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Torna visibile il prezioso tappeto marmoreo del duomo di Siena Cultura

Giorgio Vasari  lo ha citato puntualmente l’eccezionale tappeto marmoreo del Duomo di Siena, scrivendo “…al più bello et al più grande pavimento che mai fusse fatto…”, e potremo tornare ad ammirarlo dal 18 agosto al 24 ottobre,  liberato dalle lastre di truciolato che lo proteggono dal passaggio continuo dei tantissimi visitatori. L’intero Duomo senese è ammirevole, essendo uno dei maggiori esempi di architettura romanico-gotica, e ancor più lo è la sua pavimentazione, che è “uno dei più vasti e pregiati esempi di un complesso di tarsie marmoree, un progetto decorativo che è durato sei secoli, dal Trecento all'Ottocento”.  Il pavimento si intreccia con la storia stessa della città e della sua arte: per questo nei secoli i senesi non hanno lesinato risorse per la sua creazione prima e per la sua conservazione poi. Composto da più di sessanta scene, è generalmente coperto nelle zone di maggior frequentazione, tranne una volta all'anno, per circa un mese, tra settembre e ottobre. Per tradizione l'invenzione della decorazione marmorea viene attribuita – senza alcuna prova provata – al caposcuola della pittura senese Duccio da Buoninsegna. L'inizio dei lavori al pavimento sono di un periodo successivo, quando sono ricordati dei pagamenti ad artefici pressoché sconosciuti  per la realizzazione dei primi episodi figurati . Fu uno studioso tedesco, Friedrich Ohly  il primo ad occuparsi del pavimento nella sua interezza, ricercando una tematica comune che legasse i vari episodi. Ipotizzando la presenza di un programma figurativo, Ohly concluse che ogni scena fa parte di una rappresentazione della Salvezza nei vari aspetti. “Il tutto ha inizio dalle figure sul sagrato esterno (simbolo di ebrei e pagani), che sono escluse dalla salvezza e quindi restano fuori dall'edificio sacro, e dai tre ordini dei presbiteri che introducono il fedele mediando la sua partecipazione alla rivelazione divina”. Diamo soltanto un esempio di questo grandiosa narrazione per tarsie, prendendo in considerazione la sezione sotto le arcate della navata centrale che fu probabilmente la prima ad essere decorata, forse dapprima a mosaico e poi col sistema del commesso in marmo, usato poi  per tutto il pavimento della cattedrale. “La consunzione lungo il passaggio centrale ha fatto sì che nessuna delle figure sia oggi originale, ma i rifacimenti nei secoli dovettero essere piuttosto fedeli, se venne mantenuta anche la tecnica originaria del mosaico in quella che è forse la scena più antica, la Lupa senese attorno ai simboli delle città alleate”(Foto di Emanuele Marcheselli). Il grande esagono centrale, sotto la cupola, è diviso in altri sei esagoni più un settimo centrale; per riempire gli angoli dell'esagono maggiore sono necessari sei riquadri a forma di losanga, variamente orientati. Ogni riquadrò è circondato da un'elegante fregio a spirale, con motivi vegetali, e un'ulteriore fascia a intreccio, dovuta al disegno beccafumiano. La presenza di Beccafumi nel cantiere del pavimento inizia dal 1519 e sta a testimoniare dei tanti artisti minori ed eccelsi che contribuirono alla realizzazione del fantastico pavimento e delle sue decorazioni. (PB)

 

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