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Torniamo a sostenere le nostre fabbriche ed i nostri artigiani Opinion leader

Le tentazioni saranno enormi: l’IVA è sempre stata difficile a digerire, anche quando era “soltanto” al 15%, ora siamo al 21 e tra po’ sarà ancora più alta. I romani dicevano  dura lex sed lex. È dura, ma è la legge! Sarà dura per noi soprattutto quando si tratta di pagare professionisti ed artigiani. Il dovere  di aggiungere 23 euro ad ogni 100 non è una barzelletta. E credo che la domanda “Ma lei serve la fattura?” diventerà ancora più frequente. La mia domanda è questa: Quando avremo rimesso a posto i conti dello stato, i signori legislatori avranno il buon senso di abbassare le tasse, o dovremo portare questo giogo per l’eternità? Austerità è la parola d’ordine. D’accordo. E vediamo che i negozi potranno rimanere aperti fino a notte. Ci vuole luce e riscaldamento per non parlare dei condizionatori in estate. Siamo sicuri che sia un bene? Mi ricordo l’inverno del 1973 e la crisi petrolifera (e con i recenti “esercizi” iraniani nel golfo di Hormuz che ci garantisce che non siamo alle soglie di un’altra?)  Le insegne dei negozi dovevano essere spente alle 10, i cinematografi dovevano anticipare l’ultimo spettacolo e quindi la chiusura, le domeniche erano veramente “pedonalizzate” e il governo mise a punto le regole per l’accensione del riscaldamento.  Perché adottare politiche che portano a consumi più alti proprio ora? E chiedo ai commercianti: pensate veramente di incrementare le vendite/guadagni con quelle ore in più? O forse tutto è stato pensato per costringere i pochi negozi ancora in mani privati a chiudere. Non credo che esista un’esercizio a gestione familiare  che possa reggere il passo. E non dimentichiamo che sono i “piccoli”, come il mio pizzicagnolo,  che danno a vivere a ben quattro famiglie!
Più tasse vuole dire meno soldi in borsa e quindi meno acquisti. Perché non proviamo questa formula “Compro meno, compro meglio, compro italiano” Questo tocca ad ognuno di noi. Il governo non può fare niente senza causare incidenti diplomatici, ma noi abbiamo ancora questa libertà di azione. Quanto costa un paio di scarpe taroccate o una borsa con la firma fasulla? E più importante, quanto possono durare? Torniamo a sostenere le nostre fabbriche ed i nostri artigiani. Sì è vero che “l’industria della finanza” ha delle radici molto italiane – a cominciare con la cambiale, ma è altrettanto vero che se l’Italia  è sempre sopravissuta è merito del suo sapere fare nel senso materiale. Non lasciamo morire tutte le sapienza tradizionali che hanno fatto grande questo paese. In quelle scarpe da 30 euro fatte chissà dove c’è il guadagno del dettagliante, del trasportatore, dello scatolificio, del fornitore dei materiali, del fabbricante – e parlo degli utili dopo le spese (stipendi, carburanti ed energia) quindi, c’è da meravigliarsi se cadono a pezzi dopo cinque minuti? 
Questo vale anche per il mangiare. Le ciliege fanno sempre gola, anche gli asparagi. Ma non possiamo aspettare la stagione vera? Mi ricordo la gioia di vedere le prime ciliege dall’ortolano, erano il simbolo della primavera – altro che due rondini! Sono spesso le attese a rendere le cose più belle – come le feste. Godiamoci i frutti (e le verdure) al momento giusto, saranno più gustose e anche meno care. Ci vuole soltanto un po’ di buon senso.
E per quanto riguarda i giovani, smettiamo con la disperazione quando un figlio non vuole frequentare l’università. Non tutti possono e non tutti vogliono diventare medici, avvocati, ingegneri o specialisti delle comunicazioni. Facciamo qualcosa per aiutarli ad intraprendere altre strade altrettanto (o forse più) utili e dignitose anche se i genitori dovranno fare a meno di dire “il mio bambino è dottore”. Ci sono tanti “arti e mestieri” da sfruttare e soprattutto proteggere e promuovere, perché erano e devono essere la forza di questo paese. 
Ora manca solo l’arrivo della Befana – e speriamo che oltre ai dolcetti ci porti anche qualche rivelazione

 

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