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Torna il Mostro: tutte le verità in un libro Cronaca

Firenze – Un nuovo libro sulla vicenda del Mostro. Il caso criminale, si legge sulla quarta di copertina, “più lungo e controverso della cronaca nera italiana (ben 48 anni): decenni d’indagine, una scia di sangue con almeno 16 vittime, tante morti considerate “collaterali”, la pista sarda, Pacciani ed i compagni di merende, per giungere alle ipotesi sui mandanti che, ad oggi, hanno condotto solo ad assoluzioni per quanti ritenuti coinvolti”.

Gli autori, Paolo Cochi, Francesco Cappelletti e Michele Bruno presentano il loro “Mostro di Firenze. Al di là di ogni ragionevole dubbio” (Enigma Edizioni), lunedì 30 maggio, alla Libreria Nardini di Firenze, alle 18, assieme agli avvocati Nino Filastò, storico difensore del postino Mario Vanni, Cecilia Bevacqua, figlia di Rosario Bevacqua, uno dei legali che difesero Pietro Pacciani (all’avvocato del “Vampa”, mancato lo scorso gennaio, il volume è dedicato), Fiammetta Pezzati e Vieri Adriani, legale dei familiari delle vittime francesi del Mostro, che assieme a Francesco Cappelletti e Salvatore Maugeri, nel 2012, ha pubblicato con la casa editrice Ibiskos Ulivieri: “Delitto degli Scopeti – Giustizia mancata”.

Per la prima volta, scrivono gli autori, “la storia del mostro di Firenze viene raccontata attraverso i verbali, i rapporti giudiziari e gli atti ufficiali, per una nuova valutazione di aspetti centrali della vicenda e per evidenziare elementi rimasti inediti. La cronologia degli eventi e le nuove conclusioni di recenti studi di entomologi e medici legali, creano una dicotomia inconciliabile con i risultati fino ad oggi processualmente accertati. Un’altra verità dunque, che smonta una ad una le dichiarazioni del testimone reo confesso Giancarlo Lotti, questa volta senza possibilità alcuna di appello”.

Nella sua prefazione, la criminologa Roberta Bruzzone, nota al grande pubblico grazie alle trasmissioni televisive dedicate alla cronaca nera, cui spesso partecipa in veste di esperta, riassume la timeline dei delitti attribuiti al killer delle coppiette: “I delitti attribuiti alla mano del “Mostro” sono ufficialmente 16 in 8 aggressioni separate. Secondo alcuni studiosi del caso qualche dubbio vi sarebbe però relativamente al delitto del 1968 ai danni di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco avvenuto a Castelletti di Signa (FI).

Le caratteristiche criminodinamiche di questo duplice omicidio, che rappresenterebbe l’esordio criminale nella serie, presenta infatti alcune anomalie rispetto ai delitti successivi. La “firma” criminale presente in tutti i delitti attribuiti al “Mostro” è indubbiamente piuttosto chiara: l’impiego di un’arma da fuoco di piccolo calibro, la famosa Beretta calibro .22 con proiettili Winchester marcate con la lettera H nel fondello.

E si tratta della medesima arma impiegata anche nel delitto Locci-Lo Bianco. Ma è possibile che chi ha commesso il delitto nel ’68, abbia poi avuto modo di liberarsi dell’arma per vie traverse e che, quindi, solo in un secondo momento la calibro 22 sia giunta nelle mani del “mostro”. Naturalmente sul punto non è mai stato possibile giungere ad una verità definitiva. Il connubio tra notti di novilunio e mutilazioni delle vittime femminili che si ravvisa in alcuni di questi casi, sebbene non in tutti, ha da sempre portato ad ipotizzare la matrice esoterica alla base dei delitti.  La scelta temporale del novilunio per alcuni di questi delitti, unitamente alle mutilazioni sessuali delle vittime femminili, potrebbe far ipotizzare la figura di un soggetto con un interesse per l’esoterismo rivisitato in una dimensione personale”.

 Oltre al delitto Locci-Lo Bianco, spiega la criminologa, “la serie ha riguardato altre 14 persone: 14 Settembre 1974, Sagginale, frazione di Borgo San Lorenzo: Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore, freddati con dieci colpi di pistola, alla ragazza vengono inferte 96 ferite da punta e taglio e viene ritrovata con un tralcio di vite infilato per metà nella vagina. elemento che ha alimentato la pista “esoterica”, benché la vite da cui proveniva quel reperto fosse ad appena un paio di metri dal  corpo della vittima. 6 Giugno 1981 Scandicci, a sud-ovest di Firenze: Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi vengono assassinati con numerosi colpi di arma da fuoco.

