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Terziario in Toscana, buona l’occupazione ma ricavi in ribasso Economia

Firenze – Il quadro che emerge dall’analisi compiuta dall’Osservatorio congiunturale sul terziario in Toscana al primo semestre 2019, condotto da Format Research per conto di Confcommercio Toscana e presentata oggi (15 luglio 2019) a Firenze nella sede operativa dell’associazione di categoria, è pienodi luci e ombre. Intanto, il 71% delle imprese toscane (in termini assoluti: 188mila su 263.137, ad esclusione delle imprese agricole, gli studi professionali e le società finanziarie) è attivo nel terziario, ovvero nei settori commercio, turismo e servizi, che da soli contribuiscono per il 77% alla creazione del valore aggiunto regionale ed esprimono il 61% dell’occupazione.

E fin qui, niente da dire, anzi, si tratta di una conferma: per lo più (al 96%) sono piccole e piccolissime imprese con un massimo di nove addetti, che si confermano così vera e propria spina dorsale dell’economia toscana. Una ‘spina dorsale’ che  sembra però cominciare ad accusare qualche malanno: nei primi mesi del 2019 un’impresa su tre segnala una diminuzione dei ricavi. E con i ricavi, dicono dall’Osservatorio, cala anche il clima di fiducia, soprattutto per gli operatori del commercio al dettaglio, ormai da anni alle prese con la contrazione dei consumi interni, mentre i colleghi del turismo restano più ottimisti.

Procedendo nell’analisi, il terziario è l’unico comparto economico che si mantiene in crescita in Toscana, attenuando le perdite degli altri: sebbene infatti il saldo generale fra imprese nuove e cessate nel 2018 sia stato negativo (-661, 23.681 nuove contro 24.342 cessate), quelle di commercio, turismo e servizi sono aumentate di ben 1.929 unità (17.326 nuove contro 15.397 cessate).

Positivi anche i dati occupazionali, anche in virtù delle stabilizzazioni dei contratti già in essere: quattro imprese su cinque sostengono che nel primo semestre la situazione sia migliorata o consolidata.

Si mantiene invece piuttosto freddo il rapporto con le banche: meno di un’impresa su cinque (19%) ha fatto domanda di credito, nel 48% dei casi per esigenze di liquidità e di cassa, poi anche per effettuare investimenti. Due su tre si sono viste accettare la richiesta ed è un dato positivo, che testimonia l’affidabilità degli imprenditori anche secondo i criteri sempre più rigidi applicati dagli istituti di credito. Ma le condizioni sembrano irrigidirsi rispetto al passato.

I risultati dell’indagine sono disponibili anche a livello provinciale. “In ogni provincia toscana è proprio dal terziario che arriva il contributo più importante alla composizione del valore aggiunto: dal 69% di Prato all’85% di Grosseto passando per l’81% di Livorno e il 79% di Firenze e Massa-Carrara”, ha sottolineato il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, “segno che offre importanti opportunità di investimento per gli imprenditori, oltre che di autoimpiego per i giovani e quanti non riescono a collocarsi sul mercato del lavoro. Un equilibrio che si può mantenere solo se le istituzioni nazionali e locali, nella definizione delle strategie economiche, tengono presente la particolarità delle imprese del terziario. Di piccola dimensione nella maggior parte dei casi, con pochi dipendenti, faticano più delle altre ad ottenere credito ed hanno meno risorse per abbracciare l’innovazione. Vanno quindi traghettate verso il futuro con una serie di provvedimenti specifici, anche intervenendo sulla formazione”.

“Il terziario è una componente viva e vitale dell’economia toscana, ma non può essere lasciata a se stessa”, ha aggiunto Anna Lapini, presidente Confcommercio Toscana, “la crescita che l’ha interessata in questi anni è frutto di una serie di concause: il grande sviluppo del turismo e del “fuori casa”, che ha incrementato strutture ricettive e pubblici esercizi; l’esigenza sempre più marcata di servizi alla persona e all’impresa, soprattutto di alto contenuto tecnologico e innovativo; poi anche le perdite occupazionali della produzione, con tanti fuoriusciti che si sono rimessi in gioco come imprenditori in settori che, come il commercio, potevano offrire buoni risultati a fronte di investimenti anche modesti. Ora però la situazione si va saturando, per cui vanno tenuti in grande attenzione i segnali di malessere che arrivano anche dal terziario. Se i consumi interni non ripartono, il contraccolpo sarà duro, con l’export appeso al filo delle politiche internazionali. In questo senso, l’aumento dell’Iva aggraverebbe ulteriormente le cose”.

“A fronte di un clima di fiducia deteriorato, gli imprenditori del terziario della Toscana non hanno abbassato la guardia”, ha detto il presidente di Format Research Pierluigi Ascani, “a metà del 2019, e nonostante i risultati economici non brillanti a causa in primis della contrazione dei consumi, le imprese del commercio, del turismo e dei servizi tengono sul fronte dell’occupazione (l’indicatore al 30 giugno è pari a 44,3 contro una situazione dei ricavi con un indicatore pari a 38,5) e sul fronte degli investimenti: il 32,4% delle imprese toscane del terziario che chiedono credito alle banche lo fanno per finanziare i propri “investimenti” un dato pressoché doppio rispetto alla media nazionale. Il terziario in Toscana è artefice di buona parte del valore aggiunto della regione, ma lo scenario generalizzato di difficoltà (crisi di fiducia, crisi dei consumi) nel quale le imprese operano richiede la condivisione delle strategie di sviluppo del territorio con la politica, le amministrazioni pubbliche locali e delle altre componenti dell’economia”.

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