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Testo e musica di AI al festival della canzone taroccata Cultura

Parigi – False notizie ma anche false voci: sembrerebbe che viviamo in anni in cui dobbiamo guardarci dall’inganno su tutti i fronti, dall’informazione alla musica. Mentre sulle fake news l’allarme è stato ampiamente divulgato, meno siamo stati sensibilizzati sulle diavolerie che l’intelligenza artificiale (AI) potrebbe propinarci. Sui “sortilegi della musica truccata” si è ora soffermato il quotidiano londinese The Guardian incuriosito dalle questioni giuridiche e etiche che l’AI potrebbe sollevare nella musica con la Deepfake (come si chiamano i contenuti video o audio modificati grazie all’AI)

Un programma, Jukebox, messo a punto da Open AI, una società di ricerca di intelligenza artificiale,  che è già in grado di comporre musica e parole e cantare “alla maniera” di  decine di artisti, come Elvis Presley, Simon e Garfunkel o Celine Dion. Questa applicazione, precisa il giornale, si è “allenata” su 1,2 milioni di canzoni pescate su Internet.  Grazie a questa al materiale così fornito,  Jukebox  può fabbricare una pista audio di vari minuti.

Per il compositore  Matthew Ye-King” E’ un exploit  tecnologico veramente impressionante. Il programma scompone il segnale audio in varie unità sonore su tre strati diversi, formando così una specie di dizionario che riunisce elementi di base sufficienti per ricostruire la musica che lo ha alimentato per poi  riunirli in funzione degli stimoli che riceve : se per esempio gli dai come input Ella Fitzgerald, cercherà nel suo « dizionario » le informazioni associate alla cantante e le combinerà per comporre una canzone in stile Ella »

Le conseguenze di questa tecnologia non piacciono a tutti e soprattutto agli industriali della musica  preoccupati per la nebulosa giuridica che le circonda sul fonte della proprietà intellettuale.. Ad esempio l’AI può essere condannata per plagio. Che fare ad esempio se le piattaforme di streaming propongono liste di musiche composte «alla maniera di» da AI che non chiederebbe i diritti d’autore ? Non si rischia così che le piattaforme di streaming o le radio ricorrano sempre di più all’AI evitando così di pagare gli artisti in carne e ossa ?

Altri, come Yee-King, vedono invece in questa  nuova frontiera possibilità da esplorare. «Se si dispone di un modello statistico che si basa su milioni di canzoni, puoi chiedere all’algoritmp ciò che non esiste ancora e creare qualcosa di nuovo in questo spazio vergine’’.

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