritiene “sarebbe foriero di pessimo futuro per l’ambiente in Italia”. Anche perché, conclude la nota, “tutto questo non crediamo rispetti le normative europee, anzi autorizzerebbe comportamenti a rischio.
I vari governi italiani si stanno distinguendo da anni per sommi sforzi tesi non a semplificare le normative, ma a deregolamentare il settore, rendere facile e possibile comportamenti scorretti a favore solo di costruttori con poco rispetto per ambiente e società”.

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