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Toscana a Tunisi: appello di Moncef Ben Mousa, curatore del Museo del Bardo Video del Giorno

Firenze – A tre anni dall’attentato terroristico del 18 marzo 2015, il Museo del Bardo ospita una mostra sulle antichità romane provenienti dalla Tunisia e presenti da oltre tre secoli nelle collezioni degli Uffizi e nei depositi dell’Archeologico a Firenze: ventiquattro pezzi – epigrafi e stele votive e funerarie, per lo più – che nei duecento anni in cui hanno fatto bella mostra di sé nella sala d’ingresso della galleria fiorentina hanno attratto studiosi da tutta Italia, dall’Inghilterra e dalla Francia.

Domenica 18 marzo 2018 è prevista l’inaugurazione della mostra. Un doppio appuntamento: il taglio del nastro, ma anche il ricordo delle vittime, ventidue morti (tra cui quattro italiani) – e avrebbero potuto essere anche di più – e quarantacinque feriti. Ci sarà anche un momento musicale ‘toscano’ d’eccellenza, con la Scuola di musica di Fiesole, l’apprezzata fondazione senza fine di lucro, partecipata da pubblico e privati, che nel corso degli ultimi decenni ha formato giovani musicisti ed educato alla musica.

L’evento rafforza i legami culturali tra Toscana e Tunisia, le cui radici sono secolari. “Le relazioni tra la nostra regione e il paese nord africano sono consolidate. E il paese con cui abbiamo rapporto di cooperazione internazionale – commenta la vice presidente della Toscana, Monica Barni – e questa iniziativa culturale si inserisce nel solco già avviato”. Dal 2011, dopo la ‘rivoluzione dei gelsomini’, la Toscana è all’opera su più fronti, dall’economia sociale e solidale al rafforzamento istituzionale fino al sostegno del processo di decentramento, con il coinvolgimento di università, comuni e società civile. La Toscana è tra le pochissime regioni italiane ed europee attive nelle zone più sfavorite e povere della Tunisia come Kasserine, Jendouba e Tatauine, dove la cooperazione internazionale sta lavorando a costruire un percorso che porti a governi locali aperti e partecipati. Sul 2017 e 2018 sono attivi progetti per un milione e 400 mila euro, di cui un milione frutto di un bando vinto del Ministero degli esteri.

La mostra è  visitabile fino al 30 settembre 2018 e interamente finanziata dalla Regione Toscana con 70mila euro, curata da Fabrizio Paolucci, vuole  restituire visibilità a questo nucleo di antichità provenienti dalla Tunisia, raccolte nel 1666 dal medico e archeologo pisano Giovanni Pagni Pagni e, da oltre un secolo, diviso fra i depositi del Museo archeologico nazionale di Firenze e le Gallerie degli Uffizi.

I rilievi e le iscrizioni, relativi a dediche e patronati di governanti e cittadini influenti dal I° al III° secolo dopo Cristo, fra le prime testimonianze dell’Africa romana che era possibile allora ammirare in Europa, furono sistemate nella sala d’ingresso del museo fiorentino e per due secoli furono al centro dell’interesse di studiosi italiani, ma anche francesi e inglesi. Poi sono stati spostati nei depositi e lì, chiusi nelle casse dell’archeologico, sono rimasti per almeno centosessanta anni. Ma la notizia arrivata oggi nel corso della conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze per presentare l’iniziativa, annunciata dal direttore degli Uffizi Schmidt, è che le epigrafi, dopo la temporanea a Tunisi, torneranno ad animare l’ingresso del museo fiorentino.

Pubblichiamo l’appello che il curatore del Museo del Bardo Moncef Ben Mousa ha rivolto agli italiani invitandoli a visitare il museo

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