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Torna Expo Chianti Classico, 45 anni di “tradizione innovativa” Economia

Firenze – Tradizione, quanta se ne vuole: sono 45 anni che il Chianti, dalla sede di Greve, manda in onda uno degli eventi vinicoli più importanti, carichi di valore simbolico, di significati economici, di aspetti antropologici di tutta la Toscana e in parte d ‘Italia: è l’Expo (prima si chiamava Rassegna) del Chianti classico. Innovazione, a iosa: perché sono cambiati, sullo zoccolo duro delle uve di questo lembo-cuore di Toscana che affonda le radici nel passato, sia le tecniche, che gli approcci, che le vinificazioni. E anche la comunicazione e i canali di distribuzione: lo conferma il direttore del Consorzio Chianti Classico Giuseppe Liberatore, che menziona i successi che continuano ad arridere a questo vino d’eccellenza negli Usa, ad esempio. Dove il rapporto qualità prezzo estremamente equilibrato per questa grande eccellenza toscana, ne garantisce un continuo sviluppo e richiesta. Ma non solo all’estero, dove è stato giocoforza andare in seguito allo tsunami della crisi iniziata nel 2007-8 e mai finita: lo sguardo del Consorzio torna a rivolgersi, in forza anche all’accresciuta fiducia e ai segnali di ripartenza che molti scorgono nel Paese, nelle aree di tradizione italiana di consumo del generoso vino delle colline del Chianti, puntando a un recupero del Piemonte, ad esempio, di tutta l’area nord-Est, dell’alto Lazio. E persino della Sicilia.

Di tutto questo e di molto altro s’è parlato, stamattina, nel corso della presentazione della grande kermesse che quest’anno presenta alcuni “acuti” di tutto rispetto. Ad esempio, la partecipazione di oltre 60 aziende in piazza (84 quelle partecipanti) : 61, per la precisione dato mai raggiunto finora, testimone della vitalità di un settore che comunque ha saputo trovare il sistema di “scavalcare” la crisi. E la “chiave” di volta della rete Chianti, a rivela nel suo intervento il sindaco di csGreve, Paolo Sottani: “Pur con le loro differenze – dice Sottani – i porduttori del Chianti Classico riescono a fare massa critica nella competizione globale, rendendo le terre del Gallo Nero aree leader nel mercato vitivinicolo tradizionale”. Un modello produttivo e di sviluppo, continua il sindaco, che allarga in modo concentrico la promozione delle eccellenze e particolarità enogastronomiche e culturali del territorio. Il che significa la sapienza agricola, ad esempio, di cui sono custodi le distese delle colline del Chianti fra Firenze e Siena, ma anche i tesori artistico-storici che fanno un tutt’uno nella presentazione di un territorio davvero “unicum” straordinario.

Ed è così vera e importante questa caratteristica del Chianti, festa vino Greve in Chianti anni 70che fin dal Granducato mediceo, nel ‘600,  il territorio che comprende la maggior parte di queste terre, venne delimitato per bando, con l’importante qualità di produrre prodotti d’eccellenza. Insomma, fu una sorta di zona dop antesignana di quelle moderne, come ricorda il Direttore del Consorzio Giuseppe Liberatore. Ed è proprio lui a mettere sul tavolo anche alcuni dati: ad esempio, la crescita delle vendite del 5% nell’ultimo anno, con un’export che è cresciuto sui livelli dell’82%; un fatturato globale che si aggira sui 600milioni di euro e un valore di produzione vinicola imbottigliata di 360milioni di euro. E sempre Liberatore azzarda anche qualche previsione sulla prossima vendemmia: rebus sic stantibus, ovviamente, e tenendo conto della mutevolezza del meteo, sembra che quest’anno, se la quantità potrebbe essere inferiore al 2014, la qualità potrebbe essere buona, ottima: tant’è vero, dice il Direttore del Consorzio, che passeggiando per le vigne, “se l’anno scorso c’erano acini fitti e grossi, addossati gli uni agli altri, quest’anno i grappoli si presentano con acini sani, distanziati” il che sembra preludere a una produzione di qualità. E se addirittura ci fosse la giusta successione di acqua “buona” e gentile e di sereno, ecco, allora si potrebbe anche pensare di andare vicino alla produzione dello scorso anno, che è una delle più abbondanti, e che riporta al 2007.

Sulla particolare importanza dell’avvenimento chiantigiano interviene Chianti-vignetil’assessore regionale all’agricoltura e foresta Marco Remaschi: “Manifestazioni legate al vino – dice – ce ne sono tante ma questa è senza dubbio una delle prime e con il richiamo maggiore. Expo è il luogo dove vengono presentate le eccellenze del Chianti Classico ma anche dove si affrontano i temi legati alle prospettive del settore. Una vetrina di grande importanza per tutti i produttori che negli anni hanno investito tantissimo per valorizzare una produzione, un territorio, una storia. Quello toscano legato al vino è un brand di livello mondiale che riscuote un grande successo, come testimoniato dall’export in continua crescita. Tutti i segnali positivi che caratterizzano il settore spingono gli imprenditori ad investire e le istituzioni a stare al loro fianco. Ritengo che la qualità del prodotto possa essere l’arma vincente per entrare in nuovi mercati e consolidarci in quelli in cui la Toscana è già presente”.

Ma Chianti non è solo grandi brand e distribuzioni “estere”. Lo ricorda l’assessore alla cultura e sviluppo economico del comune di Greve Gionni Pruneti, che spiega: “L’evento Expo mantiene un importantissimo rapporto col territorio, esemplificato dall’importanza che viene data, anche nell’ambito della stessa kermesse, al rapporto fra produttore e consumatore, azienda e cliente, spesso anche del luogo”. Un “segreto” se vogliamo, che riguarda la particolarità e l’intensità con cui viene sentita la festa dagli stessi “chiantigiani” e che ne fa lievitare il fascino anche verso quelli che non sono né toscani né italiani. Come testimoniano le cifre della scorsa edizione, con i suoi 15mila visitatori. Una chiantidimensione insomma che accosta la faccia “paesana” con quella “internazionale” e che sviluppa entrambe nell’incredibile palcoscenico della piazza di Greve in Chianti. Una sorta di vetrina d’autore insomma, che “riflette l’immagine di un territorio che vuole guardare avanti”, senza perdere le proprie radici. Tant’è vero, come sottolinea Pruneti, che nella 4 giorni (10-13 settembre) in buona parte dei padiglioni i visitatori troveranno gli stessi produttori, a significare come forte e tenace è la passione per questa terra e i suoi vini anche da parte di “chi li fa”. Infine, oltre alle varie iniziative che si sposano alla kermesse vinicola, proprio nell’ottica enunciata da Pruneti va anche la decisione di dare la possibilità con un calice di 10 euro, a tutti di giungere a sette degustazioni. Quanto ai problemi di ordine pubblico, il segreto è, assicura l’assessore comunale, “mantenere il vino nell’ordine della degustazione”. Insomma, il sorso che delizia il palato senza “toccare” il cervello.

Per scaricare il programma e altre info: www.expochianticlassico.com/

 

 

 

 

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