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Testamento di Oriana Fallaci: continua la battaglia Notizie dalla toscana

La battaglia sul testamento di Oriana Fallaci è appena cominciata, ma si preannuncia spietata. Tutto si gioca sugli ultimi giorni di vita della giornalista e scrittrice che, a poche settimane dalla morte, dichiarò erede universale il nipote Edoardo Perazzi. Gli amici di Oriana narrano che quest’ultimo, figlio della sorella Paola, fu capace di prendere un aereo dall’altra parte del mondo solo per andarla a trovare un pomeriggio a New York e poi ripartire. Edoardo, ormai in cattivi rapporti con la sua famiglia, è stato indagato dopo l’esposto della madre e del fratello Antonio ed una settimana fa ha ricevuto la visita della Guardia di finanza. Le fiamme gialle erano alla ricerca dell’originale del testamento di Oriana Fallaci, ma in casa di Edoardo non hanno trovato alcunché. Come spiega lo stesso Perazzi, l’originale del documento è, infatti, a New York, dove è stato redatto. In casa Perazzi sono state trovate soltanto copie conformi ed altri documenti autografi della giornalista, che in ogni caso serviranno per la comparazione. La Procura di Firenze ha disposto una perizia calligrafica per stabilire se la firma in calce al testamento che lascia fuori la sorella Paola ed il nipote Antonio sia falsa. Gli avvocati Francesco Brizzi, Mario Taddeucci Sassolini e Filippo Bellagamba, legali dell’accusa, ritengono che la firma sia troppo perfetta per una donna malata ed ormai quasi completamente cieca. «La firma finta? – ha commentato invece l’erede – Non ho capito chi l’avrebbe fatta e come. Spero che qualcuno me lo spieghi. È un’accusa surreale. Quello è un documento ufficiale, c’erano dei testimoni». Che la vista della scrittrice e giornalista fosse sensibilmente diminuita negli ultimi periodi della sua vita, è testimoniato anche da una lesione al nervo ottico che viene documentata dai referti medici. «Non mi interessano i soldi – ha commentato la sorella Paola – ma l’eredità culturale e morale di Oriana. L’esposto è per voglia di giustizia. Lo faccio per lei, perché voglio che vengano rispettate le sue volontà, che non venga tradita la sua immagine». 

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