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The State of the Union: l’ospite inatteso è l’emergenza immigrati Politica

Firenze – Non è più una passerella da Europa-spettacolo che spegne i riflettori dopo qualche giorno di vetrina internazionale. Giunto alla quinta edizione l’evento The State of the Union organizzato dall’Istituto Universitario Europeo con il Comune di Firenze è ormai diventato un appuntamento fisso di riflessione e confronto a livello internazionale, un po’ come Davos o Cernobbio per l’economia. Quest’anno l’incontro si svolge mentre il Mediterraneo sta vivendo una nuova inarrestabile ondata di immigrazione con tragedie come quella accaduta domenica 19 aprile, e sarà questo un tema urgente e ineludibile per la discussione.

Inventato da Matteo Renzi con l’obiettivo di coinvolgere sempre di più in città l’Istituto che per anni ha vissuto abbastanza separato dal territorio che lo ospita, “il punto della situazione sull’Unione europea” è soprattutto un luogo dove si discute al più alto livello degli avanzamenti e delle prospettive relative del processo di integrazione e tale è ormai riconosciuto al punto che una parte del  lavoro dello staff del Presidente Joseph Weiler consiste nella selezione di leader ed esperti che si propongono. Secondo il sindaco Dario Nardella, per la seconda volta nel ruolo di ospite, l’evento attira sempre di più l’attenzione di tutti gli europei e dunque non è “un solo esercizio intellettuale, riservato agli addetti ai lavori”.

Quest’anno The State of The Unione durerà quattro giorni, dal 6 al 9 maggio. Si parte dalle sedi dell’Istituto, villa Salviati e Badia Fiesolana, per approdare l’8 maggio a Palazzo Vecchio dove interverrà il premier Renzi. L’ultimo giorno, il 9 maggio celebrato come “l’Europa Day” è dedicato alle celebrazioni del 65° anniversario della Dichiarazione Schuman.

Nel programma sono previsti quattro i temi principali, come ha spiegato Weiler oggi ai giornalisti, a partire dal lancio ufficiale del nuovo Centro Alcide De Gasperi per la ricerca sulla storia dell’integrazione europea. Romano Prodi e Giorgio Napolitano lo inaugureranno con un’analisi della figura dello statista italiano, mentre subito dopo Giuliano Amato, Elisabeth Guigou e Vaira Vike-Freiberga presenteranno un aggiornamento, “una nuova narrazione” come dice Weiler, della Dichiarazione Schuman che è alla base dell’integrazione europea.

Il terzo tema è quello della “Sorveglianza”, cioè l’uso delle tecnologie della sorveglianza o sicurezza che dir si voglia. Weiler ha citato casi diversissimi come quello di Snowden e l’attentato di Charlie Hebdo per sottolineare l’importanza per l’Europa di riflettere su minacce concrete e potenziali.  Il quarto tema riguarda le risposte dell’Europa alle sfide che vengono da tutto il mondo, affrontando anche il problema della necessità di accrescere il peso del continente di fronte alle crisi internazionali. Tra gli ospiti il primo ministro della Turchia Ahmed Davotoglu, il primo ministro portoghese Miguel Poiares Maduro, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, e il suo collega di Singapore Kasiviswanathan Shanmugam, che porterà il punto di vista asiatico.

E l’immigrazione? E’ un imprevisto fuori-sacco. Weiler ha dato intanto la sua posizione a titolo personale in tre enunciati: la realtà demografica europea richiede l’immigrazione e il suo sistema di welfare e il modo di vita continuerà ad attirarla; si tratta di un fenomeno europeo, la responsabilità è europea, una tragedia come quella di domenica coinvolge tutta l’Europa e dunque l’Italia e gli altri paesi mediterranei non possono essere lasciati soli; gli immigrati sono i benvenuti ma devono anche loro considerare l’Europa come la loro casa.

Foto: il sindaco Dario Nardella (a destra) con Joseph Weiler

 

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