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Da Torino proposta di fusione per la Mukki Economia

Firenze – Una manifestazione d’interesse non vincolante per Mukki arriva dalla Centrale del Latte di Torino & C. S.p.A., società fondata nel 1950 da un’intesa tra il Comune del capoluogo e un gruppo di operatori del settore. Il presidente della società Piemontese Luigi Luzzati e l’Amministratore delegato Riccardo Pozzoli stamattina a Palazzo Capponi hanno illustrato le caratteristiche della proposta che prevedrebbe la nascita della Centrale del Latte d’Italia dalla fusione con Mukki.

“Le due società hanno molti elementi in comune”, ha spiegato Pozzoli, a partire dalla loro creazione, sollecitata nel 1930 e nel 1950 dai sindaci di Firenze e Torino. Il modello che si vorrebbe esportare a Firenze è quello di una società caratterizzata dalla partecipazione del Comune al capitale azionario (nel caso della Centrale del Latte di Torino, il Comune ha una quota del 20%), il che la renderebbe più affidabile e sicura per gli stakeholders. Comunque ancora né Luzzati né Pozzoli si sono confrontati con l’amministrazione fiorentina e dichiarano: “Non abbiamo mai parlato con Nardella”.

Il modello inoltre non sarebbe centralizzato ma farebbe leva sulle possibilità territoriali delle Centrali, con nessun rischio per i dipendenti toscani, a detta di Pozzoli – “Non abbiamo mai chiuso uno stabilimento senza riaprirlo” – e nemmeno per i dirigenti – “validissimi”, non c’è ragione di pensare a sostituzioni”-. Più che altro si mira a recuperare terreno e a creare un polo più forte, in grado di dialogare con i colossi finanziari, puntando però sempre sulla qualità e senza alcuna intenzione di virare verso strategie di produzione di massa.

centrale del latte di torinoGli obiettivi essenziali riguardano l’ampliamento del canale di distribuzione dei prodotti, l’allargamento della commercializzazione dei prodotti di nicchia – “Mukki ne ha tanti” – e l’acquisizione di maggior forza per trattare con la concorrenza e con i fornitori. “Da questa aggregazione non nascono che vantaggi”, per i torinesi.

Le due società sono simili anche a livello di ricavo: oltre 100 milioni per la Centrale di Torino e una novantina per Mukki, che tuttavia porta con sé un fardello di 41 milioni di debiti. Ma ai torinesi nemmeno i debiti fanno paura. Con una quota di mercato del 30% nelle regioni di Piemonte, Liguria e Veneto, conterebbero di allargarsi anche in Toscana e di aprire un fronte comune di esportazioni in Cina, creando una testa di ponte stabile. Inoltre la fusione permetterebbe di creare economie di scala sull’utilizzo dei macchinari.

La Centrale del Latte di Torino ha fatto i suoi conti, e quella che è ancora solo una proposta, potrebbe concretizzarsi.

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