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Terzo settore, riordino e nuovo assetto: intervista al senatore Lepri Politica

Firenze – Dopo l’approvazione della Camera, il Disegno di Legge Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale giunge all’esame del Senato. Su questo importante testo legislativo abbiamo rivolto alcune domande al sen. Stefano Lepri, relatore di maggioranza, che illustra il testo arrivato alle battute conclusive di un lungo iter, iniziato con una consultazione pubblica cui hanno partecipato oltre mille soggetti, da persone fisiche a organizzazioni di terzo settore rappresentative delle differenti sensibilità e vocazioni.

 Lei ha detto che con questa legge il Terzo settore diviene un’espressione giuridicamente fondata… perché ?

 “Sino ad oggi “Terzo settore” è stata solo un’espressione sociologica, utilizzata per racchiudere un insieme di elementi eterogenei e ispirati a normative differenti. Con il testo proposto il Terzo settore diventa un’espressione giuridicamente fondata, un soggetto cui l’istituzione riconosce un ruolo centrale in aspetti strategici per lo sviluppo del Paese”.

 C’ è dunque anche un intento di semplificazione e di trasparenza

“Il testo giunto al Senato affronta in modo convincente questioni ereditate dagli anni passati, sia con l’obiettivo di semplificare l’operatività di chi è impegnato in queste attività, sia per rendere maggiormente identificabili le attività di terzo settore.

Inoltre, sono poste le basi per poter realizzare un’attività di verifica, monitoraggio e controllo delle organizzazioni di terzo settore, utile ad evitare o quanto meno a limitare abusi che hanno esiti mortificanti per le tantissime persone che nel terzo settore operano mosse da autentico spirito di solidarietà e per i cittadini che in tali organizzazioni confidano”.

 E si fissano anche delle incompatibilità, per segnare l’autonomia del terzo settore dalla politica

 “All’art. 1 sarà opportuno precisare che l’esclusione dal terzo settore di formazioni e le associazioni politiche, sindacati e associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche vale anche per enti strumentali ad esse collegati, quali ad esempio le fondazioni legate a partiti o a loro esponenti.

Inoltre, all’art. 5 sarà ragionevole valutare una riorganizzazione dei Centri di servizio del Volontariato, che incida sulle attuali criticità, prefigurando soluzioni per le quali sia previsto l’incompatibilità, in entrata e in uscita, tra i ruoli apicali nei centri servizi e l’assunzione di cariche politiche, definendo un periodo minimo tra la cessazione di un ruolo e l’eventuale assunzione di un ruolo nell’altro ambito”.

La sua relazione dedica attenzione non solo al mondo associativo ma anche alle fondazioni

“Ritengo utile considerare l’inserimento di previsioni relative alle fondazioni. Tra gli sviluppi più interessanti degli ultimi anni c’è appunto, quello delle della fondazione, soprattutto nella declinazione delle fondazioni di partecipazione. Va dato atto che nulla osta allo svolgimento, da parte delle fondazioni e delle associazioni, di attività stabile e prevalente d’impresa – anche se non ritengono di assumere la forma dell’impresa sociale; pertanto si applicherà la normativa dei libri V e VI del codice civile, con il divieto di distribuzione di utili”.

Si dice che la definizione di terzo settore poggia su quattro colonne. Quali?

“Le finalità solidaristiche e civiche, l’assenza di scopo di lucro e quindi la non distribuzione degli utili, il chiaro beneficio pubblico delle attività, l’utilità sociale indiscutibile dei settori in cui operare. La definizione è convincente a condizione di tener conto che, con la dizione “finalità solidaristiche e civiche” non si intende limitare il raggio dei settori di attività di utilità sociale.”

Insomma, non si tratta solo di un sostegno economico al Terzo settore

“I contenuti della delega sono molteplici e il progetto è ambizioso. Ci sarà un Codice unico semplificato che raccoglierà le norme. Le diverse leggi sul volontariato, le cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale, le Onlus, le imprese sociali risultano tra loro stratificate e quindi si intende armonizzarle. Si tratta di unificare le norme civilistiche e quelle fiscali. Con controlli migliori, trasparenza, buone pratiche. C’è la volontà di armonizzare e potenziare le misure di sostegno. I soggetti di Terzo settore si riconoscono dalla non distribuzione di utili, né in forma diretta né indiretta; dal fatto di operare in settori di chiara utilità sociale; dalla chiara finalità di interesse generale (publico mutual benefit). Ma la casistica è molteplice e non sono pochi i casi limite, con il rischio di comportamenti opportunistici. Se associazioni e fondazioni svolgono attività commerciale, lo dovranno fare in modo semplificato ma anche rafforzando la tutela dei terzi e la trasparenza”.

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