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Thierry Avi, l’integrazione che diventa cittadinanza attiva Politica

Firenze – Ci sono storie di integrazione mancata, episodi di razzismo, di emarginazione sociale. E ci sono persone che non riescono ad avere una vita normale in un paese straniero, non riescono a fare le cose più semplici senza sentirsi diverse. Thierry non è una di queste persone. Da molti è considerato un esempio di integrazione riuscita invece, tanto che nel 2006 il Comune di Firenze lo ha insignito del premio “Impresa solidale”. E Thierry questa volta si candida alle elezioni regionali. Con il Movimento 5 Stelle.

La storia di Thierry Abdon Avi comincia 48 anni fa in Costa d’Avorio dove è nato. Dopo un periodo trascorso a lavorare in azienda, nel 1991 arriva in Italia, a Firenze, per studiare. Sette anni dopo diviene titolare del centro stampa Policopia a Coverciano e si iscrive alla Confartigianato. Frequenta la Scuola di economia e commercio all’Università di Firenze, corso di laurea in sviluppo economico e cooperazione internazionale. Tra il 2005 e il 2006, organizza conferenze e partecipa a vari dibattiti televisivi sulle guerre dimenticate. Inoltre, pubblica una quarantina di articoli. Oltre a partecipare attivamente al discorso pubblico, nel 2012 pubblica sotto pseudonimo il libro “La Francia in Costa d’Avorio: guerra e neocolonialismo dal 19 settembre 2002”, stampato dalle Edizioni Nexus: è il primo saggio in lingua italiana sulla recente crisi politico-militare che la Nazione africana ha vissuto.

L’impegno di Thierry forse continuerà tra i banchi del prossimo Consiglio Regionale, e di sicuro continua adesso in campagna elettorale. Alla stampa dichiara: “Ritengo che l’immigrazione sia uno scambio culturale tra persone provenienti da Paesi diversi: coloro che vengono in questo paese, oltre a rispettare le leggi, le regole, gli usi e costumi della nazione che li accoglie, devono adempiere i propri doveri per usufruire dei servizi  erogati dalle Istituzioni e dagli enti dello Stato, mentre gli italiani potrebbero, tra l’altro, apprezzare il rispetto per gli anziani  e l’accoglienza che caratterizzano molte società africane”.

 

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