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Test, tamponi e medici di famiglia: la rete anti seconda ondata Cronaca, STAMP - Salute

Firenze – Una rete capillare di test sierologici per uno screening di massa che ha un solo obiettivo: andare a caccia dei 50 casi casi positivi ogni diecimila prove eseguite che possono mettere in crisi la ripresa dell’attività dopo il lungo lockdown.

Il governatore della Toscana Enrico Rossi ha presentato oggi il sistema di difesa che la regione ha approntato per scongiurare nuove ondate epidemiche. Un sistema che ovviamente è in fase di messa a punto a due giorni dalla fine dell’isolamento collettivo, ma che secondo Rossi promette di essere efficace.

Con una nuova ordinanza, la terza dedicata a questo aspetto, un atto che programma lo screening di massa, ha allargato le categorie che possono sottoporsi gratuitamente ai test sierologici: a quelle già indicate si aggiungono studenti nell’ambito sanitario, liberi professionisti, magistrati, maestri, insegnanti e personale della scuola di ogni ordine a grado.

L’obiettivo è di eseguire 500mila (di cui 120mila già fatti) test per uno screening che – ha detto Rossi – non ha una valenza solo di monitoraggio dell’epidemia, ma anche un obiettivo diagnostico. Chi viene trovato positivo agli anticorpi, segnale che è stato esposto al contagio, viene sottoposto subito al tampone che verifica lo stato attuale della malattia in base al quale il paziente eventuale entra nel trattamento terapeutico e nella quarantena.

I numeri dicono che su 10mila test, 300 sono i positivi e di questi 50 hanno la conferma di essere  in fase di decorso della malattia. Tutti i dati raccolti dai vari punti dove si effettua i test vengono registrati in un’app progettata e realizzata dai tecnici della Regione che permette di tenere sotto controllo la situazione in tempo reale. “Un’app che abbiamo regalato su richiesta anche ad altre regioni”, avverte con orgoglio il presidente.

Come grande rete di controllo capillare ci sono poi i medici di famiglia attraverso i quali passano coloro che per avere dei sintomi o essere stati a contatto con positivi. I medici di famiglia richiederanno il testo sierologico con la modalità ordinaria di richiesta di esami. Così – secondo Rossi – sono perfettamente organizzate le tre T della lotta al coronavirus in situazione di piena apertura: il test, il trattamento, la tracciabilità.

“Finora abbiamo retto bene e ora si sta tornando alla sanità ordinaria, al di fuori dell’emergenza”, ha commentato indicando nei presidi ospedalieri di Fivizzano e Pontremoli due casi eccellenza toscana nel modo di affrontare la pandemia: i due ospedali sono stati contagiati, ma le organizzazioni sanitarie locali sono intervenute così rapidamente che sono stati subito sanificati e sono diventati strumenti efficaci di ricoveri e cura per i malati di Covid-19.

Il problema più grave oggi? La carenza di reagenti per i test con i tamponi. Rossi ha sollecitato anche oggi il commissario Arcuri perché i reagenti siano forniti quanto prima. Altrimenti salta tutta la rete di protezione: “Non è il momento degli scaricabarile, come è accaduto per i fondi della cassa integrazione”.

Foto: Stefania Saccardi e Enrico Rossi (foto di Luca Grillandini)

 

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