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Toscana, crescono i domestici e sono italiani Breaking news, Economia

Firenze – I dati emergono dall’Inps e riguardano il mondo del lavoro domestico. E, come rende noto il presidente delle Acli toscane Giacomo Martelli, qualche sorpresa la portano. Ad esempio, il fatto che la Toscana si pone al quarto posto in Italia per densità di domestici e anche il fatto che a esercitare questa attività siano in aumento gli italiani. Infatti, pur rimanendo i lavoratori stranieri la stragrande maggiorana, mostrano un trend in calo. Invece, sono in aumento i lavoratori italiani.

Ed ecco i dati sulla Toscana, che, con i suoi  74.554 lavoratori domestici (8.155 uomini e 66.399 donne) si pone quarta regione in Italia per numero di lavoratori domestici, subito dopo Lombardia e Lazio e quasi alla pari con l’Emilia Romagna.

 “In queste 4 regioni si concentra più della metà dei lavoratori domestici totali dell’Italia – commenta il presidente Martelli – eppure non siamo la quarta regione italiana per popolazione. Il che vuol dire due cose; da una parte che abbiamo un sistema che nonostante i suoi difetti riesce a “vedere” un mondo del lavoro che in altri territori rimane sommerso nel mondo di mezzo del lavoro nero, e dall’altra che l’aumento della popolazione anziana fa sì che la Toscana abbia una forte domanda di lavoro d’aiuto e assistenza. Una domanda a cui rispondono sempre più spesso italiani”.

L’altra sorpresa, dunque, è che un luogo comune, vale a dire che certi lavori sono disprezzati dagli italiani che non vogliono più farli, si avvia ad essere sfatato.  “In Toscana – continua Martelli – siamo passati dai 16.645 lavoratori domestici italiani del 2015 ai 18.143 del 2017. Certo gli stranieri restano la stragrande maggioranza, ma stanno calando: erano 59.328 nel 2015, sono 56.411 nel 2017. Insomma questo significa che è un settore che non può più essere lasciato al faidatè perché così si penalizzano famiglie e lavoratori”.

E allora il problema è che bisogna chiedere, con forza, un salto di qualità. Per il presidente delle Acli la Toscana “non è per fortuna all’anno zero”, ma il “ salto di qualità” necessario sta in due parole “informazione e formazione”.

Più informazione per le famiglie che hanno bisogno di un aiuto domestico e che non possono essere lasciate sole a combattere contro una burocrazia che a volte è davvero complicata, più formazione per chi decide di fare questi lavori di aiuto e cura in maniera tale da fornire a chi ne ha bisogno personale qualificato dotato di competenze certificate. Un sistema, questo, che ci aiuterebbe a combattere la pratica sempre molto diffusa del lavoro nero che oggi non garantisce né le famiglie che non sanno chi si mettono in casa né i lavoratori che non godono di alcuna tutela né assicurazione neppure in caso di infortuni che, come sappiamo, nei lavori domestici non sono così rari” conclude Martelli.

Una situazione ormai generale in Italia, dove ci sono attualmente meno di 865mila lavoratori domestici e quasi tutti, 88,3%, sono donne. I maschi sono poco meno del 12% eppure le regolarizzazioni riguardano soprattutto loro. Gran parte di questa forza lavoro, poi, è rappresentata da stranieri, ma aumenta il numero di italiani che ha scelto (più o meno volontariamente) di fare questo lavoro: più 15mila in un anno. Questi i numeri (riferiti al 2017) resi noti dall’Inps sul mondo del lavoro domestico. “Dati – spiega il presidente delle Acli Toscane Giacomo Martelli – che confermano le nostre rilevazioni di qualche settimana fa che ci parlavano di un costante incremento della fetta di cittadini italiani che fanno questi lavori dentro una platea che è ancora a maggioranza composta da lavoratori stranieri”.

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