Alla De Nuccio viene asportato il pube, con tre tagli netti e molto precisi. In questo delitto compaiono per la prima volta le mutilazioni genitali a carico della vittima femminile con “asportazione” di quelli che in gergo tecnico investigativo nei casi di omicidio seriale vengono definiti “trofei”. 22 Ottobre 1981 Calenzano, a nord-ovest di Firenze: Susanna Cambi e Stefano Baldi, stesso modus operandi e stessa “firma” che compare nei delitti precedenti; anche in questo omicidio alla Cambi viene asportato il pube. 19 Giugno 1982 Montespertoli, nella zona del Chianti: Antonella Migliorini e Paolo Mainardi.

Stesso modus operandi e stessa “firma” che compare nei delitti precedenti. 9 Settembre 1983 Giogoli, in località Galluzzo: Uwe Rusch e Horst Meyer, questo delitto è l’unico in cui a venire uccisi sono due uomini, ma è opinione comune (condivisa anche dagli inquirenti) che probabilmente il “Mostro” abbia creduto che si trattasse di una coppia, in quanto uno dei due ragazzi aveva lunghi capelli biondi e poteva essere scambiato per una donna. 29 Luglio 1984 Vicchio nel Mugello, a nord-est di Firenze: Pia Rontini e Claudio Stefanacci vengono barbaramente assassinati. Si tratta indubbiamente del delitto più efferato della serie: alla Rontini vengono asportati completamente seno sinistro e pube. 6/7  Settembre 1985 Scopeti, nel Comune di San Casciano Val di Pesa”: Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, ultimo omicidio, ma altrettanto efferato quanto il precedente, infatti, alla donna vengono asportati seno sinistro e pube”.

Romano, reporter e documentarista, al delitto degli Scopeti Paolo Cochi ha dedicato il suo secondo docu-film, presentato al pubblico nel 2015. Grazie a testimonianze e perizie medico-legali, il lavoro di Cochi è riuscito a sollevare notevoli dubbi sulla cronologia ufficiale dell’assalto (l’ultimo del Mostro) che provocò la morte della coppia di francesi: non nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 settembre, ma un giorno prima (se non addirittura due); una nuova datazione che andrebbe a inficiare le dichiarazioni di Giancarlo Lotti (autoaccusatosi come complice) e Fernando Pucci, i super-testimoni sulle cui parole poggiarono gran parte delle accuse ai cosiddetti “compagni di merende” capitanati da Pietro Pacciani.

A questo proposito, nella prefazione di Roberta Bruzzone si legge: “Proprio sul delitto degli Scopeti sono emersi importanti elementi, descritti con dovizia di dettagli in questa opera, in grado di sconfessare le dichiarazioni del cosiddetto “supertestimone” Giancarlo Lotti, uno dei famigerati “compagni di merende”. Proprio Lotti (che si autoaccusò) e Fernando Pucci, limitatamente al delitto di Scopeti, dichiararono di essere stati presenti sulla scena del crimine la sera di domenica 8 settembre e di aver assistito al duplice omicidio (commesso, sulla base delle loro dichiarazioni, da Pietro Pacciani e Mario Vanni).

Ma qualcosa già all’epoca non tornava nella collocazione temporale del delitto. E a sostenere che l’epoca della morte dovesse essere anticipata alla notte del 7 settembre c’erano diversi pareri tecnici a firma del Prof. Introna, degli esperti FBI interpellati e del Prof. De Fazio. Ma nessuno tenne in considerazione tali osservazioni che oggi però, grazie al lavoro di inchiesta portato avanti da Paolo Cochi, sono state confermate anche da altri autorevoli esperti in Medicina Legale e Scienze Forensi. E tale scenario, se confermato ufficialmente, è in grado di travolgere insanabilmente le testimonianze rese da Lotti e Pucci e, con esse, gli esiti dell’inchiesta che portò alla condanna (definitiva) dei “compagni di merende””.

«Non v’è caso criminale al mondo più complesso della vicenda del Mostro di Firenze», ci racconta Paolo Cochi. «Una verità giudiziaria del tutto parziale e totalmente opinabile, basata sulle confessioni di un testimone reo-confesso, che raccontò anche tante assurdità. Nel libro vengono passati al microscopio tutti gli atti della vicenda.  Un’inchiesta quarantennale, analizzata e raccontata nel dettaglio e con la massima cura. Le tante, troppe ipotesi alternative negli anni formulate si son rivelate tutte inconsistenti. La verità sul caso più contorto e controverso della storia della cronaca nera italiana non é stata ancora scritta. Questa é l’unica certezza».

Dopo la prima tappa fiorentina di oggi pomeriggio, “Mostro di Firenze. Al di là di ogni ragionevole dubbio” sarà presentato l’8 giugno a Scandicci, l’11 a San Casciano, il 19 a Borgo San Lorenzo.

Foto: il luogo del delitto degli Scopeti

 

 

 

 

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