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Tia e Iva bisticciano ancora, a pagare sono cittadini, comuni e gestori Ambiente

A tutt'oggi, come ricorda il team dirigenziale di Geofor, in un intervento pubblicato sul sito dell'azienda, il sistema di bollettazione del servizio rifiuti è sostanzialmente ripartito (a seconda delle decisioni presa da ciascun Comune)  tra prelievo tramite Tarsu (una tassa comunale) e tramite Tia (finora considerata un corrispettivo gestito e riscosso dalle aziende). E proprio sulla Tia si appunta la controversia, in quanto è in base alla definizione della sua natura giuridica che è possibile applicare o no l'Iva. Un primo passo fu rappresentato dalla sentenza della Corte Costituzionale 238 del 2009, che stabilì che la Tia (Tariffa di igiene ambientale) non ha le caratteristiche di una tariffa vera e propria, in quanto non misurabile in termini di quantità di rifiuti prodotti da ogni utente e non può considerarsi un corrispettivo.

Tia e Iva, dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione, non solo la questione non è risolta, ma diventa sempre più controversa.
A prendere la parola per mettere un punto alla situazione attuale senza nasconderne incongruenze a paradossi, è l'intero team apicale di Geofor, l'azienda che serve 25 comuni della provincia di Pisa, occupandosi di raccolta e smaltimento rifiuti. La ricostruzione della vicenda da parte del presidente Paolo Marconcini, dell'amministratore delegato Paolo Catarsi, del direttore amministrativo Roberto  Silvestri, fa emergere una situazione che, oltre a essere confusa, sembra giunta a un'impasse devastante. Per aziende, comuni e cittadini.

A tutt'oggi, come ricorda il team dirigenziale di Geofor, il sistema di bollettazione del servizio rifiuti è sostanzialmente ripartito (a seconda delle decisioni presa da ciascun Comune)  tra prelievo tramite Tarsu (una tassa comunale) e tramite Tia (finora considerata un corrispettivo gestito e riscosso dalle aziende). E proprio sulla Tia si appunta la controversia, in quanto è in base alla definizione della sua natura giuridica che è possibile applicare o no l'Iva.
Un primo passo fu rappresentato dalla sentenza della Corte Costituzionale 238 del 2009, che stabilì che la Tia (Tariffa di igiene ambientale) non ha le caratteristiche di una tariffa vera e propria, in quanto non misurabile in termini di quantità di rifiuti prodotti da ogni utente e non può considerarsi un corrispettivo. Ergo, la Tia è una tassa, come la Tarsu. E dunque, non può essere assoggettata all'Iva, in quanto si andrebbe ad applicare una tassa su un'altra tassa, il che non è possibile. Naturalmente, se questa è la sua natura, deve entrare a far parte del bilancio del Comune

"Geofor, che serve 25 Comuni della provincia di Pisa, 12 dei quali hanno adottato il regime Tia, nel 2010 cambiò il proprio sistema informatico, si rapportò ai Comuni soci serviti e si preparò a gestire la Tia avente natura tributaria (senza Iva) – ricordano gli esponenti del team dell'azienda rifiuti –  Da parte loro i Comuni avevano modificato il regolamento che disciplina la gestione e la riscossione della Tia e si accingevano ad iscriverla nei loro bilanci". Sembrava che tutto avesse trovato, o fosse in procinto di trovare, un aggiustamento, senonchè intervenne un decreto legge dell'allora governo berlusconi che, in contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale, fornì l’interpretazione autentica: la tariffa di cui all’art. 238 del D. Lgs. n. 152/2006 (la cosiddetta Tia2) "aveva natura di corrispettivo e eventuali controversie dovevano essere devolute al giudice ordinario". Sulla base di ciò, ricorda Geofor, e di una successiva circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze "tornammo a considerare la Tia un corrispettivo, e come tale ad assoggettarla a Iva".

A tutt'oggi, ulteriori pronunciamenti della Cassazione hanno ribadito il concetto espresso dalla Corte Costituzionale: la Tia ha natura tributaria e l’interpretazione autentica non può riguardare la Tia di cui all’art. 49 del D. Lgs. n. 22/1997 (cosiddetta Tia1)
Dal momento che la Tia1 ha natura tributaria, allora è anche una entrata del comune. Perciò il gestore del servizio fattura il servizio al comune applicando ovviamente l’Iva. Il comune ribalta sugli utenti il costo del servizio e quindi anche l’Iva.
"Facendo un esempio numerico – spiegano dalla Geofor – nel caso della Tia-tributo il gestore fattura al comune il servizio ad esempio di 100 cui viene aggiunta l’Iva di 10. Per il comune 110 è un costo da ripartire tra le utenze (cui aggiungere anche l’addizionale provinciale). Nel caso della Tia-corrispettivo il gestore fattura direttamente agli utenti per ottenere il ricavo di 100 cui aggiungere l’Iva(e l’addizionale provinciale)". Insomma, il meccanismo è tale che nel caso della Tia-tributo non si vede l’applicazione dell’Iva, in quanto è inglobata nel tributo stesso.

