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Torna visibile la cucina comune di Ferdinando I a Palazzo Pitti Cultura

Firenze – Con un po’ di fantasia possiamo immaginare gli odori e i rumori di una grande cucina di corte in perfetto funzionamento e il lavorìo delle maestranze davanti ai camini, ai forni, ai lavabi, durante la preparazione dei sontuosi banchetti e dei rinfreschi che il granduca era solito offrire ai suoi ospiti tra un ballo nella Sala delle Figure e una recita nel Salone delle Commedie. Feste che alla corte medicea si susseguivano con grande frequenza e che proseguivano fino a notte fonda e che avevano il loro fulcro nel Cucinone a Palazzo Pitti. Da oggi questo luogo privato che ci parla della vita che si svolgeva dentro il palazzo, legata alla preparazione e alla conservazione dei cibi, è stato restaurato e sarà visibile al pubblico con l’accompagnamento del personale della Galleria Palatina dal martedì alla domenica, la mattina dalle 10,30 alle 11,30 e nel pomeriggio dalle 15,30 alle 16,30 con l’ingresso compreso nel biglietto della Galleria Palatina e Galleria d’Arte moderna di Palazzo Pitti. Il recupero che avviene proprio in occasione dello svolgimento di Expo 2015 è stato frutto della collaborazione tra la Direzione della Galleria Palatina e quella dell’Ufficio Tecnico della Ex- Soprintendenza per il Polo Museale fiorentino e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che ha sostenuto il progetto finanziandolo per una spesa di circa 100 mila euro, stamattina la conferenza stampa alla presenza di Matteo Ceriana direttore della Galleria Palatina e degli Appartamenti Reali, Gabriele Gori dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Mauro Linari direttore dell’Ufficio Tecnico e Paola Grifoni Segretario regionale del Mibact per la Toscana.

Costruito secondo i dettami della letteratura del tempo che prescriveva per le cucine che “…deon esser in limoniqualche parte della casa, più tosto ascosa, che no, o sotterranea, o a piano terra; overo ne gli ammezzati; acciocchè non si tenghino occupati i luoghi d’importanza, e per lo strepito, e per la nausea che rendono. Siano però comode al servitio non molto scosto alle sale e salotti dove si riducono i padroni con i loro convitati a mangiare “ e ancora sulle cucine “ siano spaciose, e di buona altezza: acciò che non si riscaldino facilmente, né accechi il fumo, o del foco, o delle cose che si cuoceno…”, l’insieme degli ambienti relativi alle nuove cucine furono costruite in un arco di tempo che va dal 1588 fino a 1599, in tempo per il grande evento dell’autunno successivo, le nozze tra Maria de’Medici con Enrico IV di Francia. E’ di questo periodo il grande camino sulla parete meridionale costituito da una grande cappa che poggia su due sostegni cilindrici di pietra serena, sormontata da una piattabanda composta da conci obliqui, ampia sei metri, il camino più grande nella Firenze dell’epoca e con molta probabilità disegnato dal Buontalenti.

Il restauro ha fatto emergere uno straordinario colore rosso, dove sono ben visibili le pennellate, quasi lingue di fuoco che uscivano dal camino. Dal rosso cupo mediceo al bianco cilestrino delle cappe dei due camini lorenesi, alle piastrelle bianche con disegni floreali sopra i forni dei camini, alle griglie ripristinate sui forni e aki mobili che delimitano lo spazio interno con gli sportelli attrezzati per la conservazione delle pietanze, agli strumenti mortai e bilance, agli orci e ai vasi, alle pentole e le forme in rame di epoca novecentesca, tutte numerate e appese alle pareti perché non dimentichiamo che Palazzo Pitti era sede reale, nel periodo di Firenze Capitale. Nell’allestimento museale non manca un dipinto di natura morta e sul tavolo recipiente con i limoni granducali dellle piante  Giardino di Boboli con le loro straordinarie  varietà.   Secondo un documento ritrovato di recente, l’ultimo atto sarebbe stato il suo utilizzo durante la guerra per la preparazione di 5.000 pasti per le persone sfollate. Prima di cadere nell’oblio che lo aveva destinato a deposito e che oggi un prezioso restauro che ha avuto il potere e la magia di restituire colore e funzione.

cucinone ferdinando 1“ Sono contento di aver restaurato un locale di questo genere, che ci parla della vita alla corte del palazzo, la cucina evoca le presenze che le diedero vita, passione, possiamo così immaginare la vita di tante persone che ne permettevano il funzionamento – ha detto Matteo Ceriana nel ringraziare tutti coloro che hanno partecipato sin da subito e con entusiasmo al progetto e che con passione hanno affrontato insieme questo recupero iniziato all’inizio dell’anno. “ E’ importante che questo recupero sia stato fatto in occasione dell’Expo – ha detto Gabriele Gori dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze – e nel portare a compimento questa opera abbiamo toccato con mano il significato di un lavoro di squadra con la città e per salvaguardare il patrimonio comune”.

“E’ stato un recupero eccezionale – commenta Mauro Linari – in forze alla Sovrintendenza dal 1983- allora ricordo che il cucinone era usato come deposito, un po’ vuoto un po, pieno, un ambiente totalmente bianco, sporco con infiltrazioni alle pareti. Quando abbiamo messo i ponteggi alle pareti è riaffiorato il colore originale delle pareti di fondo, le cappe bianco azzurrine e poi il rosso della cappa più grande e sono emerse le colonne cilindriche in pietra serena. Abbiamo voluto lasciare i vecchi cavi elettrici a vista del periodo novecentesco, mentre adesso l’ambiente gode di  un nuovo impianto illuminazione e di antinclusione” .

“Sono entrata in questo palazzo nel 1979 – ricorda Paola Grifoni – e nella visita agli ambienti per capirne l’articolazione non mancò anche questo lcucinone ferdinando 2uogo. Quando furono inaugurati gli appartamenti reali era il senso di meraviglia a prevalere, oggi questo restauro porta alla luce un’ambiente domestico e restituisce un’immagine di vita quotidiana al palazzo. Mi auguro – ha concluso Paola Grifoni – che la stessa sorte possa presto essere anche per altri ambienti che aspettano di essere riscoperti e valorizzati”.

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