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Tiziano Terzani: il fascino di un grande giornalista Cultura

Firenze – Più di duemila persone si sono ritrovate ieri sera sui gradini di pietra della cavea della nuova Opera per ricordare Tiziano Terzani a dieci anni dalla morte.  Cantanti, musicisti, attori  e giornalisti si sono alternati per l’omaggio a una delle più singolari figure di giornalista e intellettuale della fine dello scorso secolo.

Attraverso letture di passi dalle sue opere (Monica Guerritore e Alessandro Benvenuti) , la presentazione dei momenti cruciali della vita del corrispondente dall’Asia del Corriere della Sera e dello Spiegel, da parte di due professioni della radio e della Tv (Raffaele Palumbo e Paola Maugeri) , gli interventi commoventi dei figli Folco e Saskia e della moglie Angela Staude, la bravura di Simone Cristicchi, Joe Bongiorno, Irene Grandi  e Dolcenera (ma ce n’erano tanti altri) il pubblico ha potuto penetrare nei diversi aspetti di una personalità complessa e straordinaria.

In particolare, quelli che tra gli spettatori fanno lo stesso mestiere,  seppure su orizzonti  più limitati, sono andati al Concerto per Tiziano Terzani con la speranza di capire il mistero  di un percorso professionale e umano così singolare. Ci sono alcuni momenti di rottura o, meglio, di passaggio nella sua vita: l’espulsione dalla Cina, Paese molto amato di un amore non ricambiato, la crisi innescata dal contatto con una società, quella giapponese, basata solo  sul denaro e la competizione,  la decisione di trascorrere un anno senza mai prendere un aereo (raccontato in “Un indovino mi disse”) ma restando sempre in viaggio e, infine, la malattia e la preparazione alla morte (raccontate nell’ Ultimo Giro di Giostra) .

Nel riascoltare alcune sue interviste riproposte dal regista Mario Zanot (fra l’altro la serata aveva anche come obiettivo la raccolta di fondi per realizzare un film da lui diretto tratto dall’Indovino), qualcosa si coglie del flusso inesauribile dei suoi pensieri, che partono da una volontà implacabile, molto coerente con le rivendicate radici fiorentine, di lottare contro le finzioni e le ipocrisie per andare a scoprire il significato più profondo dell’umanità. Soprattutto di affermare un principio che è la premessa di ogni esistenza piena e consapevole: la libertà di passare continuamente al vaglio della realtà le sue convinzioni, anche le sue ossessioni, pronto a metterle in crisi di fronte a prove che rendessero chiara la loro inconsistenza.

E cos’è questo se non il punto di arrivo straordinario di un metodo, quello del cronista, che diventa la bussola che ti accompagna per tutto il percorso della tua esistenza? Terzani è stato un grande giornalista in tutti i livelli e gli ambiti nei quali ha applicato la sua professionalità: il racconto della realtà politica ed economica dei giganti asiatici  in fase di trasformazione, la guerra, con il suo carico di sofferenze e disperazioni, e le aberrazioni di folli ideologie (Vietnam e Cambogia), la discesa nella vita della gente comune, nella grandiosa impassibilità della natura e infine dentro se stesso.

“Uomo di pace? Mi sono stupito di sentirlo nominare così – ha detto Folco nel più coinvolgente e appassionato degli interventi di ieri sera – il babbo in realtà era un guerriero” nella sua ansia di combattere per trovare frammenti preziosi di verità.

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