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Tiziano Bonanni, l’arte testimone della storia Breaking news, Cultura

Firenze – Si chiama IDENTITY 1,618 la mostra di Tiziano Bonanni in Sala d’Arme a Palazzo Vecchio. Il richiamo alla proporzione aurea vuole onorare Leonardo da Vinci il genio fiorentino, nel 500esimo anniversario della sua morte. L’importante esposizione, con le opere inserite in un raffinato allestimento, presenta il lavoro trentennale di Tiziano Bonanni, nelle diverse fasi della sua attività artistica. 

D. L’inizio del suo percorso che ha generato una produzione così ricca, lo spiega lui stesso.

R. La mostra raccoglie circa settanta opere provenienti da diverse collezioni. È una selezione di dipinti, sculture e composizioni di opere strutturate anche con materiali vegetali, ossa, farfalle, coleotteri e di recupero. Fanno parte di alcune collezioni e realizzate in momenti diversi degli ultimi trent’anni, dal 1989 al 2019.

D. Ha iniziato presto la sua attività creativa?

R. Ho iniziato da giovane. Nel 1989 mi sono diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze alla scuola di Gustavo Giulietti. Prima ho frequentato il mitico Istituto d’Arte di Porta Romana dove ho avuto ottimi maestri. Finita l’Accademia ho iniziato a lavorare per dei brand della moda e dell’artigianato fra i quali Roberto Cavalli, Richard Ginori e per i vip del mondo dello spettacolo, per la moglie di Berlusconi, di Cecchi Gori, di Gardini, per Ornella Muti. Dopodiché ho deciso di concentrarmi più sulla pittura e la scultura che sono sempre state la mia vocazione. Da quel tempo sono arrivato a oggi. Trent’anni sono passati in un lampo.

D. Può spiegare la sua poetica?

R. Mi sono sempre ispirato ai fatti storici che via via si sono innestati anche con le problematiche esistenziali più vicine alla mia quotidianità. Fondamentalmente sono sempre stato un ritrattista, con caratteristiche molto particolari perché non tendo soltanto a catturare i fattori estetici ma soprattutto mi interessano le problematiche più spirituali, esistenziali che in qualche modo fanno parte di quel grumo di emozioni. Si potrebbe dire meno felici dell’uomo. La vita è un alternarsi di alti e bassi. Sono belle le vittorie ma anche le sconfitte fanno riflettere. Credo che sbucciarsi le ginocchia e imparare a rialzarsi sia una buona educazione e di conseguenza ho cercato di catturare un po’ tutti questi momenti. Altri lavori purtroppo hanno coinciso con fatti storici drammatici, come per le mie collezioni dei primi anni Novanta, per gli attentati dei giudici Falcone e Borsellino. Ho portato qui un trittico molto particolare riguardo questo. E poi tutto quello che è successo nei primi anni del duemila con l’attentato alle torri gemelle, il terrorismo islamico fino a quelle che sono state le ultime novità in ambito tecnologico, su questo grande mostro che è l’intelligenza artificiale. Trent’anni sono stati lunghi, si sono concentrati tanti fatti storici. In trent’anni l’umanità ha dovuto affrontare cambiamenti di portata davvero eccezionale in un arco di tempo relativamente breve.

D. Questa mostra in Palazzo Vecchio, simbolo riconosciuto del Rinascimento, rappresenta la sua consacrazione come artista di livello nazionale e internazionale…

R. La Sala d’Armi era l’armeria medicea, il cuore della città di Firenze. A Firenze sono sempre stato molto legato per tanti motivi. Sono fiorentino, ho fatto parte delle tradizioni fiorentine, sono un ex calciante del Calcio Storico, poi ho fondato una scuola 25 anni fa per l’insegnamento artistico partendo dalle  antiche botteghe del Quattrocento. Quindi devo dire se Firenze farà da trampolino di lancio per l’internazionalità, non tanto di Tiziano Bonanni, ma, cosa molto più importante, di una radice fiorentina che si possa rinnovare nella contemporaneità e possa portare onore e gloria alla mia città, ne sarei ben felice.

D. Un progetto futuro a cui lei tiene particolarmente?

R. Il mio progetto futuro è di continuare questa mia nuova ricerca che è il Gens style, un acronimo di Generative Stratification Style. È una metodologia di lavoro che si basa sulla stratificazione di materiali diversi che poi formano un corpo unico, pittorico, scultoreo. I miei progetti sono di portare avanti questo stile che più mi rappresenta e poi spero di poter dedicare sempre una parte del mio lavoro alla beneficienza, per ATT. Una parte del mio lavoro andrà alla ricerca sul cancro. Di questo sono contentissimo perché a me ha quasi sterminato metà della mia famiglia e noi artisti dobbiamo senz’altro fare qualcosa per fronteggiare questi nemici che rischiano di estinguerci. Quindi ognuno nel suo piccolo deve cercare di dare una mano alla ricerca oncologica, in questo caso all’Associazione Toscana Tumori che fa un ottimo lavoro per l’assistenza domiciliare gratuita per i malati oncologici.

D. È una mostra veramente suggestiva…

R. Al di là dei contenuti e dei valori intrinseci alla pittura e all’arte contemporanea che purtroppo non sempre lega, a livello di linguaggio, con la gente però è importante il fattore empatico soggettivo. È il sogno di ogni artista arrivare al cuore di tutta la gente.

L’esposizione si concluderà con una simbolica cerimonia di “finissage” dove un’opera dedicata a Madre Teresa e intitolata Come sassolini gettati nel mare del 2017, sarà donata al dottor Giuseppe Spinelli, presidente di ATT, e messa all’asta. Il ricavato verrà totalmente devoluto a sostegno dell’associazione in occasione del suo 20esimo anniversario dalla fondazione avvenuta nel 1999.

Nicola Nuti, curatore della mostra ha scritto nell’introduzione al catalogo: “un palcoscenico di ibridazioni su cui sfilano le figure dell’oggi, immerse in una densità drammatica.”

Tiziano Bonanni

IDENTITY 1,618

1989 – 2019: Dalla caduta del muro di Berlino all’intelligenza artificiale

Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, Firenze

28 agosto – 5 settembre 2019

Orario 10.00 – 19.00

Ingresso libero

 

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