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Torna il teatro poverno di Monticchiello Spettacoli

Monticchiello – Prologo. Sul palco si incrociano in maniera indistinta tre tempi: è il 7 aprile 1944, la comunità del borgo valdorciano schierata davanti le mitraglie dei soldati nazisti, pronti a punirla per l’aiuto dato ai partigiani nella battaglia del giorno precedente; è però anche il 2014 e quella stessa comunità, ormai anche comunità ‘teatrale’, si trova sull’orlo di un altro abisso: vi cadrà dentro o da lì potrà vedere più in profondità, scoprendo la visione di futuri possibili, in lontananza? Comunità piccole, tremanti similitudini di gruppi ben più grandi. Infine: c’è un tempo ulteriore che promana da quel palco, dalla sua storia: lo abita e lo rianima, permettendo la parentesi, il respiro di sollievo, la risata ristoratrice. È il tempo indistinto di un mondo contadino che scintilla di vitalità linguistica, in un istinto allegro di conservazione e rigenerazione; un mondo che non crede alla fine di niente, perché tutto è un ciclico ritorno. Ed è questo terzo tempo che si impone: sovrasta gli altri due, dà loro un ritmo, una danza di incroci in cui potersi (di)spiegare, dando una forma alle paure.

La cadenza di una tipica commedia contadina, scritta tempo fa da un membro della compagnia e opportunamente rivista, viene dunque interrotta da incursioni, salti temporali, slittamenti e riprese. Al centro, duetta con una sarcastica riflessione sugli approfittatori della disperazione, gli imbonitori abili di false assoluzioni, ciarlatani e maghi più o meno aggiornati ai tempi, dispensatori di speranze a basso costo, allestitori di improbabili giochi della cuccagna. Eccoli, ognora pronti a imporre la loro idea di ‘destino’: forza che muove per capriccio insondabile, divinità che solo potrai tentare d’imbonire. Per la gioia e per le tasche dei suoi alfieri. Invito alla passività, dunque, all’affidamento, con il sollievo apparente dall’assenza di colpe, di responsabilità… E di meriti, ovviamente.
Da quel tempo contadino arriva però un’altra aria: nuova vita, nuove trame da costruire con l’abilità un po’ sghemba di un allegro tessitore, del servo, dell’umile garzone che sa di avere poco ma con quel poco poter molto creare. Ecco una sposa, dunque: il futuro, che si può ancora raggiungere…
Infine, un canto, l’epilogo: i tempi tornano a confrontarsi, gli attori tornano abitanti, l’incertezza è ancora quel bivio tra esserci e scomparire, tra palco e piazza. Mentre le ombre si allungano sul palco e le luci calano, rumori, inquietudini e presagi abitano ancora un retroscena agitato.

UFFICIO STAMPA Cristina Roncucci: +39 347 11 22 817, Francesca Ristori: +39 348 61 06 610

PRENOTAZIONI e INFORMAZIONI – 9.30 – 12.30 / 15.30 – 18.30, tel. (+39) 0578 75 51 18, info@teatropovero.it

BIGLIETTI: 13 € intero, 8 € ridotto (bambini fino a 12 anni e universitari)

LINK PER FOTO ALTA DEFINIZIONE: https://drive.google.com/folderview?id=0B19JRlFSHPrscXJpeEhKb090THM&usp=sharing
BREVE STORIA DEL TEATRO POVERO: https://docs.google.com/file/d/0B19JRlFSHPrsY1dDdjVaenZPdnc/edit?usp=sharing

TAVERNA DI BRONZONE Pranzo e cena, accanto alla piazza dello spettacolo. Gestita dal Teatro Povero è aperta dal 20 luglio (sera) al 15 agosto (sera): pranzo ore 12.30 / 14.20; cena ore 19.30 / 23.00.

DOVE SIAMO: http://goo.gl/maps/bnFKs

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