"Con il recente decreto "Salva Italia" il governo Monti mette ordine alla materia e prevede che il servizio dei rifiuti venga pagato con un tributo emesso dai Comuni (dunque senza Iva) – spiegano   Marconcini, Catarsi e Silvestri –  la tariffa avente natura di corrispettivo (e si presuppone con Iva) è possibile solamente in caso di sistemi di raccolta domiciliare dei rifiuti cosiddetto a pesatura puntuale. Però tutto ciò, qui sta il punto, a partire dal primo di gennaio 2013. E nel frattempo?".
Nel frattempo, le cose continuano a ingarbugliarsi. Prendiamo un dato: la maggior parte dei comuni toscani, sicuramente i 25 comuni serviti dalla Geofor dal 2011 hanno deliberato l'adozione della cosidetta Tia2, vale a dire quella cui si applica l'interpretazione autentica del decreto legge berlusconiano, vale a dire ancora che su quella Tia si continua  a pagare l'Iva. E' esattamente questo il comportamento che terrà Geofor: "La nostra intenzione è di proseguire ormai nella maniera consueta, emettendo la bolletta della Tia2 con Iva". Ma dal 2013, con l'entrata in vigore del nuovo decreto, tutto cambierà. E Geofor suggerisce: "Semmai i Comuni dell'Ato, sia detto per inciso, dovranno decidere se rapportarsi al nuovo gestore unico ognuno rimettendo la propria singola riscossione, oppure incaricando enti preposti, meglio se in maniera unitaria o, meglio ancora a nostro avviso, incaricando il gestore, che provvederà ad abilitarsi in tal senso, per la più moderna ed efficace riscossione diretta".

Ma, dulcis in fundo, quanto converrà agli utenti la non applicazione dell'Iva sulla tassa dei rifiuti?
"Per le utenze domestiche il vantaggio reale sarà nullo – rispondono gli apici di Goefor – in quanto il gestore di servizio svolge una prestazione di servizio per cui deve emettere fattura al Comune. Il comune non detrae l'Iva, che rimane un costro a suo carico, ma la ripartisce comunque sui cittadini". Insomma, secondo questo meccanismo, l'Iva c'è ma non si vede. E per le utenze non domestiche? Il quadro è addirittura peggiorativo. "Queste ultime – spiegano dalla Geofor – si vedranno splamare il costo dell'Iva sulla tassa, ma non potranno più detrarla". Ovvio. Non si vede …
E poi resta il nodo arretrati.
Dunque, i comuni che hanno adottato la Tia lo hanno fatto riferendosi alla cosidetta Tia 2, vale a dire quella che prevede l'applicazione dell'intepretazione autentica di cui al provvedimento berlusconi. Ma, seguendo le disposizioni di prassi dell'Agenzia delle Entrate e dell'Erario, i gestori del servizio hanno sempre applicato l'Iva sulla Tia1, versando all'Erario l'imposta (il riversamento all'Erario avviene sulla base delle fatture emesse e non sulla base di quanto pagato dagli utenti).

Dunque, le conseguenze sono: da un lato, bisognerebbe riversare agli utenti i soldi dati e non dovuti di Iva sulla Tia; dall'altro, le aziende non possono farlo in quanto quei soldi sono già versati all'Erario. E se entrasse in gioco lo Stato? Benissimo, dicono alla Geof, ma contiamo che si parla di 1,5 miliardi di euro. D'altro canto, se dovessero corrispnderli i gestori, pagherebbero due volte, e sarebero messi in ginocchio.
Dunque, alcune domande rimangono senza risposta, almeno a bocce ferme. La prima: lo Stato rimborserà l'Iva ai cittadini? In che modo? Con cosa la finanzierà? E i cittadini che hanno invece pagato la Tarsu con la quota spalmata in bolletta e quindi invisibile? E gli utenti non domestici che hanno scaricato l'Iva dalla bolletta, che faranno? Dovranno restituirla? E come?
"Non resta che sperare – conclude il team dirigenziale di Geof –  che questa annosa vicenda sia affrontata e definitivamente risolta da una più chiara interpretazione o da una nuova disposizione normativa".

 